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Valle di Mezzane, essere diversi per diventare unici

Valle di Mezzane, essere diversi per diventare unici
Orograficamente la Valle di Mezzane è un’incisione che scende dai monti Lessini verso la pianura

Nel cuore della Valpolicella orientale, tra suoli calcarei e affioramenti vulcanici, quest’area prova a trasformare la diversità geologica in identità riconoscibile. Un percorso costruito dai vignaioli con mappe pedologiche, ricerca scientifica e vini piccanti

Bianco e nero. Quando si parla di vino si pensa subito al colore nel calice. Il bianco e il nero invece, nella Valle di Mezzane, sono quelli della terra: il bianco del calcare, il nero del basalto. Due colori silenziosi e profondi, che disegnano le colline della Valpolicella orientale e che ne firmano delicatamente i vini. Una valle rimasta a lungo ai margini della Valpolicella, ma oggi sempre più riconoscibile grazie al lavoro dei vignaioli. Il gruppo Vignaioli della Valle di Mezzane, è nato quattro anni fa proprio con l’obiettivo di fare rete e di avviare un percorso capace, in prospettiva, di portare alla definizione di una sottozona. Oggi le Cantine del gruppo sono 12 (Benini Alessandro, Carlo Alberto Negri, Falezze di Luca Anselmi, Grotta del Ninfeo, Il Monte Caro, Ilatium Morini, I Tamasotti, Le Cesete di Giovanni Ruffo, Le Guaite di Noemi, Massimago, Roccolo Grassi e Talestri) e hanno scelto di unirsi e, partendo dal vino, di dare una voce più chiara e riconoscibile a tutto il territorio.

“Allargata” a chi?!

Per distinguere la parte orientale della Valpolicella dall’area classica si usa il termine “allargata”. Ma nel caso della Valle di Mezzane “allargata” non significa impoverita o diluita, ma piuttosto arricchita da nuove sfumature territoriali. Quella di Mezzane infatti è una valle prima di tutto verdissima. Di molti verdi diversi: quello squillante delle vigne, quello serio dei ciliegi e quello argentato e scostante degli ulivi. Manca, invece, e fortunatamente, il grigio del cemento, tenuto ai margini da un’urbanizzazione gentile. Orograficamente la Valle di Mezzane è un’incisione che scende dai monti Lessini verso la pianura. Un territorio creato e modellato dall’acqua. Nato 300 milioni di anni fa, quando i monti Lessini erano sostanzialmente una piattaforma calcarea di origine marina. Con il sollevamento delle Alpi la piattaforma ha iniziato a emergere e inclinarsi. I corsi d’acqua, nei millenni, hanno scavato la valle come la conosciamo oggi.

Il Soave dal fondovalle

Il risultato è un mosaico geologico estremamente complesso, dove il rapporto tra suolo e vite cambia rapidamente e le variazioni geologiche si trasformano in profonde differenze nel calice. Sul fondovalle i terreni alluvionali sono i più recenti, profondi e fertili. Qui la vite cresce con maggiore equilibrio vegetativo e trova condizioni particolarmente favorevoli per la Garganega destinata al Soave. Il risultato sono vini giocati sulla fragranza, sulla scorrevolezza e sull’espressione più immediata del frutto.

Un quadro in bianco e nero: i rossi dai colli

Sui fianchi della valle emergono invece le rocce più antiche. Sono i terreni più magri dove maturano le uve che hanno fatto grande la Valpolicella: Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta. Nei suoli calcarei la vite lavora in condizioni limite: poca profondità e un livello di carbonato di calcio molto elevato. È un ambiente che costringe la pianta a rallentare e a contenere vigoria e produzione. Proprio questa fatica si trasforma in concentrazione e nel calice diventa equilibrio tra precisione aromatica, profondità, slancio e freschezza. Diverso il carattere dei suoli vulcanici basaltici, che nella valle emergono soprattutto attorno al colle di San Briccio. Qui i terreni sono spesso più profondi e argillosi. La vite soffre meno e questo si traduce in maggiore ampiezza e densità, con rossi più corposi e materici. Vini attraversati da una spinta sapida che spesso appare nettamente salina.

Sono 12 le Cantine che fanno parte dei Vignaioli della Valle di Mezzane e hanno l’obiettivo di arrivare alla definizione di una sottozona

Unici in cosa?

