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VinoVip Cortina 2026: la voce dei “tenori del vino italiano”

22 Luglio 2026 Elena Erlicher
VinoVip Cortina 2026: la voce dei “tenori del vino italiano”

Abbiamo chiesto a Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan, quattro tra i produttori che hanno maggiormente contribuito al successo del settore enologico nel mondo, di parlare della crisi del presente e del futuro che ci attende. Qualche raccomandazione finale ai loro figli e successori

La manifestazione si è aperta, come di consueto, con il talk show che quest’anno ha riunito sul palco “I tenori del vino italiano”: quattro grandi produttori che, con le loro voci forti e chiare, hanno contribuito in modo determinante al successo del settore enologico nel mondo. Stiamo parlando di Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. A tutti loro abbiamo chiesto di esprimersi sulla crisi ma anche sul “bello” del presente e di dare qualche consiglio per affrontare il domani. Dopo il benvenuto a tutti i partecipanti – imprenditori protagonisti, autorità e stampa – da parte di Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, e i ringraziamenti alla delegazione dei giornalisti stranieri giunti da Europa, Asia e Sudamerica grazie alla collaborazione con Ice Agenzia, Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere – sponsor di VinoVip dalla prima edizione – ha portato i saluti dell’ente fierisitico e ha ricordato che Vinitaly, «il nostro fiore all’occhiello, è diventato un vero e proprio sistema, un hub basato sull’idea di accompagnare le aziende vinicole nei nuovi mercati, come in quelli di riferimento, in questo momento così difficile».

Quali sono le minacce più temute?

A seguire Torcoli ha invitato i “tenori” sul palco. «Non credo serva che legga alla platea le biografie di questi autorevoli signori e non vi nascondo l’enorme emozione che provo nell’accoglierli tutti insieme nello stesso luogo. Credo sia un evento raro almeno quanto il passaggio della cometa di Halley. Lo considero un grande onore per Civiltà del bere». Entrando subito nel vivo della conversazione, ha continuato: «Leviamoci subito il dente più doloroso, e parliamo del tema dei temi: la “crisi del vino”, che diamo ormai per certa». A Irouléguy il 10 luglio si sono incontrati le associazioni vinicole di Italia, Francia e Spagna, i tre maggiori produttori al mondo, per scrivere un appello rivolto alla Commissione europea, a sostegno del comparto. I punti di maggiore crisi evidenziati sono stati: l’impatto dei cambiamenti climatici sui raccolti e sulla competitività delle aziende; il rallentamento dei consumi a livello mondiale; l’instabilità dei mercati di esportazione e del contesto geopolitico; l’aumento dei costi di produzione; la necessità di rafforzare i principi del mercato unico e l’indispensabile semplificazione amministrativa per eliminare gli ostacoli burocratici che frenano la competitività delle nostre imprese. «A tutto questo si associa un salutismo strisciante con tentazioni proibizioniste», ha aggiunto Torcoli. «quali di queste minacce temete maggiormente?».
«Per me è la tendenza a equiparare il vino ad altri prodotti alcolici», ha esordito Piero Antinori, «mentre sono cose completamente diverse. Servirebbe una comunicazione più efficace degli innumerevoli valori del vino, che lo vedono protagonista di una tradizione millenaria ininterrotta e proiettata al futuro, così come la sua valenza sociale e sanitaria… Una comunicazione che avvicini il consumatore di oggi». Ma oltre ai timori sono emerse anche inedite proposte. «Se si riuscisse a tassare anche solo in minima parte i 30 miliardi di bottiglie di vino prodotte annualmente nel mondo, sarebbe auspicabile che un ente come l’Oiv (Organisation internationale de la vigne et du vin) si occupasse di creare un budget per sviluppare la comunicazione, soprattutto verso i giovani», ha dichiarato Antinori.  

Bisogna rimanere positivi, pur facendo autocritica

«Io preferisco parlare di cambiamento, piuttosto che di crisi», è intervenuto Sandro Boscaini di Masi Agricola. «Avverto un cambio di passo nelle modalità di consumo e nella socialità. Il pericolo, per me, è costituito dalla tendenza del nostro settore ad autoincensarsi, mentre bisognerebbe avere spirito di autocritica, meno egocentrismo per avvicinare il consumatore al vino come dovrebbe essere inteso oggi, raccontandone i meriti e la storia, senza salire in cattedra».
Per Angelo Gaja, il vino ha in sé una forza straordinaria, che gli permetterà di reagire una volta che la congiuntura globale sarà migliorata. Nel frattempo «dobbiamo essere capaci di esplorare nuovi mercati, per esempio in Asia e in Africa, pur tutelando quelli che già abbiamo. Dobbiamo mantenere una visione positiva». Ciò che lo preoccupa maggiormente, invece, è il cambiamento climatico e, al pari di Antinori, avverte l’esigenza di una separazione netta del vino dalle altre bevande, come aperitivi e spirits. «Il vino, contrariamente a questi altri prodotti, contiene alcol naturalmente, per via della fermentazione, e ha un contenuto culturale e profondo».
Fausto Maculan si associa alle preoccupazioni esposte dagli altri, soprattutto per quel che riguarda il cambiamento climatico. «Un tempo vendemmiavo sempre a settembre, ora ho iniziato a farlo anche ad agosto. Dai 1.300 mm annui di pioggia di una volta oggi siamo al di sotto dei 900. Questo di sicuro creerà un cambiamento nello stile dei nostri vini». Può spaventare anche il calo dei consumi, «ma la situazione in Italia è molto diversa dalla Francia, Bordeaux in primis, che sta facendo una vera e propria corsa agli espianti per uscire dalla crisi».

