Cristina Bowerman, chef del Glass Hostaria di Roma, Alessio Del Savio, AD di Mionetto, Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, Fedele Angelillo, AD di Mack & Schuhle Italia, e Massimo Romani, AD di Argea
Il decreto che consente la produzione italiana è stato approvato a fine 2025 e la quota tricolore nei principali mercati è solo del 2,5%. Ma è destinata a crescere secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, che stima un’impennata del 90%. Scettica, invece, la ristorazione
Ne parlano tutti e quest’anno al Vinitaly, per la prima volta, un’area era dedicata proprio a questa new entry, intorno alla quale continua a regnare lo scetticismo di molti e l’altrettanto interesse di altri, soprattutto grandi player del mercato. I vini NoLo sono una categoria divisiva all’interno del dibattito nel mondo del vino, soprattutto quelli completamente a zero alcol, una sorta di convitato di pietra. Eppure, è un dato di fatto come stiano velocemente occupando una fetta di un mercato che, non solo ha bisogno di novità, ma anche di valvole di sfogo vista la preoccupante stagnazione dei consumi. E il tutto esaurito nella sala Mascagni di Veronafiere, dove si è svolta la presentazione dei dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly (su base dati NielsenIQ e Iwsr), con seguente tavola rotonda, ne è stata la conferma più evidente.
Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium