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Speciale Toscana: Rubbia al Colle

7 Novembre 2012 Emanuele Pellucci
Ecco il diciassettesimo dei 22 ritratti aziendali dedicati alla regione Toscana: Rubbia al Colle di Suvereto (Livorno). Sull'argomento sono già on line anche la panoramica regionale delle Doc e Docg I nostri report: Toscana e i dossier sulla Cantina Banfi di Montalcino (Siena), Carpineto di Greve in Chianti (Firenze), Casale Falchini di San Gimignano (Siena) Castello di Bolgheri (Castagneto Carducci, Livorno), Castello di Querceto di Greve in Chianti (Firenze), Castello d'Albola di Radda in Chianti (Siena), Fattoria di Grignano di Pontassieve (Firenze), Fattoria di Magliano (Magliano in Toscana, Grosseto), Fontodi di Panzano in Chianti (Firenze), Tenuta Le Mortelle di Castiglione della Pescaia (Grosseto), La Cura di Massa Marittima (Grosseto), Melini di Poggibonsi (Siena), Petra di Suvereto (Livorno), Poderi di Capo d'Uomo di Monte Argentario (Grosseto), Poggio al Tesoro di Donadoratico (Castagneto Carducci, Livorno) e Rocca delle Macìe di Castellina in Chianti (Siena).

Il primo rivoluzionario Barricoccio©

NESSUN PASSAGGIO IN LEGNO PER VINI CHE RESTANO A CONTATTO SOLO CON LA TERRACOTTA. IL VIGNETO RUMPOTINO, MEMORIA STORICA DELLA VAL DI CORNIA. L'ISOLA DEI ROSSI E L'IMPEGNO NELLA SALVAGUARDIA DELLA QUALITA' Anticamente il vino era conservato nelle anfore e ancora oggi qualcuno usa, allo scopo, contenitori di coccio o di cemento, ma mai nessuno aveva pensato di farlo in una barrique di terracotta anziché di rovere più o meno pregiato. A sognarlo e a realizzarlo con successo è stato l’Arcipelago Muratori nella sua “isola” toscana di Rubbia al Colle, sulle colline della Val di Cornia. Questo insolito contenitore, che riproduce nella forma e nelle dimensioni la classica barrique di legno, è stato chiamato, appunto, barricoccio. L'INVENZIONE DEL BARRICOCCIO - Dal 2011 Barricoccio (marchio registrato) Val di Cornia Suvereto Sangiovese Docg è anche il nome del vino emblematico della tenuta, un Sangiovese in purezza che nasce nel vigneto Rumpotino, risultato di una selezione di oltre venti diversi Sangiovese raccolti in un vecchio vigneto dei primi del Novecento, franco di piede, acquistato dai fratelli Muratori nel 1999. Le viti più interessanti dal punto di vista qualitativo prima dell’espianto sono state propagate e ripiantate nel nuovo vigneto di Rumpotino e, quindi, resta la memoria storica e genetica della Val di Cornia non ancora interessata dalle varietà internazionali. Nessun passaggio in legno, ma solo lunghi mesi di affinamento nel barricoccio appunto, vetrificato all’esterno, cosicché il vino sia in contatto solo con la terracotta. LA PAROLA ALL'ENOLOGO - «È come se il vino maturasse e si affinasse nella stessa argilla in cui le viti sono cresciute», spiega l’enologo Francesco Iacono, vicepresidente e responsabile dell’Arcipelago Muratori. Oltre ai due anni nell’esclusiva barrique di terracotta, il Barricoccio affina per altri due in bottiglia. «Con questo vino abbiamo voluto colmare lo spazio che sta tra un Sangiovese di fresca vendemmia e uno maturo», dice Iacono, che è anche l’ideatore del contenitore, «per sfatare il luogo comune secondo il quale il Sangiovese col passare degli anni perde i sentori di frutta rossa e devìa verso aromi evoluti di cuoio e inchiostro. Barricoccio sfida questa idea e dimostra che, anche se maturo di quattro anni, questo vino può essere giovane e brillante». LA "CANTINA CHE NON C'È" - Non è questa però la sola perla di Rubbia al Colle, che l’Arcipelago Muratori ha ribattezzato la sua “isola dei rossi”. Altri tre vini si fregeranno della neonata Docg Suvereto (Olpaio, Vigna Usilio, Vigna Molisso), e due sono Igt Toscana (Drumo, Rabuccolo). Tutti nascono dagli 80 ettari di vigna dei poderi Casalappi, Poggetto alle Pulledre e La Rubbia, distribuiti su suoli diversi che conferiscono ai vini caratteristiche molto particolari. Vini creati con cura in quella che è stata chiamata “la cantina che non c’è”, una straordinaria struttura sotterranea realizzata dallo studio Loda & Pagliari di Brescia nell’intento di salvaguardare la natura e le prospettive del paesaggio originario della Val di Cornia. Le è stato dato questo nome perché non si mostra agli sguardi di chi percorre la strada che corre lungo la Costa degli Etruschi: è sì imponente, ma bisogna entrarci per rendersene conto.    

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