Focus I VINI DELL’ESTATE 2012

Focus I VINI DELL’ESTATE 2012

La parola d’ordine è leggerezza. Bianco, spumante, rosé e persino rosso, così il sole entra nei calici degli appassionati esperti, oggi ancora più attenti agli abbinamenti e più condizionati dall’atmosfera. Ecco le proposte di Civiltà del bere, in un percorso ideale dal nord al sud del Paese. Alla scoperta di etichette in cui l’alcol non è mai aggressivo e dove la freschezza è sempre protagonista

Che cosa ci riserverà quest’estate il mondo del bere bene è presto detto: vini dalla forte personalità, dietro i quali c’è sempre un’idea vincente, un progetto mai banale che può riguardare un prodotto della vendemmia passata oppure essere frutto di scelte aziendali che risalgono anche a 20-30 anni fa e sono state perfezionate con costanza nel tempo.

I BIANCHI FERMI costituiscono il nocciolo dei preferiti. Difficile delineare una tendenza, si va dal bianco ricercatamente giovane con i profumi ancora dell’uva, a quello che può sostituire un rosso. Di norma si utilizzano per la maturazione sia il contenitore di acciaio sia quello di legno, bilanciando l’apporto di entrambi. Si nota inoltre una certa propensione all’uso di uve in parte appassite, mirato a dare un profilo più definito al vino.

GLI SPUMANTI vivono una delle loro stagioni migliori anche se, fortunatamente, vengono apprezzati con un certa continuità durante tutto l’arco dell’anno. In aumento i rosé, una tipologia che affascina per il colore e per la capacità di essere sia vino da aperitivo, sia da tutto pasto. Metodo Classico e Charmat si alternano nel segno della ricerca della valorizzazione delle caratteristiche delle uve.
In generale, nei bianchi come negli spumanti, c’è una certa attenzione a contenere il grado alcolico tra gli 11,5 e i 12 gradi, specie per i vini di più facile approccio.
La scelta dei vitigni non registra preferenze, gli autoctoni come gli internazionali hanno ugual peso, l’importante è dare unicità e armonia alla propria creatura.

Sul fronte dei ROSSI le proposte sono minori e comunque l’attenzione aziendale va ai tannini rotondi e al corpo leggero ed elegante.
Nel servizio che segue, si delineano i vini protagonisti dell’estate, secondo le varie tipologie, raccontate seguendo l’ordine alfabetico delle aziende.

Iniziamo con i bianchi, e in particolare con un vino maremmano, il Vivia, della Marchesi Antinori, acronimo di Vermentino, Viognier e Ansonica. Tre vitigni del territorio (il Viognier, infatti, è presente in Maremma da oltre 20 anni) che vinificati separatamente,  per estrapolarne il carattere, e poi composti in cuvée rappresentano una nuova espressione della Maremma e danno vita a un bianco che si avvicina di più a un rosso. Dall’altra parte del Mar Tirreno, in Sardegna, Argiolas ha voluto esaltare nel Merì le caratteristiche di freschezza e di aromaticità del Vermentino, raffreddando le uve al momento della raccolta, garantendo così non solo la gioventù del vino ma anche la sanità dei chicchi.

A metà tra i precedenti, si inserisce il piemontese Vigne di Chiarlo targato Michele Chiarlo, una cuvée che nasce da un’esperienza di sperimentazione dei vitigni che prosegue da una decina di anni e dà vita a un bianco “importante ma non troppo”, grazie a un breve passaggio in legno e dove l’ampiezza e i profumi sono garantiti da una piccola percentuale di Sauvignon.

Anche il Ferentano della Falesco è frutto di una sperimentazione, ma questa volta ancora più audace. È il bianco più importante dell’azienda e ha come base il Roscetto, un vitigno tipico riscoperto del territorio di Montefiascone, nel Viterbese, che grazie alla sua particolare acidità può sostenere la fermentazione e la maturazione nei contenitori di legno. Da soli tre anni, anche se da un vigneto storico dell’azienda, i Livon hanno deciso di lasciar appassire per una decina di giorni alla luce del sole e della luna le uve di Malvasia gialla per il loro Soluna, in cui il carattere del vitigno esce rafforzato.

Più vecchio di qualche anno, essendo uscito nell’ormai lontano 1988, è il Brezza, nato dalla grande lungimiranza della famiglia Lungarotti che, con questa etichetta ha cercato un prodotto per un target più giovane; una scelta di tendenza che si esprime, in questo caso, con l’adozione di una lavorazione che faccia emergere i profumi delle uve Chardonnay, Pinot grigio e Grechetto.

Ed è ancora il Pinot grigio, ma questa volta friulano e accompagnato dal Verduzzo, a entrare nel Masianco, nome nato dall’unione fra Masi Agricola e la tipologia del vino: un bianco, a cui il leggero appassimento del Verduzzo aggiunge l’aromaticità e lo spessore che mancavano. La Mastroberardino ripropone un suo cavallo di battaglia: il NovaSerra, un Greco di Tufo uscito per la prima volta nel 1984, e che vuol rappresentare il territorio irpino dove le escursioni termiche sono forti e i vini corposi e ricchi.

Una buona carica di profumi, invece, fa parte del patrimonio del siciliano Dianthà delle Cantine Pellegrino che, per questa etichetta hanno lavorato sui vitigni. Grecanico e Malvasia bianca delle vigne coltivate nella prima fascia costiera di Marsala e Mazara, dando vita a un vino, uscito con la scorsa vendemmia, pensato per un bere leggero e fresco, appena petillant. Poco lontano, a Sud di Mazara, l’azienda al femminile Tenuta Gorghi Tondi ha puntato su una versione moderna delle uve Zibibbo vinificandolo secco e dandogli un nome che si rifà all’origine araba delle uve: Rajah.

Dal profondo Sud al profondo Nord dell’Alto Adige, la Tramin nelle sue numerose proposte di bianchi, lancia come vino dell’estate il suo Gewürztraminer base, dalla formula vincente e accattivante e che, soprattutto, non ha mai punte esagerate nelle componenti. Un altro sempreverde aziendale conclude l’elenco dei bianchi: è il Verdicchio Casal di Serra, uscito per la prima volta con la vendemmia 1971, dalla Cantina marchigiana Umani Ronchi, rivisto anno dopo anno e che ultimamente fermenta sui suoi lieviti, che gli conferiscono unicità e grinta.

Passiamo ora agli spumanti con lo storico Banfi Brut Metodo Classico che si colloca tra fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta: prodotto a casa Banfi nelle Cantine Vigne Regali di Strevi da uve Pinot nero, Pinot bianco e Chardonnay, ha un carattere morbido che lo avvicina alla tipologia Extra dry. Decisamente più semplice e di facile approccio, ma non lezioso, ecco poi un vino nato dall’Ortrugo, vitigno locale assai apprezzato nel Piacentino: l’Ortrugo Spumante Brut della Cantina Valtidone che ha finalmente visto la luce nella versione con le bollicine.
Di maggior struttura e con l’obiettivo di far emergere l’eleganza dello Chardonnay, ecco Altemasi Spumante Brut Millesimato della Cavit, per il quale si usano acciaio e barrique e si vendemmiano le uve di alta collina di tre aree diverse nei dintorni di Trento, assicurandosi ogni anno una raccolta meritevole del millesimo. Si ritorna, quindi a un vitigno del territorio, questa volta tipico delle colline del Modenese, il Grasparossa, nel Brut de Noir Rosé, firmato Cleto Chiarli, in cui la Casa di Modena ha valorizzato la freschezza e l’acidità delle uve, donandogli un pò di spalla col Pinot nero.

E poiché il vitigno Chardonnay ha in Trentino una delle sue migliori espressioni come base spumante Metodo Classico, la scelta dei cugini Lunelli per il marchio Cantine Ferrari è stata di spingere al massimo le potenzialità del vitigno in un Millesimato che ha riposato per cinque anni sui lieviti, realizzando un grande classico aziendale, il Perlé. Le uve Glera, nome per il Prosecco molto usato nel Trevigiano, preferiscono invece il Metodo Charmat, per esprimere le freschezza di profumi e di sapori dell’uva, anche in prodotti di gamma superiore come nel caso del Pianer, dell’azienda Le Colture, prodotto nella versione Extra Dry, accattivante e cremoso.

Ancora un’interpretazione Charmat da vitigno del territorio è stata la scelta della Mottura la quale lo ha chiamato semplicemente Rosé: si tratta della versione vivace e innovativa del rosato da uve Negroamaro, in cui l’azienda salentina ha sempre creduto fermamente. La sezione spumanti si conclude con il Prosecco 52, nato per festeggiare i 60 anni di Santa Margherita e in cui si è cercato di concentrare il meglio del vitigno equilibrando cremosità e croccantezza, eleganza e struttura.

Su 22 aziende coinvolte nel servizio si può notare che la quasi totalità ha scelto bianchi o spumanti con due eccezioni toscane, la Carpineto che ha preferito inserire il Dogajolo rosato, un vino nuovo con una composizione classica a base di Sangiovese, Canaiolo e Malvasia, in cui emergono i profumi fruttati e la Fattoria dei Barbi, la quale ha proposto un Morellino di Scansano in una versione con tannini rotondi e spezie leggere, maturato in parte in acciaio.

Nelle prossime settimane, con cadenza di due articoli al giorno, pubblicheremo le schede dei 22 vini selezionati, in abbinamento ad altrettante ricette d’autore pensate per l’estate dai migliori chef di tutto lo Stivale:

Matia Barciulli e Nicola Damiani per Marchesi Antinori

Gianluca Murgia per Argiolas

Luciano Zazzeri per Banfi

Massimiliano Cesari per Fattoria dei Barbi

Assunto Migliore per Carpineto

Alessandro Raccomandato per Cavit

Luca Marchini per Cleto Chiarli

Davide Palluda per Michele Chiarlo

Alessandro Di Demetrio per Falesco

Alfio Ghezzi per Cantine Ferrari

Alessandro Pitaccolo per Le Colture

Roberto e Giuliana Romano per Livon

Ciro D’Amico per Giorgio Lungarotti

Gian Paolo Belloni per Masi Agricola

Francesco Spagnuolo per Mastroberardino

Mino Pepe per Mottura

Marco Maccarrone e Calogero Patti per Pellegrino

Marianna Vitale per Santa Margherita

Filippo La Mantia per Tenuta Gorghi Tondi

Claudio Sadler per Tramin

Marisa Dubbini Rubini per Umani Ronchi

Davide Cimarosti per Cantina Valtidone

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© Riproduzione riservata - 29/07/2012

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