Siamo andati a Dolegna del Collio per celebrare i 30 anni di un bianco simbolo, che nasce in una vigna speciale, ma non solo: anche le 50 vendemmie del suo produttore, Gianni Venica, e i suoi 70 anni (che non dimostra)
Teritorio, con una erre ed è subito Collio. In Venezia Giulia, a Gorizia e ancor più a Trieste non amano le doppie. L’ultimo viaggio da queste parti è stata una cavalcata nel tempo, in sella a un vino bianco che nasce in una vigna celebre, il bianco Ronco delle Mele, Sauvignon blanc di Venica & Venica. Difatti, caso raro, abbiamo partecipato a una verticale completa di questa etichetta, ma l’occasione era perfetta: 30 anni del vino, 50 vendemmie del vigneron, Gianni Venica e i suoi 70 anni che, con il piglio da 007 che ha, non dimostra (quello dell’aitante agente segreto, d’altronde, è stato anche il tema della già leggendaria festa di compleanno).

Messaggio: il tempo è galantuomo (anche in bianco)
L’azienda si è imposta nel panorama internazionale dei grandi vini bianchi e non fa mistero della sua vocazione, soprattutto per quelli da invecchiamento. Anzi, questa è diventata una sorta di missione: per Gianni farli, per l’altrettanto energica moglie Ornella comunicarli. Da qualche anno sono scesi in pista i figli Giampaolo e Serena, la quale ha dato da pochi mesi alla luce anche la prossima generazione, Ginevra. Sono molti i bianchi imbottigliati dalla famiglia, come il Ronco delle Cime (cru di Friulano), il Tàlis (Pinot bianco, preziosamente valorizzato da Gianni e Ornella) e altri. Ma è attorno al Sauvignon blanc che la teoria del tempo è stata ampiamente dimostrata dalla famiglia. Oltre al “Mele” d’annata propongono una seconda release, 500 esemplari custoditi pazientemente nella loro cantina per 10 anni (è in commercio l’annata 2015) e il nuovo Extempore, di cui oggi si può acquistare l’annata 2018.
Laboratorio “Mele”, tutte le annate nel calice
La verticale completa del Ronco delle Mele ci ha dato la possibilità di capire la genesi del progetto e di saggiarne l’evoluzione, specchio fedele delle annate grazie alla coerenza di Gianni che si è fatto solo interprete dell’andamento climatico per ottenere le migliori uve possibili da vinificare sempre nella stessa maniera. Un po’ di storia: nel 1984, analizzate le caratteristiche pedoclimatiche della collina Cerò, Gianni scelse l’esposizione a nord-ovest come luogo ideale per bianchi di grande intensità gusto-olfattiva. Prima annata: 1985.
In vigna e in cantina
Ronco delle Mele è proprio il nome della vigna dove, tra scarpate e capezzagne, sono presenti alberi di mele piantati dal nonno Daniele, secondo l’uso del tempo: agricoltura promiscua dove le viti si maritavano agli alberi da frutta. E gli alberi sono ancora lì. Come clone venne scelto inizialmente l’R3, piccolo e aromatico, ma da 10 anni si coprono le fallanze con una selezione massale dalla vigna principale. Quali portinnesti il Kober, poi l’SO4 e il Paulsen, ma Gianni sostiene che i più vecchi (K) siano migliori. «La specificità del cru aumenterà nel tempo grazie al materiale genetico del 1984», commenta il produttore. Sempre più tipico, dunque. In cantina è tutto molto semplice, con vinificazione in tini d’acciaio (80%) e 20% di legno grande (27 hl).
La retrospettiva completa (in retromarcia)

PRIMO FLIGHT
2025 ***
In questa annata sono stati eseguiti due passaggi di irrigazione, che Gianni ha capito essere fondamentale nelle annate siccitose per sviluppare il corredo aromatico del vino, che è una delle sue caratteristiche precipue. Vendemmia tra fine agosto e i primi di settembre (mai in una sola data, ma a seconda delle parcelle). Il vigneto è capace di dare acidità, quindi freschezza, anche in annate calde. «Questa è una zona fredda», spiega Gianni, «e oggi è un vantaggio». Dal punto di vista gusto-olfattivo si sentono ancora le note di fermentazione (mela, frutta bianca), il tipico agrume (pompelmo) e l’uva spina, il tutto con intensità. Sapido, fresco, di buon tenore alcolico, ma teso al punto giusto. Per il suo lignaggio, chiede tempo.
2024 ****
È bastato un anno, e già sbocciano aromi segreti. La frutta è più matura, con banana e mela rossa, il bouquet è ampio con prime note di erbe aromatiche. Ricco, avvolgente, caldo, saporito e persistente, con finale sapido. Piccola digressione, assaggiando, Gianni ci svela i tre misteri del vino: “tappo, vivaio e legni”, nel senso che tutta la perizia che il vignaiolo può mettere al servizio di un grande vino, controllando i fattori, può subire deviazioni inattese e soprattutto poco gradite causa loro.
