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Il Timorasso ha un nuovo interprete, Pio Cesare

29 Luglio 2026 Alessandro Franceschini
Il Timorasso ha un nuovo interprete, Pio Cesare

Dopo anni di sperimentazioni nasce il Colli Tortonesi Derthona Timorasso Riserva Doc della storica Cantina di Alba. I terreni dove crescono le uve assomigliano a quelli delle Langhe. Prodotto in sole 3.000 bottiglie, ha tutta la forza e la sapidità tipiche

È uscito da poco sul mercato, ma in realtà alle sue spalle c’è un percorso iniziato nel 2018 e che ha trovato compimento solo ora. Parliamo del nuovo Timorasso di Pio Cesare, ultimo nato della storica Cantina di Alba (Cuneo) che va a completare la proposta dei suoi vini bianchi, una delle peculiarità all’interno di un assortimento che naturalmente vede quelli rossi, e in particolare le bottiglie che nascono dal nobile Nebbiolo, dominare la scena.

La vocazione bianchista e il sogno di Pio Boffa

«Il nostro impegno sui vini bianchi dura da 50 anni e ormai rappresentano quasi il 30% della nostra produzione», spiega la giovane, ma già molto preparata e determinata, Federica Boffa Pio, che ha preso in mano le redini dell’azienda dopo la morte del padre nel 2021. Il Timorasso, infatti, si affianca ora a Chardonnay, Sauvignon blanc e Cortese. Arricchisce così l’areale dei Colli Tortonesi di un’altra firma di primo piano proveniente dalle Langhe del Barolo, che ha trovato su queste colline l’areale giusto per coronare un sogno: «Quello di mio padre, cioè di produrre un grande vino bianco che potesse essere presentato insieme a Barolo e Barbaresco», sottolinea ancora la produttrice.

Il colpo di fulmine per il Timorasso

L’amore per questa varietà nasce durante una cena nella quale Pio Boffa rimane impressionato dalle sfumature di un campione di Timorasso che gli ricorda un Riesling. La complicità e l’aiuto di una produttrice dei Colli Tortonesi, Elisa Semino, proprietaria de La Colombera, gli consentono di individuare la posizione e la parcella giusta: due ettari e mezzo nella sottozona di Vho, a circa 250 metri di altitudine. «Il vigneto non è stato piantato fino a giugno del 2021 e purtroppo mio papà è mancato ad aprile di quell’anno. Nel frattempo abbiamo deciso di fare delle piccole sperimentazioni».

Federica Boffa Pio © P. Dutto

L’attesa e lo studio del vitigno

Una decisione quasi controcorrente quella dell’azienda, ovvero di non piantare subito nel 2018, cercando di entrare in commercio il prima possibile. Iniziava a esserci, infatti, in quel periodo un grande interesse per questa zona e per il Timorasso, poi diventata una vera e propria corsa proprio da parte dei Barolisti. «Non abbiamo cavalcato l’onda e infatti non abbiamo presentato la nostra prima annata, la 2023, già un anno e mezzo fa», continua Federica Boffa Pio. «Abbiamo sempre cercato di fare le cose con grande studio, mettendoci sempre in discussione e con la volontà di inserire un vino non perché va di moda e non perché è il momento per doverlo presentare».

Analogie del Timorasso col Nebbiolo

Secondo la giovane produttrice, il Timorasso ha delle similarità con il Nebbiolo: «Germoglia molto presto, quindi ha un lungo ciclo vegetativo. E per essere un vitigno a bacca bianca viene raccolto con tempistiche in realtà medio-tardive». Delicato, tende a surmaturare molto in fretta e anche ad ammalarsi sensibilmente. «Diciamo che è un’uva selvaggia, nel senso che è molto vigorosa come vegetazione», continua la produttrice. «Però, quando si arriva in vendemmia, c’è ogni anno un significativo calo produttivo». 

La sperimentazione con uve acquistate

L’idea, quindi, è quella di prendere le misure con questa varietà, prima di cimentarsi con le uve di proprietà. Dal 2019 al 2022 acquistano una piccola partita di uve, sempre dallo stesso fornitore e da vigne poste a nemmeno 500 metri dalle proprie. Unica differenza: quelle acquistate in questi anni sono poste a nord, mentre quelle di proprietà a sud. Vinificate sempre nello stesso modo danno origine a quattro millesimi imbottigliati – 2019, 2020, 2021, 2022 – ma non in commercio, che servono internamente per capire come si comporta il Timorasso e che possono essere condivise per un assaggio con esperti e con la stampa di settore, come nel nostro caso.

La prova delle prove

Nel bicchiere abbiamo trovato vini certamente interessanti, che evidenziano bene la mano di chi intende preservare con rigore il timbro del vitigno, dell’annata e in generale del terroir di partenza. Più intensi al naso e densi al palato i millesimi 2020 e 2022, non a caso figli di annate calde, più tesi e verticali, in grado di far emergere con maggior forza sapidità e mineralità, quelli del 2019 e 2021, considerate invece annate regolari.

La carta d’identità del Derthona Timorasso Riserva 2023

E arriviamo, così, al primo Colli Tortonesi Derthona Timorasso Doc di Pio Cesare, millesimo 2023 e che appartiene alla tipologia Riserva. Un debutto con poche bottiglie, 3.000, alle quali bisogna aggiungere altre 120 magnum. Le uve, che vengono allevate su terreni calcareo-marnosi di origine marina, che quindi hanno molte similarità con quelli delle Langhe, sono state vendemmiate nelle prime settimane di settembre e poi portate ad Alba per la vinificazione. Il 20% viene sottoposto a criomacerazione la prima notte dopo la vendemmia, il resto passa in pressatura. Dopo l’unione delle due frazioni e la fermentazione, il vino affina in acciaio per 1 anno e per altri 2 in bottiglia.

Le note di degustazione

È un vino ancora giovane, che ha molta strada davanti a sé per evolversi compiutamente, come d’altronde sa fare il Timorasso. Emerge però già ora un carattere molto compiuto, preciso: le sfumature minerali sono quelle più vive e presenti e con il passare del tempo si uniscono anche quelle legate alla frutta secca e agli agrumi. Al palato ha soprattutto sapidità, forza e un’ottima struttura complessiva, dando al sorso pienezza. Insomma, le premesse sono più che buone, nonché le aspettative per i prossimi millesimi.

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