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70 anni della carta geografica di Livio Felluga

70 anni della carta geografica di Livio Felluga
Le annate 2021, 2020, 2017, 2016, 2013 e 1999 di Terre Alte e la carta geografica delle etichette di Livio Felluga in jacquard

Per festeggiare l’iconica etichetta che veste i vini dello storico produttore friulano, figli e nipoti hanno organizzato all’Abbazia di Rosazzo una verticale di sei annate (2021, 2020, 2017, 2016, 2013 e 1999) del bianco bandiera Terre Alte

Sono passati 70 anni da quando Livio Felluga, storico vitivinicoltore di Brazzano di Cormòns (Gorizia), creò l’etichetta icona che ancora oggi riveste le sue bottiglie e che rappresenta la carta geografica del territorio dove nascono, esprimendo così il legame profondo che lega i propri vini ai loro luoghi d’origine. Per festeggiare questo anniversario i suoi figli e nipoti, che ora guidano l’azienda, hanno organizzato all’Abbazia di Rosazzo, il 30 settembre, una degustazione di sei annate (2021, 2020, 2017, 2016, 2013 e 1999) del loro bianco più conosciuto nel mondo, il Terre Alte, Rosazzo Docg.

L’importanza del luogo di origine

La storica etichetta ideata nel 1956 da Livio Felluga, e diventata nel tempo uno degli elementi più riconoscibili dell’azienda friulana, è ispirata a un’antica mappa topografica d’epoca napoleonica regalatagli da un amico antiquario. «La carta geografica di Livio Felluga non è solo una semplice etichetta», ricorda suo figlio Andrea Felluga, responsabile della gestione e della produzione, «ma è la prima espressione di un concetto che poi diventerà cardine per la nostra vitivinicoltura, ossia l’importanza e la centralità del luogo di origine del vino, e che si concretizzerà solo nel decennio successivo (nel 1963) con la legge italiana sulle denominazioni». È per questo, così come per altri suoi contributi (come l’aver varcato, tra i primi, i confini regionali e nazionali), che Livio Felluga è considerato tra i pionieri del Rinascimento enologico italiano.

Andrea Felluga, responsabile della gestione e della produzione

Icone che omaggiano un’icona

A rendere omaggio all’etichetta icona non poteva che essere il Terre Alte, il bianco aziendale più conosciuto a livello internazionale, tanto da competere con i più rinomati vini mondiali al Judgement of London del 2024 (organizzato per celebrare il leggendario Judgement of Paris del 1976). E il luogo prescelto l’Abbazia di Rosazzo, i cui “perfettissimi vini” sono già citati nel 1483 (dal veneziano Marin Sanudo) e di cui la famiglia Felluga gestisce la parte agraria. «Tramandiamo il legame tra la nostra storia e quella di Rosazzo prendendoci cura dei suoi vigneti e uliveti storici, della cantina risalente al XIII secolo», continua Andrea Felluga. «All’ingresso inoltre abbiamo restaurato uno spazio dedicato all’incontro e alla condivisione dei nostri vini», dove si trova anche un wine shop aziendale e dove si è svolta la verticale di Terre Alte.

Un po’ di storia

I Felluga sono viticoltori da generazioni – la settima è quella dei nipoti di Livio – e hanno abitato prima sulla costa della penisola istriana, poi nella Grado lagunare, dove Livio ha trascorso la sua infanzia e giovinezza, per stabilirsi infine sui pendii del Friuli, dove Livio ha acquisito i primi terreni di ritorno dalla Seconda guerra mondiale, avviando la propria personale attività vitivinicola e recuperando vigneti di un territorio storico dalla tradizione millenaria. Oggi i figli e i nipoti di Livio Felluga coltivano un mosaico di 242 ettari, di cui 187 vitati e suddivisi in oltre 320 parcelle tra Rosazzo, Colli Orientali del Friuli e Collio. La gamma aziendale comprende 19 vini che nascono dalle uve di 14 varietà, tra autoctoni e internazionali, alcune provenienti da antiche selezioni massali.

L’Abbazia di Rosazzo

Come nasce Terre Alte

Terre Alte nasce nel 1981 in un momento il cui le istanze aziendali cominciano a dare uno sguardo Oltralpe e a mirare alla valorizzazione delle vigne vecchie con l’intendo di offrire un profilo aromatico distintivo. Si tratta di un “cru diffuso” di 9 ettari, un insieme di lotti selezionati tra le vigne più vecchie e le zone più alte (da qui, appunto, Terre Alte), su terreni di flysch (marne e arenarie di origine eocenica). Le uve sono Friulano, in prevalenza (le percentuali variano in base all’annata), Pinot bianco (che nel tempo si è scoperto essere un biotipo di Chardonnay) e Sauvignon. Il vigneto è sempre lo stesso dal 1981, con qualche estirpo e sostituzione da selezione massale (2-3% annui). La vendemmia avviene in più passaggi, la fermentazione in acciaio a 18-20 °C divisa per lotti e varietà. Il vino è quindi travasato in botti di rovere di 12-15 hl, dove completa la fermentazione alcolica e svolge quella malolattica. Viene poi mantenuto sui lieviti per circa 9 mesi.

Terre Alte nel calice

Per la degustazione sono state selezionate annate in un arco temporale di quasi 30 anni. La 2021, quella celebrativa dei 40 anni del Terre Alte, è stata un’annata dall’andamento classico che sa di scorza di agrume, frutta bianca e ago di pino. Fresco e dinamico al palato, è un vino che si offre nella sua giovinezza. La solare 2020 sa di frutta gialla ed è rotonda, densa, quasi viscosa. La 2017, frutto di un’annata che si è destreggiata tra gli estremi di una primavera fredda e un’estate, all’opposto, molto calda, si è rivelata più chiusa e statica. Chapeau per la 2016, austera, balsamica (anice stellato), minerale, dal finale nettamente terziario (idrocarburo). La 2013 dimostra tutta l’abilità aziendale, che ha dato risultai eccelsi anche con una stagione così complicata da gestire: sa di uva spina, spezie balsamiche e respira sapidità, con un sorso solido ma raffinato. Solo per il colore più intenso si distingue la 1999, che in una fresca cornice alterna note di erbe officinali, felce, sottobosco e spezie orientali. Sorso carezzevole con finale lungo e avvolgente.

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