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Born to resist: all’Enoluogo riflettori accesi sui Resistenti di Nicola Biasi

1 Giugno 2026 Jessica Bordoni
Born to resist: all’Enoluogo riflettori accesi sui Resistenti di Nicola Biasi

Il nostro salotto del vino milanese ha ospitato un walk-around tasting dedicato alla rete d’impresa fondata dall’enologo friulano-trentino, tra i pionieri della produzione Piwi in Italia. Il punto sull’evoluzione del movimento e l’assaggio delle etichette più rappresentative delle sette Cantine

Sono ancora in pochi quelli che ricordano il termine di partenza (Pilzwiderstandsfähige, cioè varietà di vite resistente ai funghi), ma sono ormai in molti a conoscere il significato della parola Piwi e ad aver assaggiato almeno una volta un vino da varietà frutto dell’incrocio tra la Vitis vinifera e altri generi di origine americana o asiatica (in una percentuale inferiore al 5%, che scende al 2% negli ibridi di ultima generazione), i cui geni garantiscono la capacità di difendersi dalle principali malattie fungine come oidio e peronospora, con ridotta sensibilità anche alla botrite, al marciume e alle rigide temperature. In Italia lo scenario è ancora una nicchia, ma in rapida evoluzione e i vitigni Piwi la w si legge come una v, alla tedesca e non all’inglese iscritti al Registro nazionale delle varietà di vite sono 36, ma nel prossimo futuro dovrebbero salire a 40.

Il contesto italiano

Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Abruzzo e Campania ne hanno permesso la coltivazione, mentre per la Puglia è attualmente in corso l’iter di autorizzazione. Gli ettari stimati sono circa 2.000, ma nell’ultimo triennio ne sarebbero stati impiantati altrettanti o quasi. La produzione resta limitata rispetto ad altre nazioni del Nordest Europa, con la Svizzera e la Germania capofila, ma c’è grande apertura, come testimonia anche la fondazione ufficiale di Piwi Italia (sul modello della rete internazionale Piwi International, attiva dal 1999) a fine 2023 con sede legale presso la Fondazione Edmund Mach a San Michele all’Adige, in Trentino.

I progetti firmati da Nicola Biasi

Tra i pionieri italiani c’è il friulano Nicola Biasi, nato a Cormòns ma con origini familiari in Val di Non, Trentino, dove è diventato produttore dell’ormai iconico Vin de la Neu a base di Johanniter. Biasi è anche enologo consulente con la sua Nicola Biasi Consulting e fondatore di Resistenti NB, una rete d’imprese che hanno scelto di dedicarsi ai Piwi – che lui preferisce chiamare appunto vini resistenti – a cui presta assistenza agronomica ed enologica. Lo scorso 18 maggio l’Enoluogo di Civiltà del bere ha ospitato l’evento Born to resist, un walk-around tasting che ha visto la partecipazione di tutte le sette aziende italiane del gruppo Resistenti, dislocate tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Piemonte, a cui si è aggiunto il Progetto Mosella a Briedel, in Germania, la cui produzione partirà ufficialmente con la vendemmia 2026.

La sostenibilità come effetto secondario

Per Biasi i tempi sono ormai maturi per portare il ragionamento dal piano della sostenibilità a quello della qualità. «Le uve resistenti ci permettono di ridurre fino al 70% i trattamenti e gli interventi in vigna con una conseguente diminuzione del consumo di acqua e di emissioni di CO2, e questo è già moltissimo. Ma la gente non vuole solo vini buoni dal punto di vista etico ed ecologico, ma anche e soprattutto in termini di sapore. Dopo 20 anni di ricerche e sperimentazioni, siamo arrivati a prodotti di grande finezza espressiva e gustativa. La sostenibilità diventa un effetto secondario. Il primo livello è quello del piacere». Per l’enologo questo tema è strettamente collegato al concetto di vitigno inteso come un mezzo tecnico e come tale modificabile, al pari del tipo di contenitore o del wine-maker.

l protagonisti del tasting all’Enoluogo

«Nei Paesi produttori storici come l’Italia l’uva viene ancora vista come un bambino da preservare, ma il climate change ci chiama ad altre logiche». Per Biasi salire sempre più in alto non rappresenta la soluzione, mentre impiantare cultivar capaci di performare meglio, sopportando temperature anomale ed eventi estremi sì. E questo ragionamento va oltre i Piwi a suo avviso.

I produttori presenti all’Enoluogo per l’evento Born to resist

Tornando alle uve resistenti: «Le più interessanti sono Johanniter, Souvignier gris, Soralis e Bronner per i bianchi; Merlot Khorus, Pinot Kors e Regent per i rossi». Il tasting all’Enoluogo ha permesso l’assaggio di uno o più referenze dei Resistenti. Sette aziende e sette territori diversi per altitudine (dai 7 agli 852 metri), suoli e microclimi, che spaziano dal mar Adriatico alle Dolomiti trentine passando per il Collio, la “riviera” friulana udinese, la Pedemontana veneta, i Colli trevigiani, il Monferrato alessandrino e la Valbelluna.

Le produzioni aziendali e i Renitens

C’è però una convinzione condivisa. «Il futuro non dev’essere un compromesso ma una scelta», sostiene Nicola Biasi. «L’obiettivo è fare vini capaci di esprimere al meglio il territorio; e le uve resistenti – ma non solo – danno quest’opportunità. Il progetto non “uniforma” le Cantine, le mette in dialogo. Ogni realtà lavora nel proprio luogo, con la propria mano e la propria sensibilità. E poi la rete si racconta insieme in appuntamenti ed eventi». Accanto alle produzioni aziendali, c’è il progetto enologico corale Renitens, un vino bianco concepito ogni anno da Nicola Biasi selezionando le migliori partite di ciascuna delle aziende fondatrici (l’annata corrente è la 2024). Nel tempo si sono aggiunti anche Baby Renitens, blend collettivo dallo spirito immediato e conviviale (in vendita la 2024), e Red Renitens, l’assemblaggio che prova come la “resistenza” possa essere anche rossa (2023).

