È prodotto con la tecnica aziendale dell’infusione a partire da 35 parcelle di Pinot nero e Chardonnay della Vallée de la Marne e della Côte des Blancs. Malolattica solo per il 21% della massa, affinamento in legno per il 15% dei vini base e cinque anni sui lieviti. Il lancio del nuovo millesimo
L’annata 2018 consegna un altro seducente ritratto del Louis Roederer Rosé, tra le etichette più evocative della celebre Maison di Champagne Louis Roederer, distribuita in esclusiva per l’Italia da Sagna fin dal 1988. Freschezza, salinità e ricchezza materica sono gli elementi distintivi di quest’ultimo millesimo che racchiude l’essenza di 35 parcelle divise tra i versanti caldi della Vallée de la Marne piantati a Pinot nero (60% del blend) e i suoli calcarei e freschi della Côte des Blancs, culla dello Chardonnay (40%).
Come nasce il Rosé 2018
La Maison applica una tecnica sviluppata internamente nel corso degli anni (e utilizzata fin dal 1974 anche per il Cristal Rosé). Si chiama “infusione” ed è una variante del metodo saignée (salasso), che permette di estrarre dal Pinot nero la maturità succosa del frutto senza aggredirlo. «Dopo la diraspatura, si procede a una macerazione prolungata a circa 4 °C per garantire un’estrazione lenta e delicata e preservare gli aromi primari e la sapidità, ma non la potenza tannica», spiega lo chef de cave Jean-Baptiste Lécaillon. Segue la pressatura delicata delle uve da cui si ottiene «un jus che viene aggiunto al mosto di Chardonnay. In questo modo i due mosti fermentano insieme, non si assemblano a vino finito, per una perfetta integrazione delle due varietà», prosegue Lécaillon.


Due villaggi, due caratteri
Il segreto di questo rosé risiede nell’unione complementare di due villages opposti: da un lato la solarità del Premier Cru Cumières, dall’altro l’eleganza gessosa del Grand Cru Chouilly. «Le colline sono esposte a sud e sud-est e creano un microclima tra i più caldi della Champagne. Non a caso è sempre il primo villaggio della Vallée de la Marne a maturare», precisa lo chef de cave. Le parcelle di Pinot nero destinate alla cuvée si trovano al confine con il comune di Damery. «La più significativa è Les Chalmonts, dove i suoli sono più complessi – calcare, argille blu e sabbie – mentre Les Chèvres è nettamente più argillosa». Quanto a Chouilly, per il Rosé si privilegia l’area più settentrionale, vicina al fiume, con la parcella Puitrons da cui arriva tutto il 40% dello Chardonnay che forma l’assemblage.
Note di stile e di degustazione
Le scelte in cantina permettono di produrre uno Champagne dalla veste cromatica pallida, color cipolla ramata. La malolattica viene ridotta al minimo e riservata solo a una piccola percentuale della massa per conservare il più possibile l’acidità e la tensione originarie (nel caso del millesimo 2018 è il 21%). L’affinamento di una parte dei vini base avviene in grandi fusti di legno, sempre in proporzione variabile secondo l’annata (in questo caso il 15%): è al loro interno che il Rosé acquisisce le note di frutto maturo e di cacao che ne completano il profilo. In tutto 5 anni di riposo sui lieviti, seguiti da 6 mesi in bottiglia; il dosaggio è un Brut intorno ai 7 g/l. All’assaggio colpisce per tensione, intensità e freschezza: piccoli frutti rossi croccanti e piacevolmente sapidi, un sorso “satinato” e una chiusura elegantemente salina.