Le colline del Moscato sono state suddivise in 186 Unità geografiche (da non confondere con le Uga). Tra cru e “sorì”, un mosaico di microzone con caratteristiche pedologiche, climatiche e storiche precise
Dopo il passaggio a Docg avvenuto nel 2023, Canelli – la punta di diamante del Moscato – raggiunge un nuovo importante traguardo: la pubblicazione della mappa “I Cru di Enogea: Canelli Docg”a cura del cartografo e giornalista Alessandro Masnaghetti. La presentazione ufficiale, avvenuta lunedì 20 aprile nei locali della sede Ais Piemonte di Torino, ha rappresentato un momento di studio del territorio dal punto di vista geografico, geologico, storico e culturale. Ma è stata anche un’occasione per assaggiare le diverse espressioni di Moscato all’interno della Docg – che comprende 17 comuni – e nel tempo: una degustazione che ha messo in luce una capacità di evoluzione spesso inaspettata.
Una nuova identità
La nuova mappa, frutto di un lavoro certosino di ricerca tramite sopralluoghi in solitaria – «perché soltanto così riesci a crearti delle sensazioni che poi cerchi di trasmettere nei testi», spiega Masnaghetti – e del confronto con i produttori, permette un cambio di prospettiva sulla denominazione. Lo studio cartografico, e allo stesso tempo giornalistico, dà nuova forma a un’area da secoli simbolo del Moscato bianco, ma che oggi rivendica una propria identità autonoma e sempre più definita: «Il numero di zone individuate – solo per citarne alcune: Valdivilla, Moncucco e Camo – la dice lunga sulla tradizione di queste colline», aggiunge.
Il territorio del Canelli Docg diviso in 186 Unità geografiche
In tutto sono ben 186 le Unità geografiche – «da non confondere con le Unità geografiche aggiuntive, o Uga, in vigore in altre denominazioni», avverte Masnaghetti – riportate con diversi colori e delimitate seguendo criteri di omogeneità paesaggistica. A ciascuna unità è stato assegnato un nome ricavato dalla tradizione o dalla toponomastica tenendo presente l’obiettivo primario di tutto il lavoro: ovvero riportare per la prima volta su carta zone e toponimi legati al territorio del Canelli Docg.
Uno strumento per leggere un complesso mosaico di vigneti
Voluto dall’Associazione produttori Moscato di Canelli e sostenuto dal Consorzio dell’Asti Docg, il progetto permette di leggere il territorio secondo un criterio articolato e suddiviso in microzone con caratteristiche pedologiche, climatiche e storiche ben precise: un mosaico complesso. Come ha sottolineato il presidente dei produttori Gianmario Cerutti, si tratta di uno «strumento concreto, tangibile ed essenziale per raccontarci e per indicare, nel senso più profondo del termine, da dove veniamo».

Un percorso lungo più di trent’anni
Ma questa mappa è anche il compimento di un percorso iniziato oltre trent’anni fa. Nei primi anni Novanta, collaborando con Luigi Veronelli, Masnaghetti aveva intuito la necessità di raccontare il Moscato con rigore scientifico e sensibilità narrativa. «Già allora pensavo che le colline del Moscato e del Canelli meritassero un racconto più dettagliato, collina per collina, così come ai tempi si iniziava a fare per Barolo e Barbaresco. Oggi ci siamo arrivati e non so se essere più felice o più orgoglioso di aver dato il mio contributo», racconta l’autore.
Una mappa per un lessico rinnovato
Si è giunti in questo modo alla creazione di un lessico rinnovato per il Moscato, tradizionalmente percepito come vino più immediato, ma da sempre legato ai cru e alle giuste esposizioni: le migliori, le ripide colline rivolte a sud, sono i cosiddetti sorì. Masnaghetti stesso spiega come il cuore del progetto non sia solo la mappa in sé, ma anche il testo che la accompagna: uno strumento capace di tradurre in parole tutte le sfumature di suolo, clima ed esposizione.
E un foglio da condividere e stropicciare
Ma una cartina, da sola, non può cambiare nulla: è semplicemente un foglio che per diventare davvero efficace deve essere usato, condiviso, stropicciato: «La mappa può cambiare la percezione di un territorio solo se c’è un gruppo di produttori che quella stessa mappa la usa, la stropiccia, la macchia, la pasticcia, la regala», afferma il cartografo. In questo modo anche sommelier e comunicatori potranno spiegare con maggiore accuratezza le differenze tra bottiglie provenienti da sottozone diverse. È, dunque, un passaggio cruciale anche per il posizionamento internazionale del Canelli: «Da qui parte un nuovo percorso dinamico per valorizzare la nostra identità e farci conoscere nel mondo», conclude Gianmario Cerutti.