Una rubrica per restare aggiornati sulle novità aziendali, che la redazione ha avuto modo di degustare nell’ultimo periodo. Per la maggior parte si tratta di referenze al debutto sul mercato, ma possono essere anche edizioni speciali oppure restyling stilistici o del packaging. Il prezzo si intende medio in enoteca.
Sangiovese 100%
Da 3 ettari a 95 metri di altitudine nella Valle del Bidente, all’interno della sottozona Predappio. L’esposizione è a nord ovest, il terreno di medio impasto. Dal 2017 il Podere Gualdo è condotto in regime biologico e certificato dal Consorzio Romagna – Distretto Bio-Simbiotico, primo in Italia ad aver ottenuto questa qualifica. L’agricoltura biosimbiotica integra i principi del biologico con l’inoculo nel terreno di microrganismi vivi (micorrize e bioti microbici non Ogm) che vivono in simbiosi con le radici della vite. Tale pratica contribuisce a rafforzare la capacità di resistenza agli stress idrici e climatici della pianta, migliorando l’assorbimento dei nutrienti e la biodiversità del terreno. Vendemmia intorno alla prima decade di settembre. Fermentazione in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata, con macerazione di circa 10 giorni e rimontaggi quotidiani. Affinamento in acciaio per almeno 10 mesi prima dell’imbottigliamento.
Di colore rosso brillante con riflessi violacei. Naso delicato ed elegante di viola, ciliegia, frutta rossa fresca, sottobosco, poi richiami speziati di pepe verde e foglie di tè. Il sorso è agile, fresco, immediato, sostenuto da una bella acidità e un tannino fine e integrato. Con Gualdo 2022, l’azienda ha avviato un progetto pilota per un packaging completamente sostenibile, sviluppato secondo i principi dell’ecodesign (economia circolare e riduzione delle emissioni). In particolare la capsula è in gommalacca naturale a base di cera d’api; il tappo tecnico microgranulato è prodotto con leganti derivati da sottoprodotti della lavorazione dei cereali, senza fonti fossili. Ancora, l’etichetta è composta per il 15% di cellulosa estratta da sottoprodotti della lavorazione dell’uva, il 40% di carta riciclata, il 45% di carta a marchio FSC. La bottiglia bordolese è leggera, con un peso intorno ai 300 g (-16% di vetro rispetto allo standard) e le scatole sono in cartone realizzato al 100% in carta riciclata.
Fiano 100%
Da vigneti di Fiano, clone Avellino, situati in zona Copertino (Lecce) tra i 30 e i 60 metri di altezza. Impianti a cordone speronato su terreni di argille di varia composizione che poggiano sopra pietra calcarea dura o tufacea. La vendemmia si svolge tra la seconda e la terza decade di agosto. Segue una vinificazione in bianco con pressatura soffice e una fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata. Affinamento in acciaio e cemento sui lieviti per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento.
Nel Medioevo ad censum venivano chiamati i terreni soggetti a tassazione. Spesso le rendite ai signori e agli enti religiosi erano versate in natura e il vino era una delle forme di tributo più gradite. Bianca dei Censi ricorda quel legame antico tra il sacrificio del lavoro e la ricchezza della terra, declinandolo in un bianco dallo stile moderno e disimpegnato. Di colore giallo paglierino brillante, ha un bouquet intenso di fiori bianchi, acacia e glicine, seguiti da richiami fruttati di mela, pera, arancia, mango, poi erbe aromatiche e accenni minerali. In bocca è ampio, di buona struttura, dotato di sapidità rinfrescante e timbrica mediterranea. Una bella interpretazione d’autore del Fiano, che in Salento sta trovando un’identità tutta sua. «Questo vino nasce in occasione dei primi 30 anni della Cantina, si collega al rebranding della veste grafica aziendale ed è il primo di una serie di etichette che coniugheranno eredità storica, valorizzazione del territorio e racconto del cambiamento senza dimenticare le radici». A parlare sono i fratelli Stefano e Renata, eredi dell’enologo irpino (ma salentino di adozione) Severino Garofano, scomparso nel 2018, che ha avuto un ruolo importante nell’evoluzione della viticoltura pugliese.
