Nella nuova cuvée della storica Cantina di Valdobbiadene l’uva principe del Prosecco Superiore si trasforma in vini di riserva che affinano da 2 a 5 anni prima della presa di spuma. Cambiano le regole, ma resta l’identità territoriale
RPS non è solo il nuovo vino di Adami, storica Cantina di Valdobbiadene, ma inaugura anche un progetto che vuole mettere al centro la Glera – vitigno simbolo del Prosecco Superiore – esplorando le sue potenzialità di invecchiamento. La rivoluzione, messa in atto dalla quarta generazione della famiglia Adami, sta nel far evolvere il vino Glera per anni (fino a 5) sulle fecce fini prima di procedere alla presa di spuma con metodo Martinotti, «che deve essere corta e veloce», spiega Fabrizio, figlio di Franco Adami, presidente del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, entrambi alla presentazione milanese dello scorso giugno, «per mantenere tutta la freschezza fruttata identitaria di Valdobbiadene».
Recente Presa di Spuma è una dichiarazione di metodo
«Nella nostra zona è la prima volta che viene fatto ciò che invece si fa già da tempo, per esempio, in Franciacorta», continua Fabrizio Adami. «Ma noi non vogliamo replicare il gusto del Metodo Classico, né sperimentare uno Charmat lungo». L’acronimo del nome sta per Recente Presa di Spuma e identifica, quindi, non solo una nuova etichetta, ma una vera e propria dichiarazione di metodo. Storicamente apprezzata per la sua freschezza, acidità naturale e il patrimonio aromatico floreale e fruttato, la Glera viene generalmente vinificata con tempi relativamente brevi prima della presa di spuma, ovvero la seconda fermentazione. Adami ha scelto, invece, di percorrere una strada diversa. Nella sua filosofia produttiva, l’affinamento sulle fecce fini riveste da sempre un ruolo centrale, contribuendo a sviluppare complessità, struttura e profondità. Con RPS l’azienda compie un passo ulteriore.
Le riserve Adami
Non si tratta di una novità completa: «È un metodo di lavoro che usavamo già prima per le nostre cuvée, per farle “durare” più a lungo», dice Fabrizio Adami, riferendosi alla loro abitudine di mettere da parte vini di riserva. «Ma ad un certo punto ho detto: “Papà, voglio metterne via di più!”. E così è stato». La prima vendemmia destinata all’RPS è quella del 2020. Ogni anno viene valutato se e quali vini meritino di entrare nella riserva, sulla base della qualità delle uve e della loro capacità di sostenere un lungo percorso di affinamento. Il vino più giovane della cuvée presenta comunque un minimo di 24 mesi di sosta sui lieviti.
Come nasce RPS Uno
La prima espressione di questa visione è RPS Uno, Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Brut Docg, nato dall’incontro di basi (Glera 97%, Chardonnay 3%) affinate rispettivamente per 60 e 24 mesi sui lieviti, che si fondono in una cuvée dall’equilibrio preciso e calibrato: il 70% proveniente dalla vendemmia 2020 e il 30% dalla 2023. L’annata 2020 è stata selezionata per la sua straordinaria pienezza e sapidità, la 2023 per la profonda acidità e la notevole struttura. Entrambe le basi sono state portate a 5-7 °C e mantenute velate sui lieviti nobili. La 2020, al secondo anno di evoluzione, è stata affinata con bâtonnage per 3 mesi, acquisendo ulteriore complessità e profondità. L’assemblaggio bilancia struttura, ampiezza e persistenza gustativa, sostenuto da un dosaggio di 4,5 g/l (Extra Brut). L’indicazione in etichetta della data 3 settembre 2025 si riferisce all’inizio della presa di spuma.

RPS Uno nel calice
Alla vista si presenta con un giallo paglierino limpido dai riflessi verdognoli, come un vino di annata. Il perlage è fine e persistente e ha profumi delicati e leggeri di pera, mela, fiori bianchi essiccati e fieno. Il sorso è fresco e non evidenzia alcuna nota evolutiva, ma sorprende per pienezza e sapidità, sorrette da un equilibrio complesso. La chiusura richiama una lieve nota di mandorla, tipica delle colline di Valdobbiadene. È stato prodotto in sole 4.201 bottiglie (prezzo medio in enoteca: 35 euro). Il risultato è un vino che conserva precisione e identità territoriale, ma amplia il proprio linguaggio espressivo attraverso il fattore tempo.