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Il futuro della Valle dei Laghi è (anche) nel rosso Reboro

Il futuro della Valle dei Laghi è (anche) nel rosso Reboro

Il microclima fra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta. Il Rebo, vitigno dal grande potenziale d’invecchiamento. L’expertise secolare dei vignaioli del Vino Santo Trentino. Ecco perché il Reboro, vino rosso da appassimento, può diventare una fra le migliori espressioni italiane di questa tipologia.

Ideato nel 2009 dall’associazione dei vignaioli del Vino Santo Trentino Doc, il marchio collettivo “Reboro” identifica un vino rosso strutturato e longevo da uve Rebo appassite. La produzione avviene solo nelle migliori annate e conta appena 15-20 mila bottiglie totali. C’è potenziale di crescita, anche se difficilmente raggiungerà mai una massa critica significativa sul mercato.

Il ruolo chiave della formazione

Per conoscere da vicino questo prodotto di nicchia, il 21 e 22 ottobre abbiamo preso parte alla quinta edizione di “Reboro, territorio e passione”, organizzata nei comuni della Valle dei Laghi, da Santa Massenza ad Arco (Trento). Due giorni di degustazioni, seminari, visite in cantina e abbinamenti stellati dello chef Peter Brunel, aperti anche al pubblico. Perché il Reboro è un gioiello da valorizzare in loco, coinvolgendo gli operatori del territorio e formando i professionisti del futuro. «Collaborare con le scuole alberghiere è un primo importante passo in questa direzione», suggerisce il distributore Gianpaolo Girardi (Proposta Vini) nel corso del convegno moderato da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere. «Il consumatore ama dare un volto a ciò che beve», aggiunge il professor Fulvio Mattivi della Fondazione Mach. «E questi sono vini con una faccia, è la loro forza».

Le uve di Rebo in appassimento nelle aréle © Michele Purin
Le uve di Rebo in appassimento nelle aréle © Michele Purin

L’invenzione di Rebo Rigotti

Non esisterebbe Reboro senza Rebo Rigotti, agronomo e genetista locale che negli anni Cinquanta inventò l’omonimo incrocio di Merlot e Teroldego. Iscritto al Registro nazionale nel 1978, il Rebo è stato semi-dimenticato fino a fine Novecento, quando alcuni ricercatori dell’Istituto E. Mach ne hanno evidenziato le doti. Fra loro c’era il professor Mattivi, che ricorda la struttura elegante e le interessanti note evolutive emerse in microvinificazione: «È adatto a produrre rossi longevi, di media-alta struttura». In vigna, inoltre, si difende bene da peronospora e oidio.

Dove soffia l’Ora

Insieme al Rebo, l’identità del Reboro risiede nel microclima unico di questa zona, che rende possibile la sosta delle uve per 50 giorni nelle tradizionali cassette d’appassimento, dette aréle, prima dell’affinamento di due o tre anni in legno. Il soffio quotidiano dell’Ora del Garda impedisce la formazione di umidità e muffe: basti pensare che il Vino Santo detiene il record del più lungo appassimento naturale al mondo, fino alla settimana che precede Pasqua.

Il Lago di Santa Massenza © Prugnola
Il Lago di Santa Massenza con Castel Toblino © Prugnola

Reboro e Buttafuoco Storico: incontro fra due micro-produzioni d’eccellenza

Ogni edizione dell’evento dedicato al Reboro sancisce il gemellaggio con un altro vino fortemente territoriale: nel 2022 è il Buttafuoco Storico dell’Oltrepò Pavese. Un prodotto affine per stile, ma soprattutto per attitudine associativa, identità e dimensioni.
Anche la zona del rosso ospite è ben circoscritta. Tutti i vini provengono da singole vigne storiche sullo sperone di Stradella, a cavallo tra le valli di Versa e Scuropasso, composte da viti di Croatina (50%), Barbera (25%), Uva rara e Ughetta di Canneto. La vinificazione delle varietà è congiunta, con sosta minima di 12 mesi in legno e 6 in vetro. Una commissione segue l’intero processo produttivo e valuta il vino prima della messa in commercio: dovrà ottenere almeno 80/100 per essere un Buttafuoco Storico. La produzione non supera le 5000 bottiglie per azienda: da qui l’idea di creare un’etichetta celebrativa con tiratura più alta (10 mila bottiglie), assemblando le botti migliori dei 17 soci, per poterlo promuovere anche al di fuori del territorio d’origine.

