Incontro con Saskia de Rothschild, presidente dei Domaines di famiglia, che ci ha illustrato con il direttore dello Château una possibile evoluzione per il grande vino dolce francese. Prosegue anche la valorizzazione dei secchi in zona, con R de Rieussec
A Sauternes la differenza non la fa soltanto il terroir. «A Bordeaux decide la squadra, a Sauternes decide il direttore», sintetizza Mathieu Crosnier, direttore e winemaker di Château Rieussec. Perché qui tutto ruota attorno alla botrite nobile e alla capacità di cogliere il momento perfetto della vendemmia. Nella storica proprietà dei Rothschild, certificata biologica dal 2021, la raccolta avviene in più passaggi – da tre a cinque a seconda dell’annata – con tre squadre di circa 40 persone impegnate a selezionare i grappoli migliori. «Ci sono fasi in cui la muffa nobile concentra gli acini, ma non ha ancora sviluppato la complessità aromatica desiderata. In quel caso aspettiamo anche 10 giorni». Una scelta che nel 2023 si è rivelata vincente: dopo un’estate difficile e umida, una provvidenziale “Indian summer” ha permesso di ottenere uve di straordinaria qualità.
La mission è rendere il Sauternes contemporaneo
L’obiettivo, però, non è soltanto produrre grandi vini dolci. La sfida di Rieussec è rendere il Sauternes contemporaneo. «Complex to make, easy to drink», difficile da fare, facile da bere, ripete Crosnier. Un approccio che passa dalla riduzione dei solfiti, resa possibile da una rigorosa gestione dell’ossigeno e delle temperature, e da una ricerca costante dell’equilibrio tra zucchero, alcol, acidità e una lieve nota amaricante. «Cerchiamo l’acidità dei grandi vini secchi», spiega il direttore. Non sorprende quindi che accanto allo Château Rieussec trovi spazio anche R de Rieussec, il bianco secco della tenuta. Il 2024, da 65% Sauvignon blanc e 35% Sémillon provenienti soprattutto dai suoli calcarei della proprietà, esprime un profilo fresco e gastronomico, con note di pompelmo, salvia ed erbe aromatiche sostenute da una trama gessosa e da un finale delicatamente amaricante.
Rompere gli schemi con abbinamenti inconsueti
Ma è soprattutto sul fronte degli abbinamenti che la Maison vuole rompere gli schemi. Se per decenni il Sauternes è stato relegato al dessert, oggi a Rieussec si ragiona diversamente. Pizza ai formaggi, fritti in pastella, brioche e persino combinazioni più creative trovano nel vino dolce un alleato sorprendente. «Evitiamo i radicalismi», osservano in azienda. Un messaggio che vale tanto per la tavola quanto per il vino stesso.

Château Rieussec alla prova del calice
In degustazione, lo Château Rieussec 2023 conferma la vitalità del nuovo corso. Dorato brillante, offre profumi di fiori d’arancio, zafferano e agrumi canditi, mentre al palato la dolcezza è sorretta da energia e precisione, con un finale che richiama la marmellata d’arancia. Un vino capace di coniugare ricchezza e slancio. La prova del tempo arriva invece da due annate storiche. Il 2001, considerato uno dei grandi millesimi della denominazione, sorprende ancora per freschezza e intensità aromatica, dominata dallo zafferano. Il 1959 racconta invece l’altra faccia del Sauternes: note di tabacco, frutta secca e mandorla, in una complessità che richiama quasi un Vin Santo.
Il Sauternes punta ad affermarsi in luoghi controcorrente
È la dimostrazione che il futuro della denominazione passa dalla sua capacità di evolvere senza rinnegare la propria storia. E Château Rieussec sembra aver trovato la formula giusta: meno nostalgia, più precisione. E la convinzione che un grande Sauternes possa tornare a essere semplicemente un grande vino. Concludiamo con le parole di Saskia de Rothschild, presidente e amministratore delegato dei Domaines Barons de Rothschild, cui fa capo anche Rieussec: «È importante essere in posti eclettici, in luoghi non classici, come pizzerie gourmet o cucine senza confini. Così usciamo dagli schemi e intercettiamo le nuove generazioni». Come Confine, il locale di Milano dello chef Mario Ventura, dove ci siamo incontrati per questa degustazione.