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Suavia: l’importanza del cru

15 Gennaio 2010 Roger Sesto
Condotta dalle giovani sorelle Tessari, a Fitta, frazione di Soave, Suavia è una tra le più dinamiche Cantine della denominazione, capace di esaltare i propri cru, il terroir vulcanico, la varietà Garganega. Due le etichette di punta, il Soave Classico Doc Monte Carbonare, che matura in acciaio, e il Soave Classico Doc Le Rive, lavorato con misura in piccoli fusti di vari passaggi. Entrambe con un loro percorso evolutivo, in ogni caso bisognose di alcuni anni di bottiglia per dare il massimo. Chiediamo quali siano state le annate più interessanti, di cui abbiano conservato un buon numero di bottiglie. È Valentina Tessari, enologa, a risponderci: «La stagione 2001, con il suo inverno mite e piuttosto umido, ha consentito una buona maturazione dei tralci, valida premessa per un germogliamento ottimale e anticipato. Fioritura e allegagione hanno poi permesso lo sviluppo di grappoli spargoli, perfetti per uva di grande qualità. Ne è scaturito un Le Rive che ci sta emozionando». Indaghiamo su quale sia l’annata che più l’ha colpita. «Chiedere a un agricoltore di scegliere la migliore fra le annate è come chiedere a un genitore di scegliere il figlio prediletto. Ogni vendemmia è speciale a suo modo, risultato di irripetibili equilibri tra infiniti fattori. Detto questo, se devo parlare di un millesimo che mi ha coinvolta particolarmente, posso menzionare il 2003. Annata ostica, rovente, che ha richiesto un attento e costante lavoro in vigna: sulle nostre colline, a 300 metri di altitudine, l’acqua è un bene prezioso, raro nei mesi estivi. Nonostante il lieto fine, quel millesimo ci ha assorbiti totalmente, regalandoci poi una soddisfazione immensa quando ne abbiamo apprezzato i risultati».

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