2023 **
Molte piogge, ma con settembre soleggiato e, il 7 settembre, un benefico borin (piccola bora, il tipico vento fresco e sferzante di Trieste, nda) ha asciugato le piante. Nel calice, avanza l’evoluzione e affiorano note di frutta matura, mela rossa, ma nel complesso è un poco contratto. In bocca è teso, sapido, più sottile rispetto alla media.
2022 ***
Profumo intenso e ampio con timo fresco, mentuccia, balsamico. Il sapore è avvolgente, con freschezza tattile – sapidità – che allunga il sorso, morbido sul finale, ricco.
2021 *****
Vendemmia a settembre, annata equilibrata. Emerge la prima nota minerale, l’idrocarburo, con accompagnamento di timo e crema. Aperto e molto equilibrio tra acidità e maturità delle uve, sapore intenso, materia concentrata e chiusura fresca verticale, sapida.
SECONDO FLIGHT
2020 ***
È figlio di una normalità anormale, in un contesto di cambiamento (climatico). È l’ammissione liquida del confronto infinito con la natura. Il vino si difende, ma paradossalmente sembra non aver gradito il ritorno di un’estate instabile, ma non torrida: ha una media aromaticità, abbondanza di frutto esotico e un tocco di freschezza mentolata. La trama in bocca è sottile, leggera, il frutto a tratti “in minore”. Piccolo, ma piacevole.
2019 *****
E caldo sia allora! L’estate siccitosa, alte temperature, una spruzzata di irrigazione (interrata di soccorso), la provvidenza di 100 mm ai primi di agosto e vendemmia a fine mese. Risultato eccellente: naso molto classico, minerale, iodato, freschezza balsamica, nota, tropicale con frutto della passione. Ottimo equilibrio gustativo, tra calore, freschezza, pienezza di gusto, sapore tra il frutto e il minerale.
2018 ***
La prima bottiglia desta una certa agitazione: non è perfetta. Ci sta, il tempo passa e uno dei tre misteri di Fatima (il tappo) incombe sulle performance. Si capisce dal colore troppo dorato rispetto alla media nei bicchieri. Via, si cambia. Seconda bottiglia, e tutto torna tranquillo. È un’altra annata sorprendente: sulla carta ottima, però onestamente qui ora non tra le migliori. Il vino ha un tocco caramellato, mela matura al naso. In bocca più fresco, ma sempre maturo, tocco medicinale e interessante sul finale.
2017 ****
Tra le annate bollate come “calde”. C’era stata pure una nota gelata primaverile, che però non ha funestato questo vigneto. Gianni è arrivato alla raccolta con un equilibrio tra acidità e zuccheri degno di un funambolo tra i grattacieli di New York. Si sente: al naso una mela rossa ancora brillantissima, carico di erbe aromatiche, intrigante aromaticità. Tipico e intenso. Centrato in bocca (come il funambolo), persistente e iodato, con un finale armonico rispetto al naso che ricorda le erbe fini.
2016 *****
Insomma, questa annata 2016 comincia ad essere noiosa: è sempre la prima della classe nelle verticali. Buonissimo: evoluzione educata, note di basilico e timo, incipit di idrocarburo. Bocca distesa, setosa, elegante, persistente. Ancora l’acidità spinge allegramente il sorso, con sapidità.
TERZO FLIGHT
2015 *****
Primavera mite, estate calda ma senza stress. Ancora una volta il “Mele” fa i conti con il caldo e vince mani basse. Si sente tutto il calore, ma in positivo, annata di sole, piena, ricca con tocco sulfureo e spezie leggere. Al palato è potente, caldo, strutturato, grande. Eccellente.
2014 ****
Ma vince anche con il freddo. Infatti, questa stagione la ricordiamo tutti come funesta, ma anche quella volta sbagliammo, perché stiamo assaggiando tante espressioni eccellenti. Meno bottiglie, ma più che buone. Il “Mele” nel calice coniuga una nota caramellata, da incipiente ossidazione, con un’altra più verde e balsamica. In bocca è sottile, fresco, teso, varietale, con una beva scorrevole, ma senza rinunciare alla persistenza
2013 ****
Un’altra annata fresca e anche in questo caso il vino si contraddistingue per brillantezza e snellezza. Bello dal colore, lucente, al naso preciso, tipico e intenso, nota fumé. Fresco, iodato.
2012 ****
Stagione calda, qualche stress idrico. Il profumo è molto intenso, con idrocarburi, tocco ossidativo, ma ancora frutto (mela cotogna). La bocca è morbida, piacevole, più convincente che al naso, persistente, finale di caramella al rabarbaro. Intrigante.