Rebo, Reboro e Buttafuoco Storico
8 vini in degustazione

reboro

Pravis – Rebo Rigotti, Vigneti delle Dolomiti Igt 2020

Toni brillanti di lampone incontrano un elegante corredo di spezie, dopo 12 mesi in barrique. Al palato combina un corpo medio e dinamico, di bella acidità, con un’inaspettata ampiezza e complessità.

Gino Pedrotti – Vigneti delle Dolomiti Rebo Igt 2018

Fa 30-50 giorni di surmaturazione in pianta e due anni in tonneaux. Floreale, lievemente erbaceo, con note di mirtillo, sottobosco, tabacco; il legno è ben integrato. Al palato è più concentrato, ma distinto da freschezza e acidità.

Maxentia – Reboro, Vigneti delle Dolomiti Igt 2015

Affina quattro anni in vecchi tonneaux. Ampio, rimanda a tabacco, cuoio, spezie dolci, fiori macerati, un accento agrumato dà freschezza. È molto equilibrato in bocca, dove l’alcol è supportato da complessità e struttura.

Francesco Poli – Reboro, Vigneti delle Dolomiti Igt 2015

Da vigne bio, matura tre anni in botti da 5 hl di più passaggi. Avvolgente, con toni di tostatura, cioccolato, confettura di lamponi e fragole; al palato è denso e carezzevole, ma la sensazione finale è di freschezza.

Giovanni Poli – Reboro, Vigneti delle Dolomiti Igt 2013

Sosta tre anni in tonneaux. Di complessità inusuale, toni freschi di finocchietto, spezie, balsamicità bilanciano terziari e tostature. La bocca è rispondente, tannino e frutto preludono a un ancora lungo invecchiamento.

Pisoni – Reboro, Vigneti delle Dolomiti Igt 2011

Prima annata prodotta, 36 mesi in barrique. Ampio e longevo, il frutto è vivo insieme a note di caffè, spezie dolci, erbe aromatiche e montane (timo). Setoso al palato, acidità e tannini sono evoluti in una più raffinata tessitura.

Poggio Rebasti – Buttafuoco Storico Vigna Pitturina Doc 2016

Intenso, speziato e scuro, con note di sottobosco, succo di mirtillo, tostatura, umami, pepe, radice, toni balsamici, verticale. Morbido e al contempo tannico, sapido, di bella lunghezza e compostezza.

Giorgi Franco – Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo Doc 2015

Da terreni argillosi, molto espressivo e “orizzontale”: vira dai sentori di sottobosco, fungo, cuoio, pellame, alle erbe aromatiche, con piacevole chiusura balsamica. Si esprime al meglio dopo lunga decantazione.

Foto in apertura: da sinistra, Alessandro Poli (Francesco Poli), Enzo Poli (Maxentia), Massimiliano Peterlana (presidente Confesercenti del Trentino), Armando Colombi (direttore del Club del Buttafuoco Storico), Roberto Failoni (assessore al Turismo della Provincia di Trento), Marco Pisoni (Fratelli Pisoni), Silvio Chisté (Pravis), Giuseppe Pedrotti (Gino Pedrotti) e Gianpaolo Poli (Giovanni Poli) © Luca Riviera

A proposito di Rebo, leggi anche: “Dai matrimoni riusciti nascono forza e complessità (anche nella vite)

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© Riproduzione riservata - 08/11/2022

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