Dall'Italia Dall'Italia Anita Franzon

Viaggio a Modigliana: il Sangiovese dell’Appennino

Viaggio a Modigliana: il Sangiovese dell’Appennino

Il comune romagnolo di Modigliana si incontra prima che i boschi e le alture dell’Appennino Tosco-Romagnolo comincino a lasciare lentamente il passo alla grande Pianura Padana. Il Sangiovese venne probabilmente diffuso in queste zone in epoca medievale attraverso le abbazie vallombrosane e, da allora, ha acquisito caratteri distintivi grazie alle peculiarità di clima e suolo delle tre valli che trovano confluenza nel centro del paese.

È proprio qui che il critico e scrittore del vino Giorgio Melandri ha chiamato a raccolta giornalisti e operatori del settore per l’edizione 2018 di “Modigliana, Stella dell’Appennino“. L’evento che si è svolto tra sabato 8 e lunedì 10 settembre ci ha permesso di andare alla scoperta di un’altra piccola patria del vino romagnolo. Dopo il nostro tour tra le vigne e i vini di Predappio (su Civiltà del bere 6/2016, leggi l’estratto qui), siamo dunque andati a conoscere da vicino un’altra delle 12 Menzioni Geografiche Aggiuntive del Romagna Sangiovese.

 

I Sangiovese di Modigliana a confronto

 

Al mutare dei confini, al limitare dei boschi

La Roccaccia dei Conti Guidi domina Modigliana rimanendo in bilico sul suo sperone brullo e sotto questa stessa rocca, nel 1826, nacque il pittore Silvestro Lega. L’esponente del movimento dei Macchiaioli dipinse alcuni momenti di vita agreste al limitare dei boschi che scendono dagli Appennini in un tempo in cui Modigliana era, a tutti gli effetti, all’interno dei confini toscani. Tornata in Romagna per volontà di Benito Mussolini a partire dal 1923, l’area conserva senza dubbio i segni di oltre cinque secoli di influenze toscane, tanto da poter essere considerata un’enclave vitivinicola toscana in Romagna, o meglio: “Romagna toscana”, come la chiamavano, in passato, i romagnoli.

 

L’agronomo Francesco Bordini

 

«L’Appennino è un territorio dal grande futuro»

È questa un’affermazione di Giorgio Melandri, faentino, degustatore e produttore di vini di Modigliana che si sta prodigando per la valorizzazione vinicola di questa zona vocata in particolar modo alla coltivazione del Sangiovese. «Qui si trova la sintesi di tre elementi fondamentali per la vite: il tipo di suolo,l’altitudine e il bosco», illustra Francesco Bordini, agronomo, wine maker e consulente di molte aziende di questo territorio complesso, ma dal grande carattere.

Una combinazione vincente di suoli e altezze

Modigliana si contraddistingue per una forte presenza di suoli marnoso-arenacei associati a quote altimetriche non comuni per l’Emilia Romagna. «Mi piace spiegare le marne e le arenarie come un “sandwich” di rocce sedimentarie che si sono formate in milioni di anni con la calcificazione di sabbie (le arenarie) e di argille (le marne)», afferma Bordini, che continua: «Questi suoli permettono al Sangiovese di esprimersi con eleganza e austerità, mentre le altitudini molto elevate, superiori ai 300 metri sul livello del mare, con picchi che superano i 500 metri, permettono di considerare questa come una viticoltura di zona fredda, altro elemento importante per la formazione del bouquet del Sangiovese di Modigliana».

 

Vigne a Modigliana

 

Il ruolo del bosco nei vini di Modigliana

Terreni poveri e scoscesi che si fanno spazio tra fitti boschi. Come spiega Alessandro Liverani, forestale ed esperto di Modigliana, la vite qui ha trovato spazio in mezzo alle foreste, ovvero nei “ronchi”, memoria di un passato in cui “roncare”, tagliare ed estirpare il bosco per far posto alle coltivazioni, era obbligatorio per la sopravvivenza. Al contrario, oggi il bosco si sta diffondendo sempre di più e negli ultimi cinquant’anni ha recuperato numerosi spazi, tanto che l’80% del territorio risulta coperto da superfici boschive. Il bosco è per la vite un recinto vivente: la protegge mitigando il microclima, abbattendo gli inquinanti, oltre a influire positivamente sul suolo.

Le tre valli di Modigliana

Di non solo boschi e vigneti è caratterizzata quest’area, ma anche da tre torrenti che definiscono altrettante vallate differenti per tipo di suolo, altitudine, microclima e boscosità, nelle quali la vite si esprime con sfumature anche molto diverse.

Valle Acerreta

La valle Acerreta è la più toscaneggiante: le altitudini sono contenute, tanto da formare dolci colline che si estendono al confine con il territorio alto di Brisighella. Più aperta sulla pianura, questa zona risente delle brezze marine estive, mentre tra i suoli, oltre a marne e arenarie, compare una piccola ma significativa presenza di argille. I vini qui prodotti presentano caratteristiche fruttate, ma anche grande succosità e trama tannica, oltre a un’ottima potenzialità di invecchiamento.

Valle Tramazzo

Valle Tramazzo è, invece, la più centrale e abitata: è lunga e larga ed è meno soggetta alle escursioni termiche, anche se gode di una ventilazione maggiore rispetto alle altre valli. Qui il bosco lascia spazio ad altre coltivazioni: il kiwi, soprattutto. I vini che arrivano da questa zona colpiscono per la naturale balsamicità e la grande finezza.

Valle Ibòla

Stretta e profonda come un canyon, la boscosa e affascinante valle Ibòla regala vini agrumati e speziati, freschi, sapidi e affilati anche nelle annate più calde. È una valle chiusa, fredda nella parte bassa e più temperata in quella alta. Qui la primavera stenta ad arrivare, mentre in autunno la zona è più protetta. Caratterizzata da grandi escursioni termiche, la valle Ibòla colpisce anche per le caratteristiche del suolo: composto prevalentemente da arenarie. I terreni vitati sono esposti a sud e buona parte delle cantine di Modigliana qui producono grandi vini figli dell’Appennino.

 

Le tre valli di Modigliana

 

La geografia del Sangiovese a confronto

Ma il confronto dei vini di Modigliana non si è fermato alle tre valli che la raggiungono. I produttori si sono voluti misurare anche con altre e storiche realtà ed espressioni del Sangiovese in Toscana. Dal Monte Amiata alla Maremma, dal Chianti Classico a Montalcino, fino a giungere nuovamente in Romagna, la degustazione condotta da Giorgio Melandri, con l’aiuto dell’agronomo Francesco Bordini e il giornalista Lorenzo Frassoldati, ha svelato una geografia del Sangiovese ampia e variegata, resa possibile grazie alle qualità di un vitigno che preferisce parlare a bassa voce pur di far esprimere il territorio da cui proviene.

Stella dell’Appennino, il progetto e i produttori

Un gruppo di 10 produttori forma il progetto Stella dell’Appennino, creato per ridare vita alla storia dell’Appennino e agli uomini che lo abitano. In questo modo grandi e piccole realtà si sono unite in nome di un unico obiettivo. Da Agrintesa, società cooperativa che riunisce 135 soci a Mutiliana, antico nome di Modigliana e idea di Giorgio e Livia Melandri, che propongono tre diverse etichette di Sangiovese, una per ogni valle. Emilio Placci con il suo Il Pratello fa parlare le viti con il bosco della Valle Ibòla e le induce a sfidare le altitudini, così come Villa Papiano della famiglia Bordini, con la sua storia di confine tra Romagna e Toscana.

 

 

Francesco Bordini, Lorenzo Frassoldati e Giorgio Melandri

 

Dalle aziende storiche alle più recenti

Del gruppo fanno parte anche aziende storiche come Castelluccio, cantina che per prima, negli anni Settanta, decise di portare la rivoluzione tra i terreni difficili di questa zona, rappresentando in seguito il punto di riferimento per le altre aziende del territorio. Un altro primato va a La Casetta dei Frati, che iniziò a imbottigliare oltre quarant’anni fa, vinificando fin da allora vigna per vigna. Ma la storia arriva fino 1922 per l’azienda Torre di San Martino, nella cui tenuta è stato scoperto un raro vigneto di Sangiovese risalente proprio a quella data. Più recenti ma altrettanto significative sono le vicende di Balìa di Zola, ovvero la storia di Veruska e Claudio arrivati in Romagna dal 1999 per investire sul Sangiovese, LU.VA, azzeccato acronimo di Luciano e Valerio, i due fondatori, e la giovanissima realtà (prima annata prodotta nel 2015) de Il Teatro.

I nostri cinque migliori assaggi (leggi qui)

Abbiamo scelto cinque etichette tra le aziende aderenti al progetto “Stella dell’Appennino”. Ecco quali sono (leggi tutte le tasting notes):

  • FraTempo, Sangiovese di Romagna Riserva Doc 2009 di Casetta dei Frati leggi
  • Mantignano, Sangiovese Forlì Igt 2011 de Il Pratello leggi
  • Violàno, Romagna Sangiovese Modigliana Doc 2016 de Il Teatro leggi
  • Le Papesse di Papiano, Romagna Sangiovese Superiore Doc 2017 di Villa Papiano leggi
  • Tramazo, Romagna Sangiovese Modigliana Doc 2017 di Mutiliana leggi
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© Riproduzione riservata - 17/09/2018

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