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LVMH tra difficoltà logistiche e nuove scommesse

21 Aprile 2022 Anita Franzon

Nonostante le conseguenze di due anni di crisi sanitaria e i drammatici eventi che stanno coinvolgendo l’Ucraina, il gruppo leader mondiale di prodotti di alta gamma e beni di lusso Moët Hennessy Louis Vuitton (LVMH) ha raggiunto importanti successi con un fatturato di 18 miliardi di euro nel primo trimestre del 2022, in crescita del +29% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Per approfondimenti: Vino-Joy, Decanter, Financial Times , The drinks business e Wine Enthusiast

A guidare il gruppo sono i settori della moda, dei cosmetici e della gioielleria, che contano ricavi stellari nonostante la chiusura dei negozi in Russia. Qualche ostacolo ha colpito, invece, l’area del vino e degli altri alcolici, comunque in crescita, anche se non a doppia cifra. La causa è da ricercare nei problemi di approvvigionamento di alcuni materiali (vetro, carta e tappi) e nei ritardi nelle spedizioni. Lo ha comunicato il gruppo stesso in una nota stampa che contiene il report finanziario del primo trimestre di quest’anno.

I ritardi della logistica e il reperimento dei materiali colpiscono anche LVMH

I vincoli e i ritardi nella fornitura globale comprimono anche i profitti di LVMH. Sono 23 i marchi del settore wines & spirits all’interno del gruppo e, tra questi, il business dello Champagne non conosce flessioni. I volumi sono in forte crescita, in particolare in Europa e Giappone, accompagnati da una ferma politica di aumento dei prezzi; la Maison Armand de Brignac, che da maggio 2021 è al 50% di LVMH, è stata inclusa per la prima volta nei conti. Ottime le prestazioni anche per il whisky Glenmorangie e per la vodka Belvedere. Il cognac Hennessy ha, invece, visto una diminuzione dei volumi a causa dei ritardi nelle spedizioni e delle mancanze nelle forniture all’inizio dell’anno (Vino-Joy).

Ma i progetti non si fermano: partenza dall’Himalaya

Il gruppo fa sapere che “nell’attuale contesto geopolitico e alla luce dell’impatto in corso della pandemia, LVMH rimane vigile e fiducioso (…). Continuerà a perseguire una strategia incentrata sullo sviluppo dei propri marchi, guidato da una forte innovazione e dagli investimenti, nonché da una costante ricerca della qualità dei propri prodotti e della loro distribuzione”. Così si legge nel comunicato stampa. Dunque, i progetti enologici di LVMH non si fermano. A breve usciranno i nuovi vini da singolo vigneto ad alta quota (tra i 2.200 e i 2.600 m slm) prodotti sull’Himalaya con il marchio Ao Yun che, tradotto, significa non a caso “volare al di sopra delle nuvole”. In questa regione vinicola completamente nuova situata nel sud-ovest della Cina, il gruppo ha investito per la produzione di etichette premium (Decanter).

E ritorno in Francia, per la precisione in Provenza

Intanto Moët Hennessy lancia Nomade. È il primo rosato provenzale di Château Galoupet (azienda acquistata da LVMH nel 2019) in bottiglia di plastica piatta realizzata con “prevented ocean plastic” (POP). Questa speciale bottiglia (ne avevamo già parlato qui) è stata creata con materiale riciclato raccolto dalle zone costiere; ha l’ulteriore vantaggio di essere leggera (pesa 63 grammi, ovvero quasi 10 volte in meno rispetto a una normale bottiglia e consente di far risparmiare il 40% dello spazio rispetto a un formato circolare) e infrangibile, oltre a essere completamente riciclabile. Potrà sembrare un azzardo, ma se un marchio di riferimento come questo sta investendo su questa tipologia di contenitori, c’è da aspettarsi che possano avere un futuro (Financial Times).

Bottiglie piatte e di plastica: saranno il futuro?

Studiata e creata dall’azienda Packamama (precedentemente nota come Garçon Wines), la bottiglia piatta di plastica costituisce una delle opzioni di imballaggio più sostenibili attualmente sul mercato. LVMH mira a far conoscere Château Galoupet come la Cantina provenzale che più rappresenta una produzione ecologica sotto ogni aspetto, dalla vigna alla bottiglia. Inoltre, secondo The drinks business l’annata 2021 di Nomade costerà £ 20 (circa 24 euro); un prezzo che la rende, a oggi, la bottiglia di plastica più costosa al mondo. D’altronde, come ha affermato Jessica Julmy, direttrice generale di Château Galoupet: «Dobbiamo allontanarci dall’idea che l’eco-friendly sia economico». Inoltre, Santiago Navarro, fondatore e Ceo di Packamama crede che il settore vinicolo debba modernizzarsi: «La bottiglia di vetro è un prodotto del 1800. È improbabile che il tentativo di utilizzare una tecnologia di due secoli fa possa funzionare e avere successo oggi», afferma. E spiega che il PET si può riciclare all’infinito e ha un impatto complessivo di carbonio molto inferiore rispetto al vetro. «La nostra stima è che circa il 15% del mondo del vino tragga beneficio dal vetro, che è ovviamente perfetto per l’invecchiamento. Ma l’85% della produzione di massa che si consuma entro poche settimane dall’acquisto necessita ora di una soluzione migliore», conclude Navarro (Wine Enthusiast).

Foto di apertura: Château Galoupet ha lanciato Nomade, un rosato provenzale in bottiglia di plastica piatta © Moët Hennessy

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