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Dove va la Puglia del vino? Rossi autoctoni al giusto prezzo

6 Settembre 2010 Elena Erlicher
Varietà rosse autoctone, nuove tecnologie in cantina nel rispetto della tradizione, buona qualità al giusto prezzo. Queste le tendenze della Puglia vitivinicola emerse in occasione del Wine Tour che si è svolto in Salento dal 27 luglio al 1° agosto durante la manifestazione Rosati in terra di Rosati. La Puglia è una regione vocata alla produzione di vini rossi intensi e fruttati, che sono espressione del territorio da cui provengono, perché ha tutte le caratteristiche che servono a far maturare bene l’uva nera: sole, luce e terreni argillosi ferrosi costantemente lavorati. Proprio su questa tipologia i produttori stanno concentrando la maggior parte degli investimenti. In vigna si piantano soprattutto varietà rosse autoctone come Negroamaro, Primitivo e Nero di Troia anche attraverso selezioni di vecchi ecotipi (come ha fatto l’azienda agricola Santi Dimitri di Galatina con il Negroamaro e il Primitivo grazie alla consulenza del prof. Calò e dell’Istituto per la viticoltura di Conegliano) o il recupero di vecchi vigneti (come quello di Negroamaro del 1946 allevato ad alberello di Masseria L’Astore di Cutrofiano). Ma si sperimentano anche nuove tecniche di allevamento, come quella dell’Azienda Monaci di Copertino a cordone speronato “a braccio incrociato”, che permette una maturazione omogenea dei grappoli indipendentemente dalla loro distanza dal ceppo; e si reimpiantano vitigni autoctoni considerati minori, che erano in via d’estinzione, come i 7 ettari di Sussumaniello e i 5,5 di Ottavianello nell’azienda di Carovigno di Agricole Vallone. Le cantine si avvalgono delle tecnologie più avanzate frutto di recenti ristrutturazioni, come quella ancora in corso alla Cupertinum, la storica Cantina sociale di Copertino che in occasione dei suoi 75 anni di vita ha anche cambiato marchio; utilizzano moderni vinificatori, come i silos in acciaio con gabbia rotativa interna per muovere la massa di Due Palme di Cellino San Marco; e addirittura studiano nuovi prototipi, come il magazzino completamente automatizzato con capienza di 1.500 pallets di Masseria Maime di Tormaresca. Questo senza tralasciare le tecniche che derivano da una lunga e consolidata tradizione: si utilizzano ancora, ad esempio, le vasche in cemento sopraelevate o interrate, tipiche delle cantine salentine, per la fermentazione e per l’affinamento. Il cemento, infatti, permette il mantenimento costante della temperatura e garantisce un’ottima conservazione del vino, oltre a consentire uno sfruttamento ottimale degli spazi. Inoltre è l’ideale per la svinatura del mosto quando si producono vini rosati, come si è potuto osservare nelle cantine di Azienda Monaci e di Michele Calò. Altra tendenza in cantina è un utilizzo più bilanciato del legno rispetto al recente passato: produttori ed enologi mettono sempre meno vino in barrique e per minor tempo (le riserve maturano in legno al massimo 12 mesi). Un uso più massiccio della barrique avviene in quelle aziende che non sono di proprietà di pugliesi, come Tormaresca degli Antinori e Masseria Li Veli della famiglia Falvo di Avignonesi, o si avvalgono della consulenza di enologi non di origine pugliese, come Masseria L'Astore. Una curiosità: nel corso del Wine Tour non si sono quasi mai viste botti grandi nelle cantine. I vini pugliesi hanno, quindi, tutte le caratteristiche per poter essere apprezzati dal consumatore odierno: hanno una propria identità e un carattere definito. Sono vini “eloquenti” – come ama definirli Severino Garofano, uno degli enologi che hanno fatto la storia della Puglia vinicola – che parlano di una terra vocata alla viticoltura che sta investendo sempre più in qualità. La Cantina sociale Due Palme, ad esempio, ha cominciato a pagare i soci in base alla qualità e non alla quantità delle uve conferite. Altra caratteristica che rende i vini di questa regione particolarmente appetibili è il loro ottimo rapporto qualità-prezzo. Qui si producono etichette che, con qualità similari, altrove costerebbero tre volte tanto, come il Copertino Rosso Riserva Doc, uno dei vini bandiera della Cantina sociale Cupertinum, creato da Severino Garofano, che viene venduto nel punto vendita aziendale a meno di 7 euro.

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