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Per Le Colture Valdobbiadene ogni vigna ha la sua identità

3 Novembre 2018 Civiltà del bere
Cesare Ruggeri è, con la sua famiglia, da parecchi anni impegnato con lo stesso entusiasmo nella produzione di vini spumante. Tra le etichette di punta c’è il Valdobbiadene Docg Rive di Santo Stefano Brut Gerardo, dedicato al padre fondatore dell’azienda, Gerardo Ruggeri
Un segreto di famiglia custodito nel cuore delle colline di Santo Stefano. Così Cesare Ruggeri e i figli Silvia, Alberto e Veronica (in foto) amano definire Le Colture, cantina specializzata nella produzione del Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore. L’azienda è nata nel 1983, ma l’attività agricola della famiglia affonda le radici nel Cinquecento, forte del patrimonio di conoscenza del territorio e delle sue uve e della profonda sensibilità per le operazioni in vigna e in cantina. La proprietà si estende per 40 ettari nell’area Docg tra Valdobbiadene e Conegliano.

Lotta integrata e pannelli fotovoltaici

Come spiega Veronica Ruggeri: «I 16 appezzamenti sono in parte situati vicino all’azienda, in parte in altre zone, quali Cartizze, i colli del Soligo, fino all’altipiano di San Pietro di Feletto. Ciò consente di dar vita a vini diversi con caratteristiche specifiche, legate alle situazioni pedoclimatiche». In vigna si seguono i principi della lotta guidata con tecniche naturali di gestione della pianta e prodotti a basso impatto ambientale. In cantina il risparmio energetico è garantito dall’impianto a pannelli fotovoltaici.    

Gerardo, 6.00o bottiglie di alta classe

Tra le etichette più prestigiose svetta il Valdobbiadene Docg Rive di Santo Stefano Brut Gerardo, che porta il nome del fondatore e viene prodotto in sole 6 mila bottiglie. «Il primo nostro pensiero è stato quello di creare un vino che portasse maggiore attenzione sull’identità del territorio, poi è stato naturale dedicarlo a nostro nonno», precisa Veronica Ruggeri. «Abbiamo voluto dare importanza a uno specifico vigneto di Santo Stefano, scelto perché il più storico e ubicato nel nostro paese natale.

È il Brut la tipologia perfetta per esaltare il terroir

Con i suoi 400 metri, è uno degli appezzamenti più alti della denominazione. Le sue viti di 35-40 anni si estendono per quasi mezzo ettaro, arrampicandosi tra le rocce a ridosso di un’area boschiva. «Per far emergere le caratteristiche e le note minerali del terreno roccioso, caratterizzato dalla tipica “dolomia”, abbiamo scelto la versione Brut, che ci regala uno spumante deciso e di carattere al palato, ma floreale e coinvolgente al naso. Si tratta di un Metodo Charmat lungo, che fa una rifermentazione di tre mesi in autoclave e un affinamento in bottiglia, donando un vino austero e complesso».
Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 5/2018. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l'ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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