PIWI ALLA PROVA DEL CALICE – I MIGLIORI ASSAGGI ALL’ENOLUOGO

Nicola Biasi – Vin de la Neu 2022

In assaggio l’annata 2022, ovvero la decima edizione di questo vino da uve 100% Johanniter che crescono sulle Dolomiti trentine, in Valle di Non: mezzo ettaro a Coredo, nel comune di Predaia, a un’altitudine che supera gli 850 metri. Un bianco fuori dagli schemi, dall’incredibile energia alpina, con richiami di erbe officinali come timo, maggiorana, pino mugo, pompelmo e lime, a cui si aggiungono camomilla e mentuccia. Il corpo è medio ma saldo, il sorso aggraziato e di accattivante progressione. In questo decennio il Vin de la Neu è diventato un piccolo grande classico, con una produzione che oscilla tra le 1.000 e le 2.000 bottiglie destinate ai migliori ristoranti e su assegnazione. Ha fatto e continua a fare scuola.

Albafiorita – Soffio, Venezia Giulia Bianco Igt 2024

Siamo a Latisana (Udine), 5 km dal mar Adriatico. In tutto 8 ettari in biologico di cui 2,5 allevati a varietà Piwi. Soffio è una delle etichette più rappresentative di questa ricerca, blend di Soreli e Sauvignon Kretos che fermenta e matura in barrique nuove e di II passaggio. Figlio di un’annata calda, si esprime con note di frutta a polpa gialla, richiami agrumati e tropicali. La freschezza vibrante rende la beva molto dinamica.

Ca’ da Roman – Ecelo I, Metodo Classico Extra Brut

La Cantina si trova alle porte di Bassano, sotto il Monte Grappa, e ha fatto una scelta radicale: produrre solo vini Piwi nei 7 ettari di vigneto bio. Una vasta gamma che oltre ai bianchi e ai rossi comprende anche le bollicine, sia in versione Metodo Charmat che Classico come Ecelo I. Da uve Souvignier gris con un affinamento di 30 mesi sui lieviti. Questa edizione è il frutto della vendemmia 2023, sboccata a marzo 2026. Bouquet agrumato, poi mango, arachidi e pan brioche. In bocca bella pulizia, mineralità, verticalità.

Colle Regina – Forte, Colli Trevigiani Bianco Igt 2023

La proprietà si trova a Farra di Soligo (Treviso), nella patria del Prosecco Docg e della Glera, che è stata in parte estirpata per far posto alle uve resistenti, per un totale di 2 ettari sui 13 complessivi, tutti bio. I primi impianti risalgono al 2014 a varietà Solaris, un appezzamento a 300 metri sulla collina di Col San Martino, da cui nasce questo bianco intenso, sapido e definito, che viene vinificato in cemento non vetrificato per esaltare i suoi aromi di pesca, melone bianco e salvia, con finale di pietra focaia e burro.

Oddone Prati – Muraglia, Vino Bianco d’Italia 2025

Dal Collio all’Alto Monferrato Alessandrino di Strevi, dove la famiglia Prati possiede 50 ettari e la viticoltura si concentra sulle varietà tipiche locali come Dolcetto, Brachetto e Moscato. Nel 2023 Ginevra Prati è riuscita a convincere il padre Pierluigi a destinare un piccolo appezzamento alle varietà resistenti, affidandosi alla consulenza di Nicola Biasi che già seguiva il resto della produzione. Sui terreni calcareo-marnosi e tufacei sono state impiantate le varietà Sauvignon Rytos e Soreli, da cui è nata una prima microproduzione 2025 (di 135 bottiglie) assaggiata in anteprima; mentre la prima etichetta ufficiale, targata 2026, vedrà la luce nel 2027. La scelta del nome Muraglia è un manifesto di forza e mineralità per un bianco vinificato in acciaio, con piacevoli note fruttate e una freschezza che accompagna il sorso dall’inizio alla fine.

Poggio Pagnan – Costante, Veneto Rosso Igt

I due titolari, Alex e Limana e Giampaolo Ciet, sono tra i fondatori di Piwi Veneto, che dal 2017 ad oggi è passato da 5 a 130 soci. Tra le varietà impiantate c’è il Cabernet Cortis, da cui nasce il vino dedicato al nonno di uno dei titolari, che ha tramandato la saggezza e l’amore per la terra. Suoli franco-limosi, fermentazione a contatto con le bucce per 14 giorni a 28 °C, poi 10 mesi in barrique francese di II passaggio e 2 mesi in bottiglia. Se in Italia la produzione Piwi è ancora perlopiù bianchista, questo rosso convince per eleganza, definizione e freschezza, con richiami di frutti di bosco, lampone, cassis, seguiti da una raffinata speziatura dolce.

Tenuta Della Casa – Sinfonia, Venezia Giulia Bianco Igt 2025

Ci spostiamo a Cormòns, nel Collio, dove Renato Della Casa possiede 45 ettari di terreno, di cui solo 5 ettari vitati, 1,5 a Piwi. La passione per la musica si rivela nei nomi delle referenze, come questo bianco “sinfonico”, frutto dell’unione tra Fleurtai e Sauvignon Kretos che fermenta e affina in barrique. Il naso è polifonico e intrigante, con richiami di pera, frutta tropicale, note iodate. In bocca è vivace, solare, agile nella progressione e piacevole nella spiccata sapidità.

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