In Italia

In Italia

Badia a Coltibuono: etichette da consultazione

7 Aprile 2011 Roger Sesto
«Come naturale conseguenza di una storia di vinificazione millenaria», ci spiega Emanuela Stucchi Prinetti, «nelle nostre cantine abbiamo una raccolta di bottiglie di Chianti Classico Riserva a partire dagli anni Quaranta: a riprova della longevità del Sangiovese. Per questo nostro legame con la storia abbiamo sempre evitato la scorciatoia di produrre vini beverini e pronti subito». Chiediamo se vi siano segreti alla base della longevità del Chianti Classico. «Intanto vecchie vigne, coltivate biologicamente, esposte a condizioni climatiche ideali, sia per latitudine sia per elevazione (300 metri sul livello del mare), su terreni ricchi di depositi marini che costituiscono un substrato roccioso, ben drenati e profondi. Condizioni che portano il Sangioveto a una maturazione completa ed equilibrata. Optiamo poi per lunghe macerazioni a contatto con le bucce, dove agiscono solo lieviti autoctoni». Anche in questo caso cerchiamo di capire perché vengano conservate vecchie annate. Ci dicono: «Ogni anno accantoniamo un certo numero di Riserve per reimmetterle sul mercato dopo 10 anni, offrendo così agli amatori un’insolita esperienza di degustazione. La tradizione toscana», continua Emanuela, «di porre a riserva le partite migliori di vino è all’origine della fortunata selezione di Riserve storiche di cui Coltibuono può ancora disporre. Custoditi per anni nelle cantine della Badia in antiche botti di legno di castagno, questi vini rappresentano pagine di storia del Chianti Classico». Un flash sulle annate: quali le più eccitanti, da riassaggiare oggi? «La 1970: annata top per tutto il Chianti Classico. Rosso granato con sfumature tendenti al mattone, al naso sviluppa un aroma complesso con note di fiori sopra essenze di frutta. Equilibrato in bocca, con acidità e tannini morbidi ben integrati. La 1995: rubino intenso, con sentori speziati di liquirizia, chiodi di garofano e note di legno di cedro e scatola di sigari. Acidità ben bilanciata e buona persistenza al palato; piacevole concentrazione. La 1999: rosso rubino intenso, al naso mostra sentori di frutti di bosco, marasche e spezie. In bocca è morbido (ma più spigoloso del ’95), fine e vellutato, con una buona struttura caratterizzata dai tannini eleganti. Tra le annate più recenti promette assai bene l’ancora giovane e generosa ma già godibile 2006»

In Italia

Luigi Veronelli, vita spericolata di un enoico giornalista

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

La cucina italiana, in divenire e aperta alle contaminazioni

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

“Moscato? Secco per favore”. Analisi di una tendenza

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

I vincitori del XLV Premio Masi

Il Premio Civiltà Veneta all’imprenditore Luigi Carlon, allo scienziato Nello Cristianini e […]

Leggi tutto

WOW! The Italian Wine Competition 2026. I premi speciali

Ecco i vini più meritevoli per tipologia, denominazione e tipicità, che hanno […]

Leggi tutto

La cucina italiana, condivisione delle diversità

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

Meregalli, 170 anni di storia nel mondo del vino

Top player nazionale nella distribuzione di fine wines e spirits, nel 2026 […]

Leggi tutto

Ascesa, caduta e rinascita dello Chardonnay italiano affinato in legno

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

Con RPS Uno di Adami la Glera prende un’altra strada

Nella nuova cuvée della storica Cantina di Valdobbiadene l’uva principe del Prosecco […]

Leggi tutto
X

Hai dimenticato la Password?

Registrati