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L’export Prosecco cresce in valore

25 Ottobre 2016 Civiltà del bere
Il vero traino dell'export vinicolo italiano continua ad essere il comparto spumanti. Lo confermano le ultime analisi dell'Osservatorio del Vino sul periodo gennaio-luglio 2016, che avvalorano le previsioni di inizio anno. Secondo i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell'Osservatorio, il trend positivo delle nostre esportazioni prosegue, ma non galoppa: il valore export del periodo già supera i 3 miliardi di euro, ma il ritmo di crescita è rallentato (+1,1% rispetto allo stesso periodo del 2015). «Non siamo preoccupati ma nemmeno entusiasti, perché nonostante la domanda estera di vini italiani a denominazione sia buona (+8% in valore e +4,5% in volume) sono sempre gli spumanti a trainare le vendite», ha commentato Antonio Rallo, presidente dell'Osservatorio del Vino.

Nel nostro export Prosecco protagonista

Se nell'export complessivo gli spumanti valgono 517 milioni di euro (+26%) per 1,3 milioni di ettolitri (+20%), il Prosecco guida il mercato delle bollicine con 456 milioni di euro per 1,2 milioni di ettolitri. Cresce in volume (+24%) ma soprattutto in valore (+33%), dato da non sottovalutare. «I prossimi mesi saranno decisivi per definire valori precisi delle nostre esportazioni. Al momento, con una proiezione dei dati disponibili, stimiamo che potremmo chiudere il 2016 raggiungendo i 5,5 miliardi di euro» prosegue Rallo. Il primo mercato resta quello statunitense, dove il vino italiano incrementa lievemente in valore (+1%) raggiungendo quota 771 milioni di euro, e la domanda di vini spumanti cresce del 14% in volume, a discapito dei rossi fermi.

Non solo bollicine. I casi di Cina e Russia

In Regno Unito il nostro vino vale oltre 400 milioni di euro (+2,2%), ma buone performance provengono anche da Austria (54,6 milioni di euro, +5% in valore) e Paesi Bassi (76 milioni di euro, +6,2%). Ottime notizie dall'Estremo Oriente: in Cina il vino italiano cresce in valore del 10% e in volume del 9%, toccando i 54 milioni di euro per 170 mila ettolitri. Qui, però, il merito è dei vini fermi, in particolare i bianchi Doc e Docg (+27% in volume e +20% in valore). Ben più di un segnale positivo anche dalla Russia, dove il nostro export torna a crescere in valore (+11% per 35,4 milioni di euro) e volume (+19% per 160 mila ettolitri), anche qui grazie ai vini Doc e Docg.

Investire in qualità e promozione è strategico

«La performance nelle esportazioni del nostro vino a Denominazione conferma che qualità e territorio sono il vero valore aggiunto nella strategia produttiva del "vigneto Italia". La cultura del consumatore sta cambiando e la richiesta di vino è sempre più orientata verso prodotti di qualità, con una storia alle spalle. Investire nella promozione diventa, pertanto, ancor più strategico e indispensabile» conclude Antonio Rallo.

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