Una grande famiglia unita dalla missione di raccontare un territorio unico e i suoi vitigni straordinari, come Aglianico, Falanghina, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Dall’autoctono Coda di Volpe lavorato in purezza nasce Colpo di Coda, bianco identitario e vibrante che conquista per freschezza e armonia
È già passato più di un quarto di secolo da quando Lorenzo Fonzone Caccese, apprezzato medico chirurgo con la passione per la vigna, decise di fondare una Cantina su un colle di circa 30 ettari nelle campagne di Paternopoli, all’interno dell’areale del Taurasi Docg. Oggi il suo sogno enologico si è trasformato in una delle aziende più dinamiche e premiate della provincia di Avellino, portavoce di un’Irpinia contemporanea, che intercetta con successo i gusti del pubblico internazionale, ma non dimentica il passato e mantiene saldo il legame con le tradizioni e lo spirito del luogo. Questo approccio è evidente nella scelta esclusiva delle varietà autoctone – come il rosso Aglianico e i bianchi Falanghina, Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Coda di Volpe – che vengono lavorate rigorosamente in purezza per produrre eleganti vini dal taglio sartoriale. La lavorazione avviene all’interno di una moderna cantina di circa 2.000 mq. La struttura è quasi del tutto ipogea, una caratteristica che permette di mimetizzarsi nel paesaggio ma anche di sfruttare al meglio i fattori naturali favorevoli alla vinificazione e all’affinamento delle bottiglie.
Una produzione sostenibile e attenta alla biodiversità
Sin dagli esordi, nel 2005, la scelta è stata quella di avviare una produzione sostenibile che asseconda i ritmi della natura e preserva la biodiversità per ottenere bianchi, rossi e rosati profumati, intensi e longevi. Oggi la seconda generazione, rappresentata dai figli di Lorenzo Fonzone Caccese, Gabriele e Davide, e dalle rispettive mogli Silvia e Ria, ha raccolto il testimone dimostrando di proseguire la strada della ricerca dell’eccellenza aperta dal fondatore.
«Siamo una grande famiglia unita dalla missione di raccontare l’Irpinia e i suoi vitigni straordinari», racconta Silvia Campagnuolo Fonzone, responsabile della comunicazione e del marketing. «Oltre alla passione per il vino, mio suocero Lorenzo ci ha trasmesso valori importanti come l’impegno, la precisione, l’ordine e il rispetto per la natura. Noi vogliamo fare tesoro di questi insegnamenti e seguire il solco che lui ha tracciato per poi trasmettere questa preziosa eredità ai nostri figli. Abbiamo scelto di fare vino e di farlo bene, con cura e amore».

Colpo di Coda, il Coda di Volpe di Fonzone
Tra i protagonisti di questa storia ci sono anche l’enologo residente Francesco Moriano e il consulente Luca D’Attoma, grande pioniere della viticoltura biologica in Italia e tra i massimi esperti di pratiche biodinamiche.
Durante lo scorso Vinitaly Fonzone ha presentato in anteprima assoluta Colpo di Coda, un bianco Irpinia Doc 2024 a base di Coda di Volpe. «Si tratta di un vitigno campano molto antico, già noto in epoca romana e riconoscibile per la forma del grappolo, allungata e compatta, che richiama appunto la coda di una volpe. Per lungo tempo quest’uva è rimasta in secondo piano, considerata minore, mentre oggi sta pian piano tornando alla ribalta e viene riscoperta e apprezzata da diversi produttori per la sua capacità di raccontare con chiarezza i territori interni dell’Irpinia». La nuova versione in purezza di Fonzone offre un’interpretazione in chiave contemporanea, coerente e riconoscibile, puntando alla precisione, alla nitidezza e all’armonia per mettere in luce la naturale finezza ed eleganza varietale.
I vigneti da cui si produce Colpo di Coda crescono tra le colline di Villamaina, a circa 500 metri di altezza, con esposizione a nord-est.


Dove nasce Colpo di Coda
Le viti affondano le radici in un terreno stratificato di matrice argilloso-sabbiosa, attraversato da sabbie scure e vene sulfuree, dove l’uva Coda di Volpe può trovare il giusto equilibrio tra freschezza e maturità, definendo un profilo netto e riconoscibile.
Gli impianti risalgono al 2009, con una densità di 4.500 ceppi per ettaro, potatura a Guyot e una resa di 70 quintali per ettaro. Il lavoro in vigna e in cantina è essenziale, evitando forzature e limitando i trattamenti a quelli strettamente necessari: «Il nostro obiettivo è accompagnare il vitigno preservandone identità e precisione. Ogni passaggio è pensato per mantenere l’integrità e la profondità aromatica, poi il tempo completa il processo con un lungo affinamento che si sviluppa tra tonneaux, acciaio e bottiglia».
La prova del calice
Dopo la raccolta manuale nei primi giorni di ottobre, le uve vengono immediatamente trasferite in cantina e lasciate riposare in celle frigorifere per circa 12 ore. La diraspatura avviene in modo delicato e la pressatura è soffice per rispettare al massimo l’espressione del frutto. La fermentazione si svolge in parte in acciaio e in parte in tonneaux di rovere francese, dove il vino resta per 12 mesi per poi proseguire il suo affinamento per ulteriori 6 mesi in acciaio inox sui lieviti fini. Completa il percorso una sosta in bottiglia di almeno 6 mesi prima della messa in commercio. Il risultato è un bianco che brilla nel calice con la sua veste giallo paglierino luminoso.
L’ampio profilo olfattivo conquista con la sua iniziale freschezza mentolata che si intreccia a note di frutta bianca e fiori delicati, con un richiamo minerale lievemente sulfureo e un ricordo affumicato sul finale. La beva è scattante e vibrante, la struttura sottile ma persistente accompagna il palato con naturalezza, chiudendo con una sensazione fresca, armoniosa e vellutata.