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Un quarto di secolo di Argentiera a Bolgheri

Un quarto di secolo di Argentiera a Bolgheri
Il titolare di Argentiera Stanislaus Turnauer, il direttore generale Leonardo Raspini e l’enologo Nicolò Carrara

Una verticale del vino ammiraglia, Bolgheri Superiore, per ricordare la storia della tenuta toscana, passata di mano nel 2016 all’austriaco Stanislaus Turnauer, alla presenza del direttore generale Leonardo Raspini e dell’enologo Nicolò Carrara

Nei locali del Remedy di Milano, luogo ambizioso che si pone tra il wine bar e il wine club, abbiamo preso parte a una verticale di Argentiera, il Bolgheri Superiore Doc che è anche etichetta ammiraglia dell’omonima azienda posta sulle alture di Donoratico, affacciata sulle isole dell’arcipelago toscano. Argentiera ha una storia particolare e questo vino è una sorta di cartina tornasole. L’azienda nasce nel 1999, con le famiglie Fratini e Antinori, che lascia nel 2009, nei luoghi della tenuta di Donoratico appartenuta alla famiglia Serristoridi Firenze, che l’aveva acquisita nel 1512. In epoca etrusca l’area era un sito di estrazione dell’argento, da cui il nome, già esistente nei mappali del catasto granducale. Il progetto enologico odierno prende forma anche grazie al coinvolgimento di Federico Zileri Dal Verme, ancora oggi amministratore delegato, figura agronomica di riferimento nel Bolgherese.

La seconda vita di Argentiera

Segue una seconda fase, con il passaggio nel 2016 alla nuova proprietà dell’imprenditore austriaco Stanislaus Turnauer, che in sostanza arriva a metà della storia che abbiamo “assaggiato” a Milano. «Di formazione austro-ungarica», racconta Turnauer, «sono cresciuto nelle campagne svizzere e mi sono trovato anche in Inghilterra come aiutante in fattoria». Al di là della formazione bucolica, Turnaurer proviene da una famiglia solida di imprenditori e matura presto una passione per il vino di pregio. Durante un viaggio per visitare le terre degli Etruschi e il golfo di Baratti, passa inevitabilmente da Bolgheri. È già un amante dello stile bordolese, e la bellezza del luogo, unita alla semplicità della vita locale, lo conquistano. Nel 2016 acquista la tenuta e nel 2018 si trasferisce in Italia, ormai dipendente dallo stile del luogo. Ora vive tra Firenze e il mare.

L’amore e la conoscenza del luogo

In pratica, le annate che assaggiamo raccontano tutta una storia piuttosto breve (per il mondo del vino) e complessa, con i suoi passaggi di proprietà, ma si coglie un valore di fondo, conservato dall’attuale management. Argentiera investe negli anni in uomini e donne con bagagli professionali eterogenei, ma accomunati dall’amore per il luogo e dalla conoscenza precisa dello stesso. Pensiamo soprattutto a Leonardo Raspini, direttore generale di comprovata esperienza bolgherese, e all’enologo Nicolò Carrara, da dieci anni in cantina, affiancato dall’expertise bordo-bolgherese di Stéphane Derenoncourt.

Vini “tra il bosco e il mare”

Ma veniamo allo stile di questi vini “tra il bosco e il mare”, come li definisce Raspini, che cerca un’espressione matura, mediterranea, essendo tra gli ultimi a raccogliere solitamente, ma con una verve di freschezza che rende questo rosso bolgherese molto brillante. «Con l’annata 2009 particolarmente calda», ha spiegato Raspini, «abbiamo capito che non è necessario arrivare alla totale maturità fenolica, così manteniamo freschezza e l’alcol resta anche più contenuto».

Lo Scenario per l’anniversario

Prima del commento delle diverse annate dell’Argentiera, desideriamo segnalare l’eccellente Scenario, Bolgheri Bianco Doc, presentato con l’annata 2023 in occasione dei 25 anni dell’azienda. Proveniente dalla vigna più alta di Vermentino, immersa in un bosco, è intenso, complesso e ricco, con note squillanti di agrume, ma al palato morbido e avvolgente; affinato 9 mesi in contenitori di ceramica Clayver da 400 litri e in cigars, botti da 320 litri, piegate a vapore e non tostate.

