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Addio a Marco Felluga, patriarca della viticoltura friulana

5 Aprile 2024 Bepi Pucciarelli
Addio a Marco Felluga, patriarca della viticoltura friulana
© F. Gallina

Il celebre produttore se n’è andato lo scorso 2 aprile all’età di 96 anni. È stato una figura chiave del Consorzio Collio e di tutta la viticoltura friulana, che ha contribuito a far conoscere in tutto il mondo. Il nostro ricordo

Aveva trascorso in famiglia – con le figlie Patrizia e Alessandra e pochi intimi – le giornate di Pasqua e di Pasquetta. Nulla lasciava presagire che la sera dell’indomani, martedì 2 aprile, Marco Felluga avrebbe concluso il suo percorso terreno. Se ne è andato così, all’età di 96 anni, un altro degli uomini che hanno fatto la storia dell’enologia friulana e che ha contribuito in modo determinante a far conoscere il brand Collio in tutto il mondo.

Una storia di famiglia

Penultimo di sette fratelli – tre maschi e quattro femmine – era nato il 28 ottobre del 1927 a Grado, dove il papà Giovanni si era trasferito pochi anni prima da Isola d’Istria. Vignaioli da almeno tre generazioni, i Felluga a Grado gestiranno un albergo e una rivendita dei loro vini, sfusi ma anche in bottiglia. È sempre papà Giovanni che, intuite le potenzialità enoiche del territorio friulano, acquista i primi ettari di vigneto a Gradisca d’Isonzo: nasce la Giovanni Felluga, con Livio (il primogenito, classe 1914) e Marco al fianco del papà. Una società familiare che durerà fino al 1956, quando Livio si trasferirà a Cormòns (ed in seguito punterà decisamente sui colli di Rosazzo), mentre Marco resterà a Gradisca.

La nascita di Russiz Superiore

Oltre alla scuola di papà Giovanni («Da lui ho appreso tutto, mi ha insegnato la passione, la tecnica, il lavorare seriamente, l’onestà, la dedizione al lavoro», ricorderà) Marco completa la sua formazione, già in età adulta, alla scuola di enologia più quotata ai tempi, quella di Conegliano. Negli anni ‘60 si innamora di una storica tenuta di Capriva del Friuli, già appartenuta ai Conti della Torre: nel 1967 la acquisisce e da allora i vini con l’etichetta Russiz Superiore, creatura prediletta di Marco, contribuiscono a fare del Collio un’eccellenza mondiale.

L’impegno consortile

Del Consorzio Collio (fondato nel 1964, tra i primissimi in Italia) Marco diventerà anche presidente nel 1999 e manterrà la carica per due mandati. A lui – in collaborazione con il fotografo Oliviero Toscani – va il merito della provocatoria campagna “l’unico Bianco che amo” di cui si parla ancor oggi e che contribuì a diffondere, nei primissimi anni del secolo, l’immagine del Collio come patria di quelli che Slow Food avrebbe ribattezzato “Superwhites”. A testimonianza dell’importanza di quanto da lui fatto per la crescita del territorio, a Marco era stata conferita la presidenza onoraria del Consorzio.

Nel 2017 due compleanni speciali

La storia aziendale e personale di Marco Felluga ha un momento importante nel 2017, quando con una festa memorabile si celebra il suo 90° compleanno e il 50° di Russiz Superiore. Nell’occasione viene presentato il libro di Walter Filiputti Marco Felluga, una storia di intuizioni – Russiz Superiore, nel quale è sintetizzata la visione di Marco, semplice e raffinata insieme: «Non un’enologia che si adatta al mercato e alle mode, ma un’enologia “di nicchia” che si deve imporre sul mercato esprimendo il territorio e la cui sopravvivenza è legata totalmente al lavoro e alla passione del produttore».

Il lutto di tutta la comunità del vino

Gli ultimi anni di Marco sono stati segnati da due gravi perdite: nel 2019 quella della moglie Maria Alba e, nel 2021, quella dell’unico figlio maschio, Roberto, stroncato a soli 63 anni da un male incurabile, dopo che per 25 anni aveva affiancato prima e poi sostituito validamente Marco alla guida dell’azienda. La scomparsa di Marco Felluga – a pochi giorni di distanza da quella di un altro patriarca del Vigneto Friuli, Pietro Pittaro – ha avuto vasta eco nella comunità regionale. Il cordoglio delle istituzioni è stato espresso anche dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: «Se ne è andato un uomo appartenente a quella generazione che, dopo la seconda Guerra mondiale, ha saputo ripartire con coraggio e visione del futuro, rilanciando il Paese verso il benessere. Perché a questo ha contribuito Marco Felluga, facendo con successo impresa nel settore della viticoltura»

Da parte della redazione di Civiltà del bere sentite condoglianze a tutta la famiglia di Marco Felluga.

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