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Francia, la rivincita delle bollicine accessibili: Prosecco e Crémant

Francia, la rivincita delle bollicine accessibili: Prosecco e Crémant
Vigneti del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Supereriore © Ruggeri

La notizia dell’exploit delle bollicine del Nord-est italiano nel canale fuori casa transalpino è stata rilanciata da diverse testate negli utlimi giorni. Analizzando i dati anche della Gdo si scopre che pure il Crémant d’Alsace registra performance piuttosto interessanti

I cugini transalpini, quando vanno al bar o al ristorante, ma non solo, sembrano essersi innamorati del Prosecco. È una notizia, rimbalzata su molte testate negli ultimi giorni, certamente interessante, vuoi perché i consumi di vino fuori casa anche Oltralpe soffrono, ma soprattutto perché nella patria dello Champagne ottenere grandi risultati con bollicine nostrane non è mai stato particolarmente semplice.
Allargando però il campo di indagine anche alla Gdo (Grande distribuzione organizzata), cartina di tornasole sempre utile per capire cosa mettono nel carrello della spesa quotidiana i consumatori, francesi in questo caso, è possibile aggiungere anche qualche elemento in più per cominciare a capire se quella nei confronti delle bollicine del Nord-est italiano sia solo una liaison passeggera o, invece, un trend più stabile e duraturo.

Fuori casa: il perimetro analizzato dallo studio di FranceAgriMer

La notizia dell’exploit del Prosecco nel canale fuori casa francese arriva dal recente studio pubblicato da FranceAgriMer, ovvero l’agenzia pubblica francese di riferimento per l’osservazione dei mercati agricoli, vino incluso. Nel report, dal titolo Étude de l’approvisionnement de la restauration en vin auprès des grossistes et Cash & Carry en 2025, emerge come, all’interno di un contesto abbastanza stagnante e in terreno negativo, ovvero quello dei consumi di vino fuori casa, spicchi sostanzialmente una sola luce decisamente splendente, ovvero quella del Prosecco, affiancata da una meno brillante, ma sempre viva, che di nome fa Crémant e di cognome, soprattutto, d’Alsace.

Una premessa necessaria

Il campo di analisi del rapporto non è completo, perché il perimetro di azione di ristoranti, hotel, bar e “altri”, ovvero soprattutto la cosiddetta ristorazione collettiva, viene analizzato prendendo in considerazione gli acquisti eseguiti da questi ultimi presso grossisti (specializzati e generalisti) e cash & carry. Un canale certamente importante, ma che rappresenta il 40% del mercato del vino in volume nel fuori casa, quindi non esaustivo. Non è facile, d’altronde, ricomporre completamente questo universo, frammentato e polverizzato in più attori e vie di acquisto, come succede anche in Italia.

La crisi dei vini fermi, ma non degli spumanti

In un settore come quello del fuori casa, che in Francia vale 7,4 miliardi di prestazioni e circa 85,6 miliardi di euro al netto dell’Iva, le vendite di vino, in generale, nel 2025 sono calate del -3,6% a volume e del –3,8% a valore. Nel caso dei vini fermi, che rappresentano una quota decisamente maggioritaria dei consumi fuori casa, pari all’88%, il calo sale al –4,9% a volume, a 129 milioni di litri, e al –5,2% a valore, per 587 milioni di euro. Si salvano solo gli spumanti: +6,3% a volume, a 18 milioni di litri, e una lieve crescita dello +0,9% a valore, per 193 milioni di euro, dovuta in parte alla riduzione del 5% del prezzo medio di vendita, sceso a 10,7 euro per bottiglia equivalente da 75 cl.

