Il Metodo Classico della linea che si ispira ai colori del porfido vede il Pinot nero come protagonista e va ad affiancare il Dosaggio Zero Riserva da solo Chardonnay. Viaggio tra muretti a secco e terrazzamenti della valle trentina
Il porfido è l’oro rosso della Valle di Cembra. Della roccia effusiva di origine vulcanica sono fatti i muretti a secco che ne ricamano i versanti e ne abbracciano i vigneti. Da secoli è il “mattone” usato per le case rurali e le sue venature rossastre caratterizzano anche i palazzi storici e le strutture sacre che spuntano dalla vegetazione sulle colline. Ma il suo carattere è anche la firma sensoriale dei vini della zona.
L’eleganza del Pinot nero
Non a caso Oro Rosso è il nome scelto da Cembra Cantina di Montagna per i suoi spumanti Metodo Classico, una linea che traduce le possibilità espressive di questo affascinante angolo incastrato tra la Valle dell’Adige e la Val di Fiemme, e che oggi si arricchisce del neonato Oro Rosso Blanc de Noirs Riserva, che affianca il Dosaggio Zero Riserva. Il nuovo Trentodoc è nato «per raccontare l’eleganza che il Pinot nero di queste parti riesce a esprimere anche nelle basi spumanti, che non è inferiore a quella del più utilizzato Chardonnay», racconta Stefano Rossi, l’enologo della Cantina sociale.
Tra muretti a secco un mosaico di varietà
Percorrendo la Statale 612, che taglia longitudinalmente i versanti, ci si accorge della miriade di piccole insenature che rigano la valle scavata dal torrente Avisio: pagine di un libro da sfogliare in un racconto fatto di scorci di impervia bellezza. Gli scoscesi pendii strappati ai boschi e rimodellati a gradoni dalla mano dell’uomo e i fianchi punteggiati dai vigneti compongono un mosaico in cui le diverse sfumature di verde sono il riflesso della ricchezza varietale che popola i vigneti della zona.

Il regno dello Chardonnay e l’avanzata del Pinot nero
Dei quasi 700 ettari vitati della Val di Cembra, le uve bianche rapiscono oltre l’80% del totale. Il Müller Thurgau è insidiato dall’impetuosa crescita dello Chardonnay, che oggi copre 200 ettari (oltre il 30%) e gioca un ruolo da protagonista assoluto delle basi per la produzione del Trentodoc. Tra le uve nere il Pinot nero (7,3% e poco più di 50 ettari) sopravanza ormai Schiava (dominante negli anni ’70 e ’80 e oggi solo un baluardo della tradizione) e Lagrein.
Un’altra espressione della montagna
«Con il nuovo Oro Rosso Blanc de Noirs Riserva Trentodoc, che prosegue la narrazione iniziata con il Dosaggio Zero Riserva da uve Chardonnay, abbiamo voluto esplorare un’altra espressione della nostra montagna», racconta Rossi. «Il Pinot nero, coltivato a queste altitudini, riesce a conservare freschezza, precisione ed eleganza. Il lungo affinamento in bottiglia ne amplifica la complessità, mentre il porfido restituisce nel calice un’accentuata sapidità che è la firma più autentica dei vini made in Valle di Cembra. Un vino che non è solo tecnica, ma il risultato di un continuo ascolto verso un territorio tanto generoso quanto esigente».
Qualità figlia della zonazione
La nuova etichetta nasce da un’intuizione dopo un lavoro di zonazione partito dagli anni ’80 e che ha riscritto le regole della ricerca di qualità tramite protocolli di coltivazione trasmessi ai soci di Cembra Cantina di Montagna (oltre 300) e della gemella Cantina La-Vis (più di 400) sulle colline Avisiane. «Tramite tecnologie avanzate monitoriamo il lavoro in vigna, dalla potatura alla vendemmia. Selezioniamo i vigneti che per altimetria, esposizione e mano del conferitore hanno garantito i migliori risultati in relazione all’annata da un parco vitato che copre circa la metà di quello dell’intera valle», prosegue l’enologo. In particolare, il Pinot nero che dà vita alla nuova etichetta viene da vigneti della zona più alta del cru di Saosent, nel comune di Cembra Lisignago a oltre 600 metri di altitudine, e da un appezzamento ai piedi del Castello di Segonzano a una quota simile.

L’idea nasce sette anni fa
«Assaggiamo oggi un vino che è stato pensato sette anni fa: il progetto di un Blanc de Noirs è nato nel 2019. Dopo la vendemmia di fine agosto l’uva in cantina ha rivelato caratteristiche di acidità ideali per la spumantizzazione e così ho seguito l’istinto: una scelta che ha richiesto pazienza in cantina. E che è stata anche antieconomica, in un mondo che insegue troppo spesso le richieste del mercato, ma che è stata fatta con l’idea di sposare la qualità inserendo in catalogo una referenza che mancava». Appena 3.500 bottiglie (oggi la produzione tocca le 10.000), dosaggio Extra Brut (4,5 g/l) e un 15% di vino di riserva delle precedenti annate a completamento della cuvée. I mesi di sosta sui lieviti sono 48 (la particolarità di questa annata d’esordio, infatti, è che il tiraggio è stato fatto dopo 18 mesi, nel 2021).
Oro Rosso Blanc de Noirs Riserva identitario e originale
Nel calice il vino ha un bel manto giallo dorato con riflessi ramati, un profumo ricamato da cenni di ribes, lampone e mela verde, crosta di pane e sensazioni tostate. Il sorso è vibrante, teso e molto sapido, accompagnato da una spiccata traccia minerale, nitido ricordo della matrice vulcanica dei suoli. A pieno titolo una bollicina di montagna, identitaria e originale allo stesso tempo e capace di segnare un confine netto dell’espressività di altri Trentodoc di queste zone.