A Milano, in quattro tappe, l’evoluzione del vino icona della Cantina di Montalcino. Più qualche avvertimento da parte del suo proprietario, Lamberto Frescobaldi, in veste anche di presidente dell’Unione italiana vini
Il primo approccio con Lamberto Frescobaldi, venuto a Milano per parlare di CastelGiocondo, la tenuta di famiglia a Montalcino, è preoccupante, e lancia un monito in veste di “ambasciatore” della viticoltura italiana, quale presidente dell’Unione italiana vini: non si parli di estirpi, per favore, la vite è un presidio di un territorio, quello italiano, che rischia altrimenti di tornare indietro di secoli.
I rischi dell’abbandono
«Ogni anno», ha ammonito Frescobaldi, «56.000 ettari di vigna vengono abbandonati e non riconvertiti. Ogni giorno 7 ettari in Toscana tornano a diventare bosco». Tra le altre virtù, di una vigna, vi è quella di creare lavoro: «Ogni anno servono 250 ore-lavoro in media per 1 ettaro. Una persona governa 7 ettari, mentre per un campo a seminativo una persona ne cura 250!».

L’eccezione di Montalcino
L’allarme, naturalmente, non riguarda Montalcino, dove i vigneti invece si sono moltiplicati: «Nel 1967, anno di fondazione del Consorzio, si contavano 64 ettari», ricorda Frescobaldi, «mentre oggi siamo a 2.400 iscritti a Brunello». Di questa crescita è protagonista anche la famiglia fiorentina, che il 6 maggio a Milano ha ripercorso in tappe decennali la storia del Brunello CastelGiocondo, caratterizzate da cambi non solo climatici, ma anche stilistici.
Le annate ripercorse
2021***
Quella in commercio. Si segnala l’anticipazione della primavera e poi il freddo. Questo ha effetto sulla schiusura della gemma, che nel Sangiovese è precoce rispetto a Trebbiano, per cui «i vecchi piantavano in collina il Sangiovese», ricorda Frescobaldi. A volte si schiude addirittura a gennaio. Rimedi? La lavorazione dei terreni e radici più profonde, che non sentono il “messaggio” della primavera. Inoltre si ritardano le potature invernali, cosicché la pianta parta più tardi. Ma la brina primaverile è davvero un grande rischio e i Frescobaldi usano anche delle ventole, provenienti dalla Nuova Zelanda, per evitare il danno. Alla fine, la 2021 è unabella vendemmia: l’abbassamento della temperatura ha rallentato la vegetazione della pianta. Si coglie il bilanciamento di frutti di bosco, prugna, tabacco, scorza arancia, iodio e vaniglia. Al palato l’acidità è affilata, il tannino abbondante ma elegante, il finale ricorda l’arancia e il tabacco. Vibrante.
2016*****
Annata felice, in molte zone viticole italiane e qui si conferma nel suo equilibrio. Il vino è ancora fresco e tipico al naso, con note di erbe aromatiche, composta di prugne, tabacco dolce, macchia mediterranea (lentisco). Grande equilibrio tra la maturità del frutto e l’acidità, il tannino piacevolmente astringente, è persistente e chiude con un’avvolgente sensazione di calore.
2006**
Un approccio diverso, ancora segnato dalla ricerca di maggiori strutture, rispetto ad oggi. Il frutto è molto concentrato, con nota intensa di composta di prugna, tocco di ossidazione. Ha volume, calore alcolico, di media persistenza, con tannino concentrato e leggermente ruvido.
1995****
Annata caratterizzata dall’estate fredda e piovosa. Sono passati 30 anni e il colore naturalmente tende al mattonato. Il profumo è intenso e ricorda le erbe aromatiche, il lentisco, la corteccia, con un tocco di surmaturazione, composta di prugne e more, sottobosco. Buono l’equilibrio in bocca, con acidità citrica, tannino tipicamente polveroso, e un frutto maturo che sostiene la beva. Persistente.