Siamo nella Côte des Bar, alle porte della Borgogna, il cui influsso si rivela nel forte attaccamento alla terra e nell’approccio parcellare alla vigna. Una collezione di cuvée ricercate che esprimono il profilo solare e generoso del Pinot noir locale. La Champagne sauvage al suo meglio
La regione Champagne ha due capitali, Reims ed Épernay. Da un lato la culla storica e culturale, dove venivano incoronati i re di Francia; dall’altro l’anima moderna ed elitaria, con l’iconica Avenue de Champagne in stile Champs-Élysée, dove si affacciano le grandi Maison. Eppure il village più vitato della denominazione, con ben 844 ettari di superficie impiantata, non dà nome a nessuna Montaigne né si trova al confine tra la Côte des Blancs e la Vallée de la Marne. Insomma, non è né Reims né Épernay.
Tre Aoc per un village
Si chiama Les Riceys (si pronuncia Lè Risèi) ed è collocato molto più a sud, nella regione vinicola della Côte des Bars, comunemente detta Aube – anche se tecnicamente l’Aube indica il dipartimento amministrativo oltre al fiume omonimo che lo attraversa. Questo affascinante borgo di origine medievale alle porte della Borgogna, classificato come site remarquable du goût (luogo di eccellenza gastronomica), conta ben 26 monumenti nazionali, tre campanili e ha un altro primato degno di nota. È l’unico comune della Champagne a poter rivendicare tre diverse Appellation: le bollicine Champagne Aoc, ovviamente, ma anche le due denominazioni destinate ai vini fermi, Coteaux Champenois Aoc e Rosé des Riceys Aoc.
Al confine con la Borgogna
La distanza da Reims ed Épernay è una questione sia di geografia che di mentalità. Les Riceys, e in generale la Côte des Bars, sono il simbolo della cosiddetta Champagne sauvage, quella che ha preservato la sua dimensione autentica, arcaica, contadina, molto vicina allo spirito dei vigneron borgognoni per il forte attaccamento alla terra e l’approccio strettamente parcellare alla vigna. E se è vero che l’Aube è rimasta fuori dalla blasonata classificazione Grand e Premier Cru – perché ha dovuto aspettare fino al 1927 per veder riconosciuto ufficialmente l’inserimento nell’areale della Doc – è anche vero che negli ultimi anni si è trasformata in una zona di tendenza, con una quota crescente di estimatori incantati dalla generosa raffinatezza dei suoi Pinot noir e dalla natura incontaminata dei suoi coteaux.
Alexandre Bonnet simbolo della storia locale
A Les Riceys, che è anche il vigneto più meridionale della denominazione, l’uva si coltiva fin dall’epoca gallo-romana. E per secoli i duchi e i conti di Borgogna e Champagne hanno continuato a litigare per accaparrarsi il vino prodotto in zona. Ancora oggi le antiche case del centro storico esibiscono due ingressi, uno rivolto a nord (Champagne) e l’altro a sud (Borgogna). In base alla reggenza, anticamente le botti venivano fatte uscire da una porta o dall’altra per essere inviate ai governanti di turno. Per scoprire l’antica storia vinicola locale e appurare la brillante riscossa produttiva della Côte des Bars, basta recarsi al n. 138 di rue Général de Gaulle di Les Riceys. Lungo la cancellata in ferro battuto campeggia la scritta Domaine Alexandre Bonnet, fondato nel lontano 1934.