Come nasce Argentiera, Bolgheri Superiore Doc

Passiamo quindi all’Argentiera, un blend di uve dai vigneti più vocati: Cabernet Sauvignon circa 50%, Merlot circa 45% (le parti si invertono dal 2019) e il resto Cabernet Franc, «talvolta co-fermentate, per farle armonizzare da subito», spiega l’enologo. Non pigiano, diraspano e riempiono le vasche per gravità. La fermentazione parte lentamente, poi lasciano salire la temperatura fino a 28 °C. Dai 6-7 gradi di alcol eseguono le follature e rompono il cappello. A 9-10 gradi la fermentazione rallenta e lasciano le bucce in infusione per 28-30 giorni. Segue affinamento in barrique nuova per 12-14 mesi. Dalla 2012 hanno inserito anche il tonneau e poi la botte grande, non solo francese, ma dall’Austria e dall’Alto Adige.

La verticale di Argentiera, Bolgheri Superiore Doc

2003***

Questa annata, la prima di Argentiera, è anche passata alla storia come una delle più calde, forse superata solo dalle recentissime. Il vino è servito in Magnum, e pur essendosi conservano bene, al naso dominano note terziarie, profumo di prugna matura e di composta di frutti neri. È caldo anche in bocca, maturo, con sensazione di liquirizia finale e un tocco di pino, il tannino è granulare e maturo.

2006****

Ha il pregio di esprimere il lato più tipico di questo terroir, quello legato al mare e alla mediterraneità. Ha frutto intenso e sensazioni balsamiche, con un tocco di cacao. Chiudi gli occhi e vedi Bolgheri.

2007***

Empireumatico, si diceva un tempo; ricorda le tostature ma con una nota pungente e intrigante di spugna marina. In bocca è balsamico, fresco, potente. Fin troppo.

2009****

Elegante, composto, decisamente meno esuberante del precedente e ancora molto preciso. Colpiscono le note marine, il balsamico e il minerale-terroso. Piacevole l’ingresso in bocca, elegante e profondo. Sapore di caffè, minerale, con tannino deciso, vibrante e persistente.

2013*****

Annata regolare, fresca. Il nuovo corso si fa sentire: ha un bouquet ammaliante, ampio, con frutti rossi e neri, maturi ma non cotti, tocco di pino ed eucalipto, vaniglia e spezie, caffè, lampone. In bocca si ritrova l’influenza marina, è stratificato con frutto e tostature. Elegante, dal tannino ben tornito e ottima freschezza.

2016*****

Annata equilibrata, ancora giovane, che regala quindi tanta freschezza oltre alla pienezza bolgherese: peperone, frutto rosso e mora, spezie e vaniglia, felce ed eucalipto. Il sorso è caratterizzato dalla morbidezza, intenso, pieno, ma fresco con retrogusto di frutti rossi e finale balsamico, lungo con concentrazione ed eleganza.

2017****

Nelle annate molto siccitose, all’Argentiera si esegue una garbata irrigazione e il risultato si sente. Anche in questo caso l’espressione è sorprendente per l’annata. Freschezza al naso, elegante, con spezie e tostature ben dosate, frutti rossi e neri, tocco di cioccolato. In bocca spicca l’equilibrio di frutto e l’acidità vibrante che allunga. Il tannino è vibrante, deciso, lungo, il finale fresco.

2019****

In quest’annata è particolarmente intensa la nota di vaniglia e frutti rossi, derivante dall’importante sostegno del Merlot, che conferisce anche morbidezza e persistenza, dolcezza e pienezza con finale balsamico. Da questa annata il Merlot diventa preponderante.

2021*****

Grande vendemmia, paragonata alla 2006. Un bouquet davvero eccezionale, ampio e intenso, floreale, con supporto di frutti rossi, tocco balsamico e iodio. Anche in bocca non scherza: l’ingresso è pieno di frutto, setoso, fresco con grande equilibrio tra acidità e maturità del frutto. Notevole qualità dei tannini, rotondi e precisi.

2023****

Ventesima vendemmia. Andamento atipico dell’annata, con pioggia primaverile che ha generato una riserva idrica e vendemmia in condizioni ottimali. Ancora evidente la vaniglia, ma molto presente il timbro erbaceo e fresco. Il tannino è vibrante e morbido. In generale, le annate recenti mettono in mostra vini più precisi, e i 6 mesi di cemento prima dell’imbottigliamento, che ha preso il posto dell’acciaio che tendeva a “ridurre” con note più acri, portano evidente beneficio.

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