Come superare i momenti peggiori

«Per aiutarci a sperare: qual è stato il peggior momento di crisi della vostra storia professionale e come l’avete superato?», è stata la seconda domanda rivolta ai “tenori”. Antinori si è ricordato da bambino, quando i tedeschi in ritirata mitragliarono tutte le botti sversando interamente il vino della cantina e la sua famiglia dovette ricostruire la propria attività da zero. Ma ha rammentato anche quando si passò da una produzione di quantità a una di qualità attraverso il rinnovamento completo del vigneto Italia e delle attrezzature in cantina. «Un periodo, non un solo momento, difficile che comportò investimenti e rischi che poi furono premiati. Sto parlando del cosiddetto Rinascimento del vino italiano, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’80».
Anche Boscaini ha parlato di quel Rinascimento portato avanti con tenacia anche dai vitivinicoltori veneti, «mentre un’altra parte, ahimè, remava contro». E ha ricordato il momento in cui nacque l’idea del Premio Masi «come riconoscimento a chi, come noi, voleva cambiare il nostro settore. Era il 1979 e, all’Antica Bottega del Vino di Verona, un giornalista mi apostrofò così: “Ti vedo triste, ma non devi esserlo. Tu devi autopremiarti!”».
Fausto Maculan ha raccontato il suo primo Vinitaly, nel 1975, «quando portai a casa solo tre ordini: uno concluso in albergo, uno la sera al ristorante e soltanto uno allo stand in fiera!». Ma questo non gli ha impedito di scrivere il nome di Breganze, il suo piccolo paese del Vicentino nella mappa del vino italiano.
Gaja, con ironia, ha dichiarato che tende a dimenticare le cose brutte, volgendo lo sguardo sempre al futuro. «Giuseppe Prezzolini scrisse (Codice della vita italiana, 1921): “Tutto il male dell’Italia viene dall’anarchia. Ma anche tutto il bene”. Anche il mondo del vino si salva e va avanti a suo modo. Possiamo fare sempre meglio. Per esempio riducendo la sovrapproduzione oppure dando dignità al vino da tavola, troppo a lungo relegato a un inutile Far West. O, infine, rivalutando la frammentazione del nostro settore trasformandolo in un punto di forza».

Il bello del presente

«Ma ora andiamo oltre alla crisi e affrontiamo il bello del presente con la terza domanda», ha proseguito Torcoli. «Vi chiedo quale ritenete che siano le principali conquiste degli anni Duemila per il bene e il piacere dei consumatori di vino (per esempio, la tecnologia in cantina, le conoscenze viticole, la robotica, l’AI, i social media…)?». Se tutti concordano sul ruolo di supporto che hanno avuto e continueranno ad avere le nuove tecnologie in vigna e cantina, la robotica e l’intelligenza artificiale (magari anche con l’introduzione prima o poi di umanoidi!), non si può prescindere dal ruolo che gioca sempre la sensibilità umana nel rinnovamento del vino (Boscaini), così come dall’apporto delle nuove generazioni, a cui va data fiducia (Gaja), e dalla continua ricerca della qualità che va comunicata (Maculan). Il bello del presente è costituito anche dai nuovi mercati che si apriranno, grazie ai recenti accordi stipulati con India e Sudamerica (Antinori).

Marzia Varvaglione

Raccomandazioni paterne

Infine, si è passati a parlare del futuro e proprio delle nuove generazioni appena citate da Gaja. Albiera, Alessia e Allegra, Raffaele e Alessandra, Gaia, Giovanni e Rossana, Angela e Maria Vittoria: per chi non lo sapesse, sono le nuove generazioni di Antinori, Masi Agricola, Gaja e Maculan, già decisamente operative. «Caliamoci, per concludere, in una dimensione più intima, familiare», ha detto Torcoli. «Vorrei che inviaste un messaggio ai vostri figli, con qualche classica raccomandazione da genitori. Iniziate il vostro intervento con la formula “Mi raccomando”…».
«Lavorate seriamente, ma cercando di divertirvi!», è stata l’esortazione di Piero Antinori, ricordando la propria vita professionale intensa ma anche molto piacevole e allegra. «Fate in fretta, ma con calma!», sono state le parole di Sandro Boscaini. «Questo è un settore che non si può non amare, fate in modo di continuare a farlo». Angelo Gaja ha riportato il contenuto della tipica mail che manda ai propri figli quando chiedono un suo consiglio di lavoro, ma poi agiscono in modo opposto: “Te l’avevo detto!”. «Ma bisogna sempre lasciarli fare in modo autonomo», ha concluso il produttore piemontese. «Continuate a fare bene (come abbiamo sempre fatto) con un occhio alle banche!», è stato il monito di Fausto Maculan.
Il talk show inaugurale di VioVip Cortina si è concluso con l’intervento della produttrice pugliese Marzia Varvaglione, presidente di Ceev, l’associazione europea delle imprese vinicole, che ha espresso «una curiosità che mi viene da giovane, suscitata dagli interventi dei “tenori”. Quale può essere l’anello mancante tra tutto ciò che il vino è stato e tutto ciò che può essere e sarà?», Più una personale riflessione. «Si parla tanto di “moderazione”, una parola che, secondo me, dovrebbe essere sostituita con “educazione e consapevolezza” del consumatore, perché questi sono i termini mancanti. Perché il consumatore di oggi va effettivamente formato e costruito».

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