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Champagne & Sparkling Wine World Championships: Italia al top e i risultati degli altri

16 Settembre 2026 Jessica Bordoni
Champagne & Sparkling Wine World Championships: Italia al top e i risultati degli altri
© P. Capelletto - Unsplash

Con 87 ori (su 156 totali) e 137 argenti (su 237) battiamo tutti. Lo stacco dalla Francia, seconda nazione classificata, dice già molto: i cugini d’Oltralpe si fermano a 31 ori e 25 argenti. La migliore performance è del Trentodoc con 79 titoli, mentre Ferrari Trento è Producer of the year. L’exploit dei Paesi emergenti

Nei giorni scorsi sono stati annunciati i risultati della 13ª edizione di Champagne & Sparkling Wine World Championships, la competizione enologica internazionale ideata e organizzata dal critico britannico Tom Stevenson, tra le massime autorità mondiali in fatto di spumanti. Delle circa 1.000 bollicine in gara da una ventina di Paesi, 156 si sono guadagnate la medaglia d’oro e 237 quella d’argento. Un successo in primis tricolore: l’Italia infatti domina la classifica complessiva con 87 gold medal e 137 silver medal, seguita, a debita distanza, dalla Francia, ferma a 31 ori e 25 argenti.

Le altre nazioni più premiate

Terza posizione per il Regno Unito, che conferma la sua parabola ascendente nell’universo sparkling, anche se è pur sempre “la nazione che ospita i giochi” poiché l’organizzazione è britannica e i panel di degustazione si sono svolti nel Kent. La top five prosegue con l’Australia e l’Ungheria che battono la Spagna, la quale deve accontentarsi del sesto posto. Seguono Usa, Argentina e Nuova Zelanda, altre tre nazioni che non siamo certamente soliti associare alla produzione spumantistica, confermando il progressivo allargamento della geografia degli sparking sugli scudi. L’elenco dei Paesi premiati comprende anche Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Germania, Giappone, Romania e Sudafrica.

La qualità si fa sempre più alta

Come evidenziano gli stessi organizzatori, questa 13ª edizione ha segnato un ulteriore aumento dei campioni d’eccellenza provenienti dalle cosiddette regioni emergenti. Tale ampliamento è senza dubbio lo specchio dell’appeal globale della tipologia, ma anche del suo dinamismo. Accanto al balzo quantitativo legato all’andamento favorevole del mercato, infatti, si nota un generalizzato consolidamento in termini qualitativi. A conferma di ciò, un altro dato interessante emerso dalla competizione. Fin dagli esordi il CSWWC ha scelto di seguire un criterio di analisi particolarmente selettivo, prevedendo solo medaglie d’oro e d’argento. E tuttavia, nell’edizione 2026 i giudici hanno valutato ben 322 vini molto vicini a uno standard di livello mondiale (“close to world-class status”), che di fatto si sarebbero meritati il bronzo.

Italia e Metodo Classico protagonisti

Tornando al trionfo tricolore, l’Italia ha portato a casa più della metà delle medaglie d’oro e d’argento, rispettivamente il 55,7% e il 57,8% del totale, più che doppiando e quasi sestuplicando le relative performance della Francia. La querelle Prosecco-Champagne però qui centra fino a un certo punto, perché a dominare sono stati soprattutto i nostri Metodo Classico e in particolare le bollicine Trentodoc, che hanno conquistato 79 titoli, ovvero 35 gold medal (su 87 italiane e 156 complessive) e 44 silver medal (su 137 e 237). Alla storica denominazione trentina fa capo anche il riconoscimento di Sparkling Wine Producer of the year che, per il sesto anno consecutivo (e la nona volta), è stato assegnato alle Ferrari Trento del Gruppo Lunelli.

La supremazia del Trentodoc

Le Ferrari Trento guida la classifica dei Trentodoc con 9 ori, seguita da Rotari (Mezzacorona) con 5 e Altemasi (Cavit) con 2, ma l’elenco dei premiati è molto lungo e include realtà storiche come Cesarini Sforza, familiari come Maso Martis e cooperative come la Cantina Aldeno, solo per citare qualche nome. «Questo successo memorabile è la prova dell’altissimo valore del Trentodoc», ha commentato il presidente dell’Istituto Trento Doc Stefano Fambri, sottolineando come «il risultato sia il frutto dell’impegno, della serietà e della competenza dei produttori e del lavoro quotidiano sulle nostre bollicine di montagna». Se il Trentodoc è la denominazione dei record (come già nel 2025), non è però l’unico areale nazionale a distinguersi.

Dalla Franciacorta alla Sicilia

Ottima prova anche per la Franciacorta con 47 referenze premiate, di cui 14 ori e 33 argenti. La leadership aziendale va a Ca’ del Bosco e Guido Berlucchi. Per entrambe 8 titoli complessivi, di cui 3 gold medal. Anche l’universo dei Prosecco è ben rappresentato, con 42 etichette di cui una trentina a marchio Docg tra Conegliano, Valdobbiadene e Asolo. Le terre del Lambrusco si difendono con 14 medaglie, l’Oltrepò Pavese con 12, mentre l’Alta Langa si ferma a 2, proprio come il Lugana spumantizzato (entrambe a firma Ca’ Maiol), e l’Asti a 1. Buoni risultati anche per l’Alto Adige con 8 vittorie, di cui ben 7 di Kettmeir e una di Sankt Pauls. Onore al merito anche per i tre riconoscimenti a Dubl, le bollicine campane di Feudi di San Gregorio, e per la Cantina siciliana Milazzo di Campobello di Licata, ben 10 medaglie.

Sguardo all’estero

Insomma, la grande varietà italiana si è dimostrata un punto di forza, dando spazio anche a uve autoctone (come la Glera, i Lambrusco, la Turbiana e il Moscato) e distretti meno tradizionali, ma il primato resta legato alle zone spumantistiche classiche. Guardando oltreconfine, invece, spicca il magro bottino della Spagna – 15 Cava medagliati, di cui soltanto 2 con l’oro – che è stata estromessa dalla top five dall’Ungheria, tra le nazioni rivelazione di quest’edizione con 16 vittorie, di cui 3 gold medal. Accanto a Chardonnay e Pinot noir, nei blend delle cuvée vincitrici si può notare una buona presenza di uva Furmint, la stessa che si utilizza per il prezioso vino dolce Tokaj. Mentre il palmares della Francia, 56 medaglie in tutto, è dominato dagli Champagne, ma si fa largo anche qualche Crémant (8) e non mancano i Saumur della Loira (6).

Largo al formato Magnum

Tra le peculiarità del consorzio CSWWC c’è la possibilità (caldeggiata dagli stessi organizzatori) di presentare campioni in formato Magnum che favoriscono un’evoluzione più lenta e armoniosa, riducendo l’ossigenazione e mantenendo la freschezza. Pari al 17% degli iscritti, i vini Magnum valgono in media circa il 50% di tutte le medaglie d’oro e la metà dei premi Best in class (che insieme a Trophy winners saranno resi noti durante l’CSWWC Awards Dinner a Londra il prossimo 29 ottobre). Guardando alla lista delle medaglie, disponibile sul sito ufficiale della manifestazione, questo fenomeno appare evidente, così come la frequente doppia premiazione della stessa etichetta sia in versione 0,75 cl che 1,5 l.

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