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Dazi Usa: nuova battuta d’arresto per Trump

13 Maggio 2026 Anita Franzon Stati Uniti
Dazi Usa: nuova battuta d’arresto per Trump
Secondo l’Osservatorio Uiv, nel primo trimestre del 2026 l’export del nostro vino verso gli Stati Uniti è calato del -20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente © Venti Views - Unsplash

Oltreoceano, la Corte per il commercio internazionale dichiara nulli i dazi doganali del 10%. Ma gli effetti della sentenza sono limitati. Mentre ci si interroga sul futuro della politica tariffaria statunitense, il nostro export nel Paese continua a scendere

Dopo lo stop giudiziario ai dazi del 15% avvenuto lo scorso febbraio, l’amministrazione Trump aveva immediatamente imposto nuove misure tariffarie ricorrendo alla Section 122 del Trade Act del 1974. Dal 24 febbraio 2026 sono così entrati in vigore nuovi dazi doganali temporanei del 10%, con scadenza prevista il 24 luglio. Ma la Corte per il commercio internazionale degli Stati Uniti ha stabilito che anche questa seconda ondata di dazi è stata imposta sulla base di una norma a cui la Casa Bianca non si sarebbe potuta appellare.

Cosa ha deciso il tribunale

Con una sentenza di 53 pagine e la maggioranza di due giudici contro uno, la Corte ha stabilito che Trump sarebbe ricorso in modo improprio a una legge mai usata prima e concepita negli anni Settanta del secolo scorso per affrontare crisi legate alla bilancia commerciale e al rischio di svalutazione del dollaro. Secondo i giudici, i deficit commerciali citati dalla Casa Bianca non rientrano nelle condizioni previste dalla legge (The New York Times).

Una sentenza con effetti limitati (al momento)

Al contrario della sentenza precedente, quest’ultima avrà effetti limitati nell’immediato: il blocco dei dazi riguarda soltanto due importatori privati e lo Stato di Washington. Per tutti gli altri operatori i dazi del 10% restano temporaneamente in vigore, almeno fino all’esito del probabile appello dell’amministrazione Trump. A quel punto si potrà sapere se anche in questo caso ci sarà un provvedimento definitivo e di più ampia portata. La Corte ha inoltre respinto la richiesta avanzata da una coalizione di 24 Stati americani – in gran parte guidati dai Democratici – che chiedeva un’ingiunzione generale contro i dazi.

Fragile strategia commerciale

Dal punto di vista politico, il colpo per Trump è pesante: la decisione arriva, inoltre, a ridosso di nuovi colloqui commerciali tra Washington e Pechino. La bocciatura rischia di indebolire ulteriormente la posizione negoziale della Casa Bianca, già costretta a fare i conti con l’annullamento dei precedenti dazi e con la prospettiva di dover restituire fino a 166 miliardi di dollari riscossi dagli importatori.

La reazione di Trump e i rimborsi

Trump ha reagito attaccando i giudici, definiti “di estrema sinistra”, ma l’amministrazione sembra già orientata verso un nuovo cambio di strategia. Washington ora punterà sulla Section 301 del Trade Act del 1974, una normativa considerata più solida dal punto di vista legale perché legata alle pratiche commerciali sleali dei partner stranieri. Sono già in corso diverse indagini che potrebbero portare, entro luglio, all’introduzione di dazi permanenti (Reuters). Intanto, il Liberty Justice Center, lo studio legale statunitense senza scopo di lucro che ha guidato la causa contro i dazi, ha lanciato TERRA, un progetto per aiutare le piccole imprese a recuperare i dazi riscossi dall’amministrazione Trump (Jancis Robinson). Il supporto si rende necessario perché modalità e tempi per le procedure e gli effettivi accrediti sembrano essere più complicati e lunghi del previsto.

Frescobaldi: L’incertezza è un danno aggiuntivo”

L’intervento di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, si è concentrato sul clima di forte instabilità. Secondo Frescobaldi, le continue minacce e le ripetute bocciature giudiziarie stanno amplificando l’incertezza per le imprese: «È un danno che si aggiunge al danno», ha dichiarato, sottolineando come il settore guardi alla ratifica dellaccordo di Turnberry siglato in Scozia la scorsa estate come a un “male necessario”, pur senza entusiasmo. L’accordo prevede zero dazi per i prodotti Usa importati in Ue e dazi al 15% per i beni europei che entrano nel mercato Usa; ma anche quest’ultima intesa è stata messa in discussione dal presidente americano.

Le conseguenze economiche sul settore

Le conseguenze economiche, secondo Uiv, sono già evidenti sia in Italia, sia negli Usa. Gli operatori statunitensi della filiera vinicola – importatori, distributori, ristoranti ed enoteche – parlano di un “danno reale e diffuso” per tutto il comparto. Secondo i dati citati dalla United States Wine Trade Alliance (Uswta), i dazi hanno provocato un calo delle vendite compreso tra il -5% e il -15%, mentre nei ristoranti statunitensi – secondo Datassential – si registra una forte riduzione delle etichette europee presenti nei menu: -37% per i vini bianchi e -26% per i rossi.

Export italiano in difficoltà

Anche il vino italiano continua a pagare il prezzo della guerra commerciale. Secondo l’Osservatorio Uiv, l’export verso gli Usa nel 2025 è sceso del -9,2%, pari a 178 milioni di euro in meno, con un crollo del -23% nell’ultimo semestre dello scorso anno. Il primo trimestre del 2026 si è chiuso con un ulteriore calo vicino al -20%, il peggior avvio d’anno dal 2022. Tuttavia, secondo le stime dell’associazione, ad aprile potrebbe emergere un lieve rimbalzo delle vendite dopo nove mesi consecutivi con segno negativo. In questo contesto, la nuova sentenza rischia di aumentare ulteriormente la confusione normativa e commerciale, lasciando imprese e mercati in attesa di capire quale sarà davvero il futuro della politica tariffaria statunitense.

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