Pinot nero 60%, Chardonnay 40%
Da 6 ettari di vigne situate sulla dorsale collinare che va da Strevi (Alessandria) a Castino (Cuneo), su suoli di marne grigio-biancastre ad alta componente calcarea. Dopo la vendemmia, che inizia verso la metà di agosto, si procede con la pressatura soffice, la decantazione statica a freddo e la fermentazione in acciaio senza lo svolgimento della malolattica. A seguire, la cuvée affina per oltre 48 mesi sui lieviti, sboccatura à la glace, almeno 3 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Questa nuova cuvée millesimata si pone al vertice del progetto aziendale per identità territoriale, eleganza e capacità evolutiva. Perlage fine e persistente, profilo olfattivo composito dove trovano posto il mughetto, la buccia di bergamotto, la frutta a polpa gialla matura, le spezie dolci, seguiti da richiami di piccola pasticceria, mandorle tostate e pietra focaia. Al palato, l’assenza di dosaggio mette in evidenza la tensione e la purezza espressiva. L’acidità è ben integrata, la beva ampia e cremosa, con un lungo finale sapido e agrumato. Una bollicina da gustare subito o lasciare evolvere qualche altro anno in cantina, con la sicurezza che il tempo saprà solo renderla ancora più complessa.
Barbera, Canaiolo e Ottavianello in parti uguali.
Dopo la prima edizione dedicata alle uve bianche Verdicchio, Pecorino e Grillo, ecco la seconda edizione di Syn, il progetto sinergico e multi-territoriale dell’enologo consulente Marco Mascellani. Le protagoniste dell’uvaggio sono tre varietà a bacca rossa: la Barbera di Cantina Scuropasso in Oltrepò Pavese, il Canaiolo di Fattoria Casabianca nei Colli Senesi e l’Ottavianello di Menhir Marangelli, in Salento. Le uve vengono raccolte in contemporanea e trasportate tramite un mezzo refrigerato in Puglia, dove il winemaker ha la sua base operativa. Dopo una notte in cella frigorifera, i grappoli vengono pigiati e lasciati in criomacerazione pre-fermentativa per 3 giorni in acciaio. Le varietà sono vinificate insieme, la fermentazione alcolica si svolge a 22-23 °C, con macerazione di 10 giorni e follature quotidiane. Poi il vino viene diviso in due masse: metà prosegue l’iter in acciaio, metà in barrique di rovere francese a grana fine e leggermente tostate. Solo la quota maturata in legno svolge la malolattica. L’affinamento si protrae per 10 mesi, poi assemblaggio finale e un ulteriore riposo di qualche mese in bottiglia.
Colore rosso rubino brillante, bouquet seducente di viola, lampone, ribes nero, nocciola, erbe balsamiche, sottobosco. In bocca è ampio, fresco, teso, materico con una trama tannica setosa e profonda. La Barbera apporta acidità e frutto, il Canaiolo aggiunge eleganza e morbidezza, l’Ottavianello intensità aromatica e un’inconfondibile aromaticità mediterranea. Il risultato è un rosso giocato sul bilanciamento e sulla misura, solido e ricercato, con un lungo finale dal timbro speziato e minerale. La bottiglia è in vetro 100% riciclato e la chiusura con tappo tecnico dalla carbon footprint negativa. L’approccio green si concretizza anche con la compensazione delle emissioni di CO2 derivanti dal processo produttivo con la piccola “foresta Syn”, gestita in collaborazione con la piattaforma Treedom. Solo 980 bottiglie, che si possono acquistare sul sito ufficiale del progetto Syn e nel canale Horeca.
Passerina 100%
Dai vigneti di Ripatransone (Ascoli Piceno) in Contrada Paggiole situati tra i 280 e i 400 metri di altitudine. I terreni sono misti e sciolti con presenza di calcare; 4.000 ceppi per ettaro con potatura a Guyot e resa di 90/100 quintali per ettaro. Dopo la vendemmia, i grappoli selezionati vengono stoccati in celle frigorifere dai 5 ai 10 giorni a 0 °C. Segue una diraspatura e spremitura soffice in assenza di ossigeno con resa di circa il 50%. Fermentazione a 15 °C per 1 mese, affinamento con bâtonnage in acciaio per 2-3 mesi.
Tempo di restyling per questa storica referenza dell’azienda Le Caniette che ha rinnovato il suo packaging con l’obiettivo di avvicinarsi maggiormente alle nuove generazioni di consumatori. I principali cambiamenti riguardano l’adozione del tappo Stelvin e la scelta di un label di dimensioni più piccole che lo rende più minimal ed elegante. Sulla retroetichetta è stato posizionato un qr code che punta a una playlist Spotify dedicata, pensata per accompagnare la degustazione con un’esperienza multisensoriale. «Non più solo vino, ma un momento da vivere con gusto e musica», sintetizza il titolare Giovanni Vagnoni. «Con questo restyling vogliamo avvicinarci ai giovani, offrendo loro un vino che non è solo da bere, ma da vivere. La musica e il vino sono linguaggi universali: unirli significa creare emozioni e momenti indimenticabili».
Nel calice un bianco sapido, di colore giallo paglierino, con un intenso bouquet di fiori d’acacia, pera, arancia, ed erbe balsamiche. In bocca la freschezza dà grinta a un sorso di buona morbidezza e persistenza.