2011 *****
Annata calda e acidità più bassa rispetto alla media, la quale però (come nella 2022) è ampiamente compensata dalla sapidità. Al naso salvia, spezie dolci, pesca, foglie di tè. In bocca materico, persistente, sapido. Eccellente.
QUARTO FLIGHT
2010 ****
Annata fresca e piovosa, al contrario della 2011 qui l’acidità spicca sopra la media. Bouquet complesso, con erbe aromatiche, menta, crema. Sapore fresco, lunghezza e ricchezza.
2009 ****
Si ricorda un’impennata di calore nei mesi di luglio e agosto, le uve sono state raccolte il 20 agosto, venti giorni prima rispetto a quello cui erano abituati. Il vino come sempre resiste e ne esce bene: profumo intenso, con erbaceo tipico della varietà, tra la salvia e il tropicale. Al palato è potenza, spinta, acidità, equilibrio di maturità.
2008 ***
Estate calda, ma ha sorpreso meno il viticoltore, che arrivava dalla 2007. Il vino è altresì caldo, maturo, tropicale; ricco in bocca, ricorda la terra d’origine (quel mix di marne e arenarie che si chiama “ponca”).
2007 ****
Caldo, vendemmia anticipata. Vino complesso, nel senso di carattere forte e ricco: bouquet di incenso, nota di evoluzione, idrocarburi, ananas, pesca, albicocca secca, fiori d’acacia. Bocca setosa, ancora energica, persistente, calda ma con giusta tensione.
2006 *****
Estate di contrasti, tra freddo e caldo. Il vino ha preso il meglio delle due condizioni. Oggi ha un aroma intrigante, tropicale, elegante, con l’immancabile mela e le erbe aromatiche. Morbido e persistente, finale saporito che ricorda le pesche.
QUINTO FLIGHT
2005 ****
Tendenzialmente fresca e piovosa. Nel calice profumi di caramello, miele, fumo, fiori gialli. Bocca potente e freschissima.
2004 ***
Stagione piovosa, e soprattutto “poco luminosa”. Comunque, il naso è elegante, con fiori di campo, tarassaco e miele. Fresco in bocca, non manca di leggiadria.
2003 ***
Chi non la ricorda, tra chi c’era? Il maggio più caldo degli ultimi 50 anni e poi caldo infinito per tutta l’estate. Il vino ha retto bene, certamente la vigna ha subito la prima seria botta di calore della sua esistenza. Al naso note di caffè, caramello, pesca melba, erbe aromatiche e caratteristico tocco erbaceo. Bocca piena, con finale un po’ amaro.
2002 ****
Prima parte dell’estate: annata fresca e difficile (con lotta alla peronospora), poi caldo da metà agosto. Il profumo è fresco, elegante, con un ricordo di albicocca. Lo stesso in bocca, con un’evoluzione ancora domata (e son passati 24 anni).
2001
Questa bottiglia non è giudicabile. Unica annata di cui la famiglia non possedeva più esemplari, hanno dovuto acquistarla sul mercato (on line) e non si conoscevano quindi le condizioni di conservazione. Sospettiamo pessime.
SESTO FLIGHT
2000 ****
Stagione progressiva passata gradualmente dalla fresca primavera a un settembre caldo. Il vino è evoluto con grande compostezza: frutto esotico, biscotto, crema, erbe officinali, in bocca ancora tanta energia.
1999 ***
La classica “buona annata”, senza eccessi. Al naso il vino è floreale, etereo, lasciando poi emergere profumi di pesca e albicocca secca. Bocca potente, con il finale un po’ amaro.
1998 ****
Anna calda (finita in grandi piogge a settembre, ma le uve del “Mele” erano già in cantina). Il profumo è di caramello, ricordi balsamici e ancora freschezza in bocca, lunghezza e corpo.
1997 *****
Tanta luce, tanto sole, pochi eccessi. Vino sorprendente (29 anni, lo ricordiamo): “sacrale”, profumo di incenso, felce e tocco fumé. Etereo, fresco, profondo, intenso e lungo. What else?
1996 ****
Alternanza di sole e pioggia per tutta la stagione. Né fredda, né calda. Il risultato, e dopo tanto tempo, è di un vino signorile, dal profumo di erbe officinali e un bel palato, morbido, avvolgente, piacevole, con finale di tisana.
1995 ****
Premesso che stiamo assaggiando le ultime due bottiglie in cantina, quindi andiamoci piano… Siamo in zona trasfigurazione. Questo non è il Ronco delle Mele che conosciamo, e che nella maggior parte delle annate degustate ha dimostrato una grande coerenza. È entrato nella terza dimensione: genziana, erbe, cacao, liquirizia; il palato è molto piacevole, comunque.