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Conti Sertoli Salis: amore per le difficoltà

15 Ottobre 2009 Roger Sesto
A Tirano, cuore della Valle e sede della Cantina di Roberta Dotti, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare alcune battute con gli enologi della Conti Sertoli Salis: Barbara Tamburini e Vittorio Fiore. Sappiamo che lo Sfursat Canua è il vino di punta; chiediamo quali siano i segreti della sua longevità. «Tutto dipende dalla materia prima, la cui qualità è a sua volta funzione di fattori naturali e umani; elementi quali terroir, andamento climatico, gestione della vigna incidono sulla bontà del frutto. Altrettanto importanti risultano tempi e modalità di raccolta delle uve, a cui deve far seguito un’estrema cura dei grappoli nell’appassimento. Infine, grande attenzione va prestata in cantina», ci dicono. Entriamo nel merito delle annate. «Cominceremmo da un’annata complicata, ma didattica, la 1993. La vendemmia fu caratterizzata da bassa produttività e da una precaria sanità delle bacche. La tardiva raccolta ebbe luogo intorno alla terza decade di ottobre, ma la maturazione, soprattutto zuccherina, fu scarsa, buoni gli aromi. Ciò rese difficile produrre il Canua, la cui qualità fu raggiunta solo grazie a una drastica diminuzione delle rese e a una draconiana selezione dei grappoli. Il vino si presentò con buona alcolicità e acidità, struttura relativamente importante e tannini all’inizio un po’ ruvidi, ma tendenti ad arrotondarsi. Certo non fu un’edizione molto longeva, dando il meglio di sé già dopo 5 anni, contro le consuete 10 e più primavere. La 1995 può definirsi un’annata classica, caratterizzata da una produttività media (60 quintali per ettaro) e da un’ottima maturazione delle uve. Ne scaturì uno Sfursat paradigmatico, per aromi e struttura, atto a virtuoso invecchiamento. Il 1997 fu tra i millesimi migliori; bassa produttività, maturità e sanità di frutto caratterizzarono quel grande raccolto, il che consentì di appassire un elevato numero di bei grappoli. Il tutto, per un Canua di grande struttura e complessità, grandemente longevo, capace di migliorarsi sino a 15 e più anni dalla vendemmia. Nel 1998 le viti furono assai produttive, sino a 80 quintali per ettaro, ma la qualità non ne risentì; grappoli abbastanza sani, una maturazione medio-buona, una raccolta precoce per un Canua atto a medio invecchiamento; qui la curva di maturazione ha raggiunto l’apice a 8 anni dalla vendemmia. Nel 1999 l’andamento vendemmiale fu migliore, con una minor produttività rispetto al 1998 e una più equilibrata maturazione delle bacche. Grazie a un andamento climatico di favore la raccolta fu tardiva, dalla terza decade di ottobre fino a inizio novembre, per una perfetta maturazione. Ne derivò uno Sforzato di grande complessità, adatto a un invecchiamento superiore ai 10 anni. Nel 2000, un andamento climatico un po’ instabile portò a delle uve non perfette, inducendo ad anticipare la raccolta alla prima decade di ottobre; il risultato fu un Canua adattoa medio invecchiamento, 6-7 anni. A differenza delle altre maggiori realtà vitivinicole, l’annata 2002 fu formidabile per noi. Questo per le perfette condizioni meteo. Ne derivò un vino adatto a un lungo invecchiamento, capace di migliorare. Siamo partiti con un’annata difficile e terminiamo con una anomala, la 2003; temperature elevatissime, anche di notte, e la siccità costrinsero a una vendemmia precoce, iniziata già l’ultima settimana di settembre. Il Canua 2003 è un vino particolarmente strutturato e alcolico, prono a un medio invecchiamento, con il raggiungimento del suo apice evolutivo dopo 5-6 anni di maturazione».

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