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VinoVip Cortina 2026: il Conegliano Valdobbiadene e il clima che cambia

28 Luglio 2026 Elena Erlicher
VinoVip Cortina 2026: il Conegliano Valdobbiadene e il clima che cambia
Al walk-around tasting l'occasione di assaggiare 44 vini di 23 Cantine del territorio (Sarah Dei Tos di La Vigna di Sarah). Foto del servizio © P. Ribolini

Valorizzare le vecchie viti e le micro-aree collinari (leggi Rive), progettare il vigneto partendo dal suolo. Sono molte le strategie per affrontare il global warming secondo il Consorzio di tutela, che dal palco di Cortina ha parlato per voce del direttore Tomasi

Al netto dei movimenti del mercato, uno dei temi centrali emerso durante il talk show inaugurale di VinoVip Cortina è stato il cambiamento climatico. Come questo influenzi il vino, specialmente se parliamo di spumanti, è stato al centro del focus che è seguito sul Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, che si è poi concluso con un walk-around tasting di 44 vini da 23 Cantine del territorio (scopri qui la lista dei vini in degustazione).
Quali strategie si stanno adottando per contrastare l’aumento delle temperature e la carenza idrica? Che cosa sta succedendo e come si stanno attrezzando i produttori? E l’espressione del terroir sta cambiando? Per rispondere a questi importanti quesiti il Consorzio di tutela ha avviato l’indagine “2100” e, grazie ai dati raccolti, ha sviluppato una proiezione, piuttosto drammatica, che arriva fino alla fine del XXI secolo.

L’aumento delle temperature

«Già oggi, confrontando il 2003, che era stata l’annata più calda riscontrata negli ultimi anni, con il 2026, le temperature sono molto più alte (anche le minime, per esempio, di aprile passate da 13,2 a 15,8 °C)», ha dichiarato il direttore del Consorzio Diego Tomasi, intervistato da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere. «La preoccupazione dei produttori è palpabile, perché abbiamo riscontrato una situazione che, invece, ci aspettavamo di registrare nel 2040. Estendendo la nostra analisi a tutto l’arco di questo secolo, abbiamo evidenziato come inverni più miti, notti tropicali, ecc., porteranno ad anticipi o ritardi di maturazione delle uve, a un ciclo di maturazione più breve (fino a un mese) con conseguente cambiamento di composizione chimica del grappolo, al rischio di perdita di tipicità dei vini e all’aumento di malattie della vite. Questa è la realtà che ci aspetta e con cui dovremo confrontarci».

Diego Tomasi, direttore del Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg

La carenza idrica

Per quanto riguarda le piogge, nell’arco del XXI secolo diventeranno sempre più intense e concentrate, alternando periodi prolungati di siccità. E questo porterà a fenomeni di incremento di erosione dei suoli, con conseguente instabilità dei ciglioni, ristagno idrico, minor efficacia delle piogge, stress idrici per le piante e a un aumento generale del deficit idrico per tutto il territorio. In generale la mancanza di regolarità e l’imprevedibilità climatica comporteranno il raggiungimento di sempre nuovi record. «In una situazione come questa avremo ancora la tipicità dei nostri vini?», ha continuato Tomasi. «Cosa possiamo fare noi per non soccombere a questo clima che cambia?».
Innanzitutto si spera che negli ambienti collinari ci possa essere ancora differenza tra un luogo e un altro. Mentre negli ambienti di pianura le elevate temperature e le carenze idriche stanno uniformando le differenze.

Riscoprire le vecchie viti

E se questa è la situazione che si prospetta, bisogna adottare nuove strategie già nel breve periodo con scelte colturali e ambientali differenti. Per esempio, riducendo la dimensione della chioma e della superficie traspirante, diminuendo la densità di impianto, utilizzando nuovi portainnesti e sviluppando un apparato radicale più profondo. «La vite ha milioni di anni, ha superato glaciazioni, periodi caldi e in qualche modo si è sempre adattata. Ma l’adattamento non sarà così immediato: ecco allora che, per accelerarlo, è necessario valorizzare le viti che hanno già avuto modo di saggiare diverse condizioni climatiche, come le vecchie viti che, attraverso gli studi di epigenetica, possono tramandare la loro memoria storica alla progenie».

Le altre strategie di adattamento

«Cerchiamo, poi, di valorizzare le micro-realtà che abbiamo nelle nostre aree viticole, caratterizzate da una diversità climatica locale su piccola scala che non abbiamo ancora perso (e che dal 2019 è portata avanti grazie al progetto delle Rive, le 43 sottozone della denominazione)», ha spiegato Tomasi. «L’alleato numero uno che abbiamo è il suolo (e nel nostro territorio abbiamo individuato nove diverse tipologie di suolo a seconda della sua origine). Progettiamo un vigneto più plastico partendo dal suolo, dalle radici e dall’equilibrio della vite. Iniziamo ad adottare tecniche agronomiche adeguate al nuovo clima».

L’indispensabile apporto dell’uomo

Non c’è una soluzione sola, quindi, per affrontare il cambiamento climatico: «Il vigneto bisogna viverlo con passione e con l’anima, camminandoci dentro, non dormire di notte per la preoccupazione che magari non si è riusciti a fare in tempo una certa operazione. Il vigneto deve essere qualcosa di intimo, dove la macchina sì arriva, ma sono le mani e la testa dell’uomo a essere determinanti. Non abbiamo tempo di aspettare la messa a punto di nuove tecniche genetiche o nuove varietà resistenti, ma cominciamo a lavorare con ciò che abbiamo», esorta ancora Tomasi.

Stili e varietà minori

Certamente le caratteristiche gusto-olfattive del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore sono destinate a cambiare. «Il timbro dell’annata sarà più spostato verso la parte aromatica: le frazioni di norisoprenoidi (i composti responsabili di note olfattive complesse) saranno più abbondanti con temperature elevate, evidenziando maggiormente le note di frutta matura e di esotico. Ma questo non cambierà né svilirà l’identità del nostro vino», ha dichiarato Tomasi.
In questo quadro, le varietà minori come Verdiso, Bianchetta trevigiana e Perera – che possono rientrare con la Glera nell’uvaggio del Prosecco, così come lo Chardonnay e i vari Pinot – si riveleranno utili o soffriranno ancora di più della Glera stessa? «Uno in particolare, il produttivo Verdiso, si distingue anche per la sua capacità di mantenere l’acidità. A livello consortile abbiamo fatto delle prove di vinificazione e per questo i viticoltori ora la prediligono».

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