I vigneti del Vesuvio si estendono su 400 ettari (di cui 250 a Doc) su quattro settori diversi per suoli ed esposizioni: Vesuvio Mare, Vesuvio Terra, Monte Serra Mare e Monte Serra Terra
La denominazione che porta il nome del vulcano che domina il Golfo di Napoli vuole farsi strada anche oltreconfine. È piccola (appena 250 ettari a Doc) ma in fermento. Mentre la menzione Lacryma Christi, un tempo in voga, ha fatto la sua storia
Nella cartolina perfetta di Napoli non può mancare il Vesuvio sullo sfondo, che con le sue due gobbe definisce lo skyline della città. Prima della devastante eruzione del 79 d.C., però, il vulcano aveva tutt’altro aspetto, ovvero quello di una montagna imponente a cima singola, “verdeggiante di ombrosi vigneti”, come lo descrisse il poeta latino Marziale. Oggi comprende il Monte Somma, a nord, un semicerchio coperto di vegetazione, relitto dell’antico vulcano originario, e il Gran Cono, a sud, cresciuto all’interno della gigantesca caldera sprofondata del Monte Somma a seguito delle eruzioni. È la parte desertica e brulla, formata da strati di lava e ceneri, che culmina a 1.281 metri d’altezza con un cratere profondo circa 300 metri.
Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium