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I primi 20 anni di Triple “A” in 8 vini

I primi 20 anni di Triple “A” in 8 vini

2003-2023: Triple “A” dagli albori al futuro del vino naturale. Una degustazione che ripercorre la storia della selezione di Velier, che per prima ha scommesso su produttori capaci di interpretare il territorio con personalità e rispetto della natura.

Gli Agricoltori Artigiani Artisti di Luca Gargano compiono vent’anni. Il debutto della prima distribuzione di vino naturale in Italia (Triple “A”, rimando diretto alle tre doti che occorrono a un produttore per ottenere un grande vino) avviene nel 2003 con un radicale cambio di prospettiva della selezione enoica di Velier, fino ad allora focalizzata sull’import di vini dal Nuovo Mondo. Una scelta convinta che precorre i tempi e anticipa i trend contemporanei di autenticità, tutela ambientale, legame con il territorio. Fino ad assistere all’attuale trasformazione del vino naturale in un fenomeno mainstream, non privo di contraddizioni.

Tutti i vini del mondo si assomigliano?

Argentina, Cile, California, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda: la società di Genova specializzata in beverage di qualità è stata fra le prime, negli anni Ottanta, a importare e distribuire in Italia vini prodotti in Paesi extraeuropei. Proprio il confronto diretto con queste bottiglie, sempre più somiglianti tra loro, e al modello dei grandi rossi di Bordeaux, porta Luca Gargano a esaminare l’orizzonte vinicolo globale con qualche preoccupazione. L’identità territoriale e l’impronta del produttore sembrano destinati a passare in secondo piano, verso una progressiva omologazione del gusto. Interrogarsi sulle cause concrete di questa tendenza diventa via via più urgente.

Un’amicizia illuminante

Una risposta arriva inaspettata, durante il suo viaggio in Libano da Serge Hochar. L’incontro con il titolare di Château Musar, primo Man of the Year di Decanter nel 1976, consente a Luca di individuare le radici del fenomeno nell’agricoltura intensiva, nell’uso di lieviti selezionati e di nuove tecniche enologiche altamente impattanti sul prodotto finale. È la scintilla che nel 2001 lo porta a scrivere il Manifesto di Triple “A”, corredandolo di un decalogo di pratiche agricole e di cantina volte al rispetto del territorio, dei vitigni e della personalità del vignaiolo. Solo chi rientra in questi parametri potrà far parte del gruppo degli Agricoltori Artigiani Artisti distribuiti da Velier.

Ricominciare da tre

È una scelta pionieristica e difficile, considerando che solo tre delle numerose aziende vinicole già in portfolio rispecchiano i requisiti di Triple “A”: Domaine Huet, Movia e Château Musar. Saranno le uniche confermate nella nuova selezione. Luca Gargano avvia lo scouting delle altre realtà da distribuire insieme al fratello Paolo e a Fabio Luglio, partendo da Francia e Slovenia, e nel 2003 debutta ufficialmente il primo catalogo di Agricoltori Artigiani Artisti.

Triple “A”: selezione commerciale o movimento?

I capisaldi sono sostanzialmente tre: agricoltura almeno biologica in vigna, fermentazione spontanea e rifiuto di “trucchi” in cantina (correzioni, acidificazioni, aggiunta di mosto rettificato…), per accompagnare il vino alla sua massima espressione senza allontanarsi dalla materia prima. Però non va dimenticato che «a essere Triple “A” non sono i vini, ma le persone», come spiega il volume fresco di stampa Triple “A”. Vent’anni di Agricoltori Artigiani Artisti. Un racconto intimo e dettagliato dell’evoluzione di quel che spesso è stato identificato come un movimento, più che una selezione commerciale.

I precursori e i fondatori del catalogo

Tra i primi volti emblematici di Triple “A” troviamo Ales Kristancic di Movia, azienda di oltre 300 anni del Collio sloveno. Uno dei tre “supersititi” del precedente catalogo Velier (capitolo: Precursori). Fra le sue etichette più rappresentative assaggiamo Puro Bianco 2018, spumante non sboccato da uve Chardonnay. Un anno di legno del vino base e la sosta sur lie interrotta subito prima dell’assaggio danno vita a un prodotto esplosivo per ricchezza e acidità, cremoso, di bella struttura.
Nella primissima selezione del 2003 (capitolo: Fondatori) compare anche il Domaine Guillemot-Michel, piccola tenuta familiare del Mâconnais, biodinamica dal 1991. Produce solo Chardonnay (6 ettari) e un solo vino: il Viré-Clessé Quintaine, che nella recente annata 2021 mostra già l’esuberanza espressiva del sud della Borgogna e una piacevole vibra minerale; un vino tutto in divenire.

L’Italia entra in Triple “A”

L’idea originaria di non distribuire vignaioli italiani per non aggiungere un ulteriore passaggio alla filiera nazionale viene abbandonata quasi subito, quando il termine Triple “A” comincia a essere utilizzato correntemente, perfino nelle carte dei vini, per identificare etichette italiane affini per filosofia. Nel 2004, complice l’interesse dei produttori stessi, le Triple “A” aprono le porte anche ai vignaioli italiani.

Pepe e Bellotti, due pionieri del vino naturale italiano

Fra i primi a sposare il progetto c’è Emidio Pepe e il suo Montepulciano d’Abruzzo, ormai un cult per gli appassionati di tutto il mondo: un vino capace di preservare frutto e sostanza anche a distanza di molti anni (lo apprezziamo nella “selvatica” annata 2003). E Stefano Bellotti (capitolo: Pionieri), compianto precursore del vino naturale con Cascina degli Ulivi. Degustiamo il suo Filagnotti 2007, l’ultima annata in cui è prodotto come Gavi Doc. Una bottiglia caleidoscopica, che vive nel calice una continua evoluzione. Dal succo di pesca al pietrisco, all’anice, una punta di caramello, ketchup, mallo di noce, ricordi di torba. La bocca è potente, acetica, fresca, piacevolmente tannica, di grande persistenza.

Anfora: l’epifania in Georgia

Un altro viaggio, stavolta in Georgia, segna una nuova tappa nel percorso di Luca Gargano, che nel 2008 entra in società con il filologo Soliko Tsaishvili e altri suoi amici fondando Our Wine (capitolo: Anfore). L’obiettivo è tutelare una delle ultime testimonianze storiche di una tradizione vitivinicola millenaria, quella della vinificazione nelle kvevri (anfore di terracotta interrate, che assicurano una fermentazione bassa e costante). Prodotto estremo ma emblematico, il loro Rkatsiteli Grand Cru Akhoebi 2010 è un bianco fermentato e macerato a grappolo intero per 6 mesi in anfora (poi travasato e affinato in anfora altri 6 mesi). Molto evoluto e intenso, rimanda a note di caramello (Maillard), frutta macerata, gomma bruciata, toni vinilici e di terra. Al palato è corposo, estremamente tannico. Un calice da meditazione.

Le isole minori

Altre scoperte inaspettate provengono dalle isole mediterranee minori, da tempo sotto la lente di Luca Gargano. Uno degli ultimi progetti di Velier, Mare nostrum, nasce proprio per incentivare la produzione vinicola in questi luoghi «dando alla seconda generazione di produttori Triple “A” un sogno, fuori dalla comfort zone», spiega Pietro Fasola di Triple “A”. Sono già stati fatti alcuni piccoli investimenti in questa direzione a Carloforte, Levanzo e, fuori dall’Italia, in Grecia e Dalmazia. Oggi come ieri, si tratta di produzioni di nicchia in cui non di rado Velier prende parte attiva nelle realtà aziendali, offrendo gli strumenti e le risorse per farle crescere.

Ariousios e Altura, profondo Mediterraneo

È il caso di Dimitris Kefalas e l’azienda Ariousios, sull’isola greca di Chios, che dopo l’incontro con Luca Gargano sta orientandosi verso una produzione più naturale (capitolo: Progetti). Il suo Assyrtiko 2021, macerato 7 giorni e affinato 11 mesi sulle fecce fini in vasche d’acciaio, abbina note intensamente ossidative – melata, uva passa, albicocca disidratata – e di macchia mediterranea a una spiccata sapidità, con tannino ben presente.
Un vino che fa il pari con un’altra espressione isolana, stavolta nazionale: l’Ansonaco 2022 di Altura Vigneto (capitolo: Avanguardia), Ansonica in purezza dall’isola del Giglio, dove l’ex professore di matematica Francesco Carfagna vinifica dal 2000. Anche questo bianco vede l’apporto importante dell’ossigeno, dopo 7 giorni di macerazione in acciaio. Si rivela nel tempo, tra soffi di iodio che spezzano la ricchezza gusto-olfattiva di frutta disidratata, dattero, noce.

Gli ultimi ingressi

Vent’anni dopo la nascita di Triple “A”, il vino naturale è diventato mainstream e decine di nuove distribuzioni specializzate si sono affacciate sul mercato. La selezione di Velier oggi include un centinaio di aziende per circa 900 etichette a catalogo. Accanto ai primi Agricoltori Artigiani Artisti, molti dei quali sono ormai superstar del settore, gli ultimi ingressi spaziano da nomi già di riferimento a realtà produttive nate da poco.

Dalla Piana Rotaliana a Bosa

Tra i primi citiamo Foradori, entrato in selezione nel 2018 (capitolo: Fuoriclasse). Una delle storiche aziende del Teroldego Rotaliano, fondata oltre cent’anni fa e traghettata nel biodinamico da Elisabetta Foradori, oggi affiancata dai figli Emilio, Theo e Myrtha. Il loro Fontanasanta, Vigneti delle Dolomiti Nosiola Igt 2014 in formato magnum spicca per eleganza e integrità di frutto, grazie al controllo dell’ossigeno durante la macerazione di 8 mesi in anfora. Un bianco in stato di grazia. Piero Carta e il suo Filet 2020, bella espressione della Malvasia ossidativa tradizionalmente prodotta a Bosa in botti scolme sottovela (in questo caso, 24 mesi in barrique usate), è l’ultimissima novità in selezione (capitolo: Nuove leve).

Anche Champagne secondo decalogo

Non solo Italia fra i nuovi ingressi. Augustin è il primo Champagne a entrare in selezione (capitolo: Nouvelle Vague). Fedele al decalogo, l’azienda rifermenta in bottiglia con le fecce fini conservate in damigiana dalla prima fermentazione, aggiungendo zucchero di canna per rivitalizzarle. Come tutti i prodotti di Marc ed Emmanuelle Augustin, anche il Cuvée CXVI Blanc de Blancs Sans Sufre è un Brut Nature, dal naso tagliente e intenso, palato ricco e molto fresco, con esito complessivo di buon equilibrio. Affina 11 mesi in anfore e kvevri e 56 mesi sui lieviti in bottiglia.

Il futuro delle Triple “A”

I prossimi progetti degli Agricoltori Artigiani Artisti vedono nel ritorno alla policoltura un passo importante per la costruzione di un futuro sostenibile. Una scelta avanguardistica che riscopre e reinterpreta l’azienda agricola come organismo vivente a ciclo chiuso, con l’obiettivo di limitare anche gli effetti del cambiamento climatico. Ne sentiremo certo parlare nei prossimi progetti di Velier, che preferisce andare oltre al concetto di “vino naturale”. Come tutti i termini ripetuti troppo spesso, è ormai di uso comune, ma si sta svuotando del significato profondo e rivoluzionario con cui è stato partorito.
“Le Triple “A” sono nate dal sogno che un giorno l’onestà sarebbe diventata di moda. Le lobbies delle multinazionali della chimica, utilizzando le università, il potere politico e i mass media, erano riuscite a distruggere il vino trasformandolo in una bevanda standardizzata, senza anima e di difficile consumo”, scriveva Luca Gargano dieci anni fa. Oggi la rotta è ormai invertita e il consumo sempre più consapevole: possiamo considerarlo un primo obiettivo raggiunto, senza indugiare troppo su mode che domani troveremo superate.

Leggi anche: Il vino naturale è un punto di approdo, non d’arrivo

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© Riproduzione riservata - 23/10/2023

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