La valorizzazione della Contrée
Con quasi 50 ettari di vigna di proprietà, Domaine Alexandre Bonnet è il più grande produttore di Les Riceys. Oggi fa parte del Lanson BCC Group ed è distribuito in esclusiva per l’Italia da Sarzi Amadé. Dal 2019 la direzione aziendale è affidata alle cure di Arnaud Fabre, manager di lungo corso cresciuto tra le vigne di famiglia nel Médoc e nel Languedoc, che ha deciso di puntare su un posizionamento di alto profilo e una gamma di etichette di fattura artigianale che esaltano i micro-terroir e le sfumature territoriali. «Abbiamo suddiviso i nostri appezzamenti in una trentina di micro-zone, lavorate separatamente e poi selezionate per le diverse cuvée», spiega lo stesso Fabre, che si è circondato di un team appassionato che include molti giovani e professionisti locali. «Il concetto è quello di Climat e Lieu-dit. Noi qui utilizziamo il termine Contrée, ovvero Contrada, come quelle dell’Etna».
Colline e valli incontaminate
«A Les Riceys la vigna non si rivela subito, va meritata», prosegue in un italiano quasi perfetto il produttore. «Bisogna incamminarsi lungo i boschi per abbracciare con lo sguardo i pendii pazientemente lavorati nel corso dei secoli. Un mosaico di declivi scoscesi, interrotti da strette valli, che ci garantiscono una pluralità di esposizioni e un soleggiamento che tutto il resto della Champagne ci invidia. Il suolo, argilloso-calcareo di origine Kimmeridgiana, è della stessa natura di quello dei grandi cru di Chablis». Gli appassionati di archeologia e architettura possono ammirare le cadole, antichi rifugi di pietra circolari, tipici della zona di Bar-sur- Seine, che i vignaioli usavano come riparo da caldo, gelo e pioggia. Ad oggi il Domaine ne ha restaurati tre su quattro presenti ai margini dei vigneti di proprietà (in zona se ne contano circa 150).
Le scelte sostenibili nel regno del Pinot nero
La biodiversità ha spinto Alexandre Bonnet ad avvicinarsi al biologico oltre un decennio fa e ad ottenere la certificazione Alto Valore Ambientale (Hve) già nel 2015. Ai margini delle vigne sono stati impiantati alberi da frutto, querce e piante mellifere; mentre i diserbanti sono stati banditi e per le operazioni tra i filari vengono impiegati (anche) cinque cavalli quando la pendenza lo consente. «La ricerca sulle varietà minori ci ha portato a reintrodurre alcune cultivar antiche come Buret, Blanc Vrai, Petit Meslier e Arbane, con le quali abbiamo avviato un’attività di sperimentazione interessante», precisa Fabre. «E tuttavia Les Riceys resta il regno incontrastato del Pinot nero che da solo occupa oltre l’80% degli impianti ed è il grande protagonista delle nostre etichette».
La firma del territorio
La piena maturità delle vigne (l’età media è di 30 anni), l’approccio parcellare e le particolari condizioni pedoclimatiche regalano vini precisi, intagliati, di grande equilibrio e profondità aromatica. A differenza di quello della Montagne de Reims che è più teso, potente e tagliente, qui il Pinot nero dimostra tutto il suo potenziale di generosità, distensione ed eleganza, pur mantenendo una bella freschezza con note floreali e agrumate. Non a caso oggi è molto ricercato anche dalle Maison, che vengono nell’Aube a rifornirsi per le loro cuvée de prestige. «La nostra ambizione, avviata con il rilancio del brand nel 2021, è raccontare l’unicità e le sfumature di Les Riceys e far parlare il territorio attraverso una collezione sempre più ricercata e distintiva», conclude Arnaud Fabre. I risultati sono già ragguardevoli.
GLI CHAMPAGNE ALLA PROVA DEL CALICE

GLI ASSEMBLAGE
Blanc de Noirs Champagne Aoc Sans Année
Questo assemblage di diverse parcelle di Pinot noir è il biglietto da visita e lo Champagne che rappresenta in forma più immediata le potenzialità del territorio. I vini base (50% della massa) sono targati vendemmia 2021, mentre i vini di riserva provengono dalle annate 2020, 2019 e 2018 e aggiungono profondità al timbro. Bouquet di caprifoglio, menta, pesca bianca, fragolina di bosco, un tocco di zenzero e citronella. Stile piacevolmente riduttivo. Beva generosa, solare, rotonda; la spina dorsale sapida equilibra la potenza e la naturale dolcezza del frutto.
