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Pinot nero Hofstätter e Caprai a confronto

20 Luglio 2020 Elena Erlicher
Pinot nero Hofstätter e Caprai a confronto

Una sfida tra “re” sull’altopiano di Mazon, la culla del Pinot nero. Martin Foradori (Hofstätter) e Marco Caprai presentano i loro Pinot nero e non solo. A confronto anche due Sauvignon, due interessanti esperimenti e due autoctoni (Lagrein e Sagrantino).

La culla del Pinot nero, quell’altopiano altoatesino di Mazon dove da 160 anni si alleva questa varietà, il 9 luglio è stata teatro di una degustazione comparata tra vini di Hofstätter e Arnaldo Caprai. La particolare iniziativa, che si è svolta nella Tenuta Barthenau di Hofstätter, ha messo a confronto un Pinot nero altoatesino e uno umbro.

Non solo Pinot nero

L’iniziativa è nata da Marco Caprai, da oltre 30 anni alla guida dell’azienda specializzata nella produzione del Sagrantino di Montefalco e relativamente nuovo alla produzione di Pinot nero. E insieme a Martin Foradori, quarta generazione di casa Hofstätter, che di quest’uva ha fatto invece la sua bandiera, ha confrontato diverse espressioni che vitigni uguali possono avere in terroir differenti. Sì, perché oltre al Pinot nero, i due produttori hanno proposto in degustazione altri sei vini, per un totale di quattro flight in blind tasting.

La manifestazione si è svolta nella Tenuta Barthenau di Hofstätter

Due re faccia a faccia

Foradori e Caprai, due personalità forti, riconosciute rispettivamente come il re del Pinot nero e il re del Sagrantino, sono ambasciatori del loro territorio nel mondo e hanno come comun denominatore proprio l’attaccamento che nutrono per la loro terra. Se Foradori ha esordito il suo Barthenau Vigna S. Urbano, Pinot nero Alto Adige Doc, Caprai ha risposto con il suo Malcompare, Pinot nero Umbria Igt. La vendemmia scelta era la 2016, considerata un’annata “classica” per la varietà.

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot nero

«Il primo è espressione di un cru, una microzona nel cuore della tenuta», spiega Martin Foradori, «da viti di oltre 65 anni d’età allevate su suolo prevalentemente argilloso, con il 30-35% di ghiaia calcarea». Il mosto fermenta per il 25% con raspo in botte, mentre il vino riposa in piccole botti di rovere per 12 mesi ed è assemblato in botte grande dove rimane per altri 8 mesi. Di colore rosso rubino molto brillante, al naso evidenzia note fruttate di amarena e lampone, floreali di rosa e una speziatura (noce moscata) equilibrata. Più agile e snello del secondo campione, in bocca è elegante e fresco con tannini ben integrati.

Malcompare Pinot nero

«Il secondo è frutto della collaborazione, nel 2015, con l’enologo francese Michel Rolland», dice Marco Caprai. «Non possiamo produrlo tutti gli anni. Le uve arrivano da due vigneti nella valle di Gubbio, sul crinale tra Umbria e Marche: uno più vecchio e uno più giovane (2010) che nasce da un progetto di recupero di una cava dismessa. La vinificazione è tradizionale con le bucce e l’affinamento in barrique per 18 mesi». Nel calice il colore rubino è più compatto; al naso spiccano note di lampone, viola e spezie; al palato è morbido, sottile ed elegante.

I vini degustati

I Sauvignon

Gli altri flight hanno visto il confronto del Sauvignon in due declinazioni: il Sauvignon Umbria Igt di Caprai e l’Oberkerschbaum Sauvignon di Hofstätter, entrambi 2018 – annata calda ma che si è rivelata ottima. Il primo è stato scelto da Marco Caprai come «la varietà bordolese bianca che meglio si è acclimatata nel terroir di Montefalco, tra quelle sperimentate». Nel calice si rivela un Sauvignon assai tipico, fresco, sapido e più profondo. Dalle vigne di montagna (750-800 metri), a Pochi di Salorno, arriva il campione di Hofstätter. Sa di buccia di pompelmo, gelsomino, pietra focaia; è morbido, sapido, con una nota fumé.  

Gli esperimenti

Nei calici alla cieca anche due esperimenti dei produttori: un Gewürztraminer 2009 affinato in anfora per Hofstätter, mai messo in commercio e l’Ice Wine Umbria Igt 1996 di Caprai. Di “ice” ci sono solo le uve (Sauvignon, Chenin, Viognier, Chardonnay, Muscat) che vengono congelate per preservarne gli aromi e poi vinificate in barrique.

Gli autoctoni Lagrein e Sagrantino

Infine riflettori puntati sulle varietà autoctone dei loro territori, con il Steinraffler Vigna Lagrein, Alto Adige Doc 2016 di Hofstätter e – l’inevitabile scelta di Caprai – lo Spinning Beauty, Montefalco Sagrantino Docg 2010. Il primo ha profumi terroso-minerali e di susina matura; al palato evidenzia le sue componenti aromatiche fruttate e minerali. Il secondo riposa in barrique 8 anni e ha straordinarie capacità d’invecchiamento. Mora, confettura, rosa e spezie al naso, potente e inteso al palato.

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