Valorizzare quello che rende la Valle di Mezzane speciale è il compito che si sono dati i vignaioli. Un lavoro iniziato con la fondazione stessa del gruppo e proseguito attraverso la realizzazione della mappa pedologica del territorio. Così sono riusciti a distinguersi dal resto della Valpolicella. Ora, però, il passo successivo è trasformare quella differenza in un’identità chiara e riconoscibile. Per riuscirci è indispensabile capire cosa rende unici i vini della Valle di Mezzane. Ed è proprio per rispondere a questa domanda che è stata avviata una sperimentazione in collaborazione con l’Università di Verona e il professor Maurizio Ugliano. L’obiettivo è quello di individuare gli elementi che rendono distintivi e distinguibili i vini della valle. In altre parole, si cerca di leggere in provetta quell’insieme di caratteristiche profonde e spesso sottili che costruiscono l’identità di un vino.

La “spezia”, il tratto identitario della Valle di Mezzane

È la ricerca di quella spezia nascosta che rende riconoscibile Mezzane nel calice. E “spezia” non è una parola a caso, perché nei vini della valle tornano spesso note pepate. Sono sensazioni piccanti, che sembrano attraversare trasversalmente le espressioni dei diversi produttori e delle varie annate. Un tratto identitario che potrebbe rappresentare – se confermato dal prof. Ugliano – la cifra aromatica della Valle di Mezzane. Quell’ingrediente speciale che convince antiche maree e vecchi vulcani a entrare in un calice di vino.

La nostra selezione

Carlo Alberto Negri – Carlo Alberto, Soave Doc 2021

Nasce da una pergola di 35 anni su suoli argillosi calcarei. Affinamento di 18 mesi in legno e 1 anno in bottiglia. L’annata 2021 è particolarmente ampia e complessa, perché circa il 15% delle uve è stato attaccato dalla botrytis cinerea. Prende forma così un vino floreale con note di ananas e vaniglia. Al palato è generoso pur rimanendo fresco e ben bilanciato.

Le Cesete – Valpolicella Superiore Doc 2016

Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta maturano su suolo vulcanico e, dopo la raccolta, rimangono in appassimento 30-50 giorni. Il vino affina in barrique per 2-3 anni prima di un ulteriore invecchiamento in bottiglia. Ne esce un calice artigianale e non del tutto addomesticato. Al naso frutta sotto spirito, agrumi scuri e un forte sentore balsamico. Al gusto è potente, sapido e bilanciato da una buona acidità.

Massimago – Profasio, Valpolicella Superiore Doc 2022

Espressione contemporanea e scattante del Valpolicella. Le uve provengono da una parcella dedicata. Macerazione sulle bucce di oltre 2 settimane e fermentazione malolattica. L’affinamento è di 18 mesi in botti di rovere e 12 in bottiglia. Il vino si muove su un profilo fruttato, dove spiccano mirtillo e pepe nero. Al palato la frutta diventa più matura con un tannino delicato e una sapidità tesa che invoglia il sorso.

Il Monte Caro – Sol Aria, Valpolicella Superiore Doc 2022

Vino che nasce in vigna con la scelta precisa di vendemmiare uve a piena maturazione, per ottenere in maniera naturale corpo e una grande profondità. Seguono fermentazione spontanea e affinamento in acciaio. Nel calice si ritrovano la volontà di dar voce alla frutta con profumi profondi di ciliegia, ma anche di rosa matura. In bocca ha una certa grassezza sostenuta da una bella mineralità e anche da un po’ di pepe.


Talestri – Determinazione, Valpolicella Superiore Doc 2023

Cresce su suolo vulcanico e grazie all’utilizzo di uve fresche porta il frutto croccante al naso e in bocca. Ciliegia, fragola e una leggera speziatura lasciano il posto a un finale succoso e decisamente sapido. Un vino che si allontana con “determinazione” dall’idea della Valpolicella opulenta e vira verso un gusto più dinamico e di grande raffinatezza.

Falezze – Amarone della Valpolicella Docg 2020

È una caccia all’eleganza che parte dal calcare del vigneto e arriva fino al calice. Le uve vengono selezionate in vendemmia e due volte in appassimento. L’obiettivo è mantenere il più possibile il frutto e, per lo stesso motivo, l’utilizzo del legno è ben dosato. È un vino con un naso che combina frutti rossi ancora abbastanza freschi con note di cacao e tabacco. Il sorso è pieno e ampio, ma rimane dinamico grazie a un’acidità integrata.

Roccolo Grassi – Amarone della Valpolicella Docg 2019

Le vigne crescono su suolo basaltico e le uve vengono appassite in modo naturale. Dopo macerazione a freddo, fermentazione e malolattica, il vino affina in barrique e botti di rovere per 28 mesi e poi in bottiglia per 2 anni. Dal calice profumi intensi di prugne, amarene, cacao, pepe e una forte balsamicità. All’assaggio mantiene grande complessità e monumentale profondità. Capace di bilanciare la morbidezza con una discreta acidità e una mineralità composta.

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