Rosé d’assemblage Champagne Aoc Sans Année
La vendemmia base è la 2020, la quota di vino rosso intorno al 6% e l’affinamento sui lieviti di almeno 36 mesi con un dosaggio Extra Brut inferiore ai 5 g/l. Al naso spiccano le note di fragolina di bosco, lamponi, ribes nero, genziana, pompelmo rosa su un sottofondo di pepe di Sichuan e tabacco biondo. Al palato si rivela accogliente, accessibile, carismatico, riccamente fruttato con un lungo finale rinfrescante. Il calore c’è, ma è ben armonizzato.
I PARCELLARI
Les Vignes Blanches, Blanc de Noirs Champagne Aoc 2019
Figlio di un’annata piuttosto calda e di un singolo appezzamento di Pinot nero rivolto ad est a 220 metri che vede il sole fin dalla prima mattina e garantisce la piena maturazione delle uve. La permanenza sui lieviti si protrae per 48 mesi con un dosaggio di 1 g/l che lascia parlare il terroir. Naso esplosivo con richiami di frutta a polpa gialla ed esotica, seguito da note mentolate, tostate di pistacchio e torrone. In bocca grazia, energia e volume. Finale lungo e sapido.
Hardy, Blanc de Noirs Champagne Aoc 2019
Il nome rivela l’arditezza di una parcella esposta a nord a circa 320 metri con impianti di Pinot noir risalenti al 1993. Il suolo ricco di fossili e nutrimenti accresce il bagaglio di mineralità e sapidità che caratterizza questo millesimato cesellato e vibrante, che resta 4 anni sui lieviti e viene dosato a 2 g/l. È il più “nordico” e silvestre degli Champagne aziendali, di estrema purezza e precisione.
Les Contrées – 7 Cépages Champagne Aoc 2020
Caleidoscopico assemblage dei sette vitigni storici della Champagne, Pinot noir, Chardonnay, Meunier, Pinot bianco (Blanc vrai), Pinot grigio (Buret), Arbane e Petit Meslier con vari metodi di potatura (Chablis, Cordon de Royat e Guyot singolo). Sentori di frutta fresca gialla e bianca candita si uniscono a note di papaya, ananas, agrumi, anice e rabarbaro. In bocca la consistenza è sferica, la mineralità avvolgente. Dosaggio zero che svela tutte le sfumature del terroir.
Les Contrées – Rosé de maceration Champagne Aoc 2020
Da uve Pinot nero (con un saldo di Blanc vrai) che crescono su una zona scoscesa esposta a sud da viti di cinquant’anni. Contatto sulle bucce di 72 ore e raffreddamento di 24 ore prima della fermentazione, malolattica svolta (come per tutti gli Champagne aziendali) e almeno 36 mesi sui lieviti. Un Rosé di macerazione prezioso e gastronomico, con richiami di mandorla, uva spina, talco e sentori iodati. Il sorso è cremoso ed elegante. Già godibile, ha davanti a sé un’importante evoluzione.
La Fôret – Rosé des Riceys Aoc 2022
Il vino fermo locale, tradizionalmente prodotto almeno dal XVI secolo. Le uve arrivano dalla parte alta della contrada La Fôret, una vecchia vigna con rese molto basse. Circa 1/5 del volume è frutto di una pigiatura manuale. Semi-carbonica di 3 giorni con rimontaggi quotidiani, fermentazione per l’80% in vasca d’acciaio e il 20% in pièces borgognone di II passaggio, malolattica svolta. Segue un affinamento di 10 mesi per l’80% in acciaio e il 20% in legno e 2 anni in bottiglia. Colore cerasuolo, naso intenso di ciliegia, viola, nocciola e sottobosco. Il sorso è generoso e fruttato, i tannini morbidi e l’acidità bilanciante.