L’exploit del Prosecco e la tenuta dei Crémant

Ed è in questa macrocategoria che emerge il risultato del Prosecco. Se lo Champagne lascia sul campo il -5,5%, il Prosecco ne guadagna il +22,6%: una percentuale, quest’ultima, in realtà non esplicitata chiaramente nel rapporto, ma dedotta dal grafico in esso contenuto. Anche il Crémant d’Alsace cresce: dal grafico il suo aumento rispetto al 2024 è stimabile attorno al +5% (anche in questo caso vale quanto scritto per il Prosecco). In territorio negativo, invece, anche Lambrusco, Vouvray, Cava e altri Crémant, come quello de Bourgogne o de Loire.
Se confrontiamo i dati con quelli del 2019, quindi prima del Covid, il Prosecco schizza in alto con un +175% a volume e si attesta in territorio positivo anche il Crémant d’Alsace, con un +14%.
Sul fronte dei prezzi, che in questo caso si riferiscono a quelli mediamente praticati da grossisti e cash & carry al comparto del fuori casa, normalizzati a bottiglia equivalente da 75 cl, troviamo lo Champagne a 21,1 euro, il Prosecco a 5,3 euro (lo stesso prezzo del Cava) e il Crémant d’Alsace a 6,7 euro, meno del Crémant de Bourgogne e più di quello de Loire.

La fotografia della Gdo

Ma nello stesso periodo, cosa è successo nella Gdo francese? Sempre FranceAgriMer, su dati Circana, ci viene in aiuto con il bilancio 2025 delle vendite di vini fermi ed effervescenti nella grande distribuzione, inserito nella nota di congiuntura “Vin et cidre” pubblicata a marzo del 2026. Se anche nei supermercati, ipermercati, negozi di prossimità ed e-commerce della Gdo i vini fermi hanno sofferto un calo più o meno simile all’universo del fuori casa, -4% a volume e -3% a valore, la situazione cambia nel caso degli spumanti stranieri in generale, in crescita, e del Prosecco in particolare, con un +13% a volume. In realtà, tornando indietro nel tempo, la crescita nella Gdo francese del Prosecco è ormai una costante degli ultimi 5 anni: 2021 +25%, 2022 +6%, 2023 + 8%, 2024 +9% (fonte: FranceAgriMer).
Nel caso delle bollicine francesi in generale, la categoria nel suo complesso è stabile, -1% a valore e volume nel 2025, nonostante il crollo dello Champagne, pari al -16% a volume e al -9% a valore rispetto alla media degli ultimi tre anni; tengono invece gli spumanti Aop, all’interno dei quali i Crémant costituiscono la componente più rilevante.
Nel 2024, il Crémant d’Alsace si confermava il vero baricentro commerciale degli effervescenti Aop non-Champagne, con il 38,2% dei volumi e il 38,9% del valore della categoria e un prezzo medio alla vendita di 6,87 euro a bottiglia equivalente da 75 cl.

L’accessibilità non è dovuta solo al prezzo

I dati disponibili finora per il 2026 confermano più o meno l’andamento del 2025 sia per il Prosecco, in forte crescita, sia per i Crémant, in sostanziale stabilità sul mercato interno e con indicazioni positive sul fronte dell’export. È presto, però, per fare analisi strutturate, visto l’arco temporale ancora ristretto a cui si riferiscono.
Quali considerazioni fare, però, alla luce di questo spaccato? È solo una questione di prezzo, sia al consumo sia all’acquisto, quella che porta il Prosecco e, quanto meno nel fuori casa, anche l’universo Crémant ad avere questo successo? Ovviamente il prezzo più basso ha un peso importante, soprattutto in questo momento storico, ma non può essere l’unico strumento di lettura. L’accessibilità non è dovuta solo al prezzo, ma probabilmente anche a occasioni di consumo che intercettano una domanda crescente. Prosecco e Crémant sono, anche in Francia, meno formali e più adatti a un consumo al di fuori del pasto tradizionale, tanto da riuscire a presidiare bene entrambi i principali canali di vendita, Gdo e fuori casa.

La storicità del Crémant e la versatilità del Prosecco

Se però il Crémant ha storicamente un peso importante nella Gdo francese in termini di presenza (circa il 72% viene venduto in questo canale, secondo dati della Fédération Nationale des Producteurs et Élaborateurs de Crémant riferiti al 2023), una sua storicità legata in modo chiaro a precisi territori, nonché un rapporto qualità-prezzo ben percepito, il Prosecco ha una riconoscibilità legata anche a quella che potremmo definire “versatilità d’uso”, esaltata naturalmente dal successo dello Spritz, ma non solo. Il suo successo sia nel carrello della spesa francese sia nel fuori casa transalpino ne è la dimostrazione più evidente.

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