Abbiamo visitato quella che fu l’abitazione di Antonio Argiolas oggi trasformata in un luogo di classe misurata, con annesso l’ottimo ristorante Domu. Cogliamo l’occasione per parlare di un affascinante autoctono del Cagliaritano, il Nasco
Desta qualche preoccupazione recarsi in Sardegna per vedere come i nipoti hanno trasformato la casa del nonno in un hotel di charme, soprattutto nell’animo di chi, come chi scrive, ha incontrato Antonio Argiolas centenario seduto a un tavolo disadorno in questo stesso androne, nella posa e con il piglio con cui aveva venduto con successo per una lunga vita vini e formaggi a chiunque. Ho ancora la foto scattata quel giorno, di un piccolo uomo d’acciaio con il cappello che pende da un lato e la bocca dall’altro. Non so come abbiano fatto, ci dev’essere della magia campidanese, ma è rimasto qualcosa – un alone, una risonanza – di quello che ho visto vent’anni fa e che non rivedo, ma percepisco oggi in un luogo che è tutto diverso.
Albergo e, a un passo, l’universo Argiolas
Casa di Nonno è oggi un luogo dove chi lo desidera può soggiornare, nel villaggio di Serdiana (Cagliari) ormai noto nel mondo degli appassionati come città del vino grazie alla famiglia Argiolas, seguita oggi da altre Case vinicole di valore. Era “casa e bottega”, per nonno Antonio, che doveva solamente attraversare via Roma, tre metri, per varcare la porta delle cantine. Oggi è “albergo e cantina”, nel segno del turismo enologico, e allo stesso modo in un passo si entra nell’universo Argiolas, la visita, gli assaggi. L’edificio e le stanze sono stati ristrutturati con classe e numerosi dettagli esprimono il meglio dell’artigianato sardo. Tutto il possibile viene dall’isola, il soffitto rivestito di bambù è come lo osservavano supini, 100 e oltre anni fa.


Una notte nella casa del nonno
Ho dormito nella stanza grande, quella in cui sono cresciuti i gemelli Franco e Giuseppe, padre e zio di Valentina, Francesca e Antonio, la generazione che ha realizzato tutto questo e che sa aprirsi al mondo consapevole del fascino dell’isola e delle sue tradizioni. Oltre all’albergo, per completare l’esperienza la famiglia Argiolas ha realizzato un ristorante, Domu, cioè sempre “casa”, coerentemente integrato nel contesto e guidato dal cuoco sardo Alessandro Taras.
Il ristorante Domu
Ricavato all’interno dell’originale frantoio, può ospitare 26 coperti interni e 30 esterni e si sviluppa su piccoli tavoli quadrati con sedie di Chiavari color faggio e un tavolo da 6 posti dallo stile rustico. La cucina è a vista, il pavimento tecnico è in basalto vetrificato. Vi si propone una cucina contemporanea,che rivisita i classici della tradizione con guizzi cosmopoliti e rispecchia lo spirito della nuova generazione Argiolas che vive tra Serdiana e il mondo. Vi abbiamo cenato con Valentina Argiolas, figlia di Franco così come Francesca (mentre Antonio è figlio di Giuseppe).



Una selezione dal menu estivo
Tra i diversi piatti assaggiati, del menu estivo che cambierà a fine ottobre, portiamo a casa il ricordo della Ricciola cruda, gel di finocchietto, agrumi, olio di foglie di fico (lato pesce), del Piccione, fegato grasso, sedano rapa, coscia in crocchetta, fondo al passito di Cannonau (lato carne) e tra i dessert Latte di capra caramellato, Filindeu alla cannella. Il filindeu, a proposito di tradizione, è un tipo di pasta del Nuorese di complicatissima realizzazione, dall’intreccio finissimo.
Il Nasco e il recupero degli autoctoni “minori”
La visita a Serdiana è stata completata da una degustazione speciale con l’enologo Mariano Murru, centrata sugli autoctoni “minori”, che tanto minori non sono ma non si chiamano Vermentino e Cannonau. Sono quelli antichi e originari di queste terre, come Nuragus, Nasco e Monica, che la famiglia Argiolas ha custodito e negli anni, con diverse etichette, rilanciato. Ci soffermiamo in particolare sull’uva Nasco.
Nel 1989, ricorda Murru, si contavano solo 5.000 litri certificati su 20 ettari. Dieci anni dopo, nel 1999, erano già 100.000. Argiolas sente l’orgoglio di avergli dato nuova vita. La prima versione Argiolas fu l’Angialis, passito a carattere riduttivo e non ossidativo, com’era tradizione.
Iselis, bianco di fascino
«Ma con un vino da dessert non avremmo salvato il Nasco», ammette Murru, per cui si sono impegnati nella produzione di un bianco secco, dal tenore alcolico piuttosto sostenuto, che ha bisogno di tempo per esprimere i caratteri organolettici, ma poi manifesta intensità e grazia.
Iselis Bianco, dunque, con affinamento in tini d’acciaio e parzialmente in barrique. Abbiamo assaggiato cinque annate: giovane, ma molto centrata la 2024 con note di frutto a pasta bianca, fiori gialli, pepe bianco; sapore sapido e di mela succosa. Nel tempo Iselis regala gioie e la 2019 in particolare: pesca, erbe fini, pepe, miele di acacia, avvolge il palato, saporita e persistente. Ci pensano già migliaia di turisti ogni anno a visitare la cantina, ma la nuova struttura è ideale per chi sa prendersi il tempo necessario, più lento, per osservare con il filtro della modernità l’antica anima sarda.