Dalle degustazioni e i talk show al Real Albergo delle Povere agli enotour per tutta l’isola: la XXII edizione della manifestazione di Assovini Sicilia è un racconto del vino, ma anche del territorio da cui nasce. La vendemmia 2025 e le etichette più convincenti presentate in anteprima
Una manifestazione regionale dalla sempre più marcata risonanza internazionale. I numerosi assaggi (ben 343 etichette di 56 Cantine) che rendono l’idea delle possibilità espressive delle diverse denominazioni isolane. Gli intervalli di approfondimento come termometro della qualità raggiunta. I momenti di confronto per interpretare tendenze di consumo, immaginare scenari e promuovere iniziative. E le visite in loco, spaccati di cultura e bellezza più che semplici tour del vino, che spiegano le fiches puntate sulla promozione dell’enoturismo. L’edizione 2026, la 22a, di Sicilia en primeur si conferma appuntamento capitale per la riflessione sulla Sicilia del vino e per interpretare il suo presente e immaginare il futuro.
Un racconto di vino e di territorio
L’appuntamento, ideato da Assovini Sicilia nel 2004, ha raccolto oltre 100 giornalisti da tutto il mondo in cinque giornate di assaggi, incontri e visite alle Cantine: dalle degustazioni ai talk show all’interno del settecentesco Real Albergo delle Povere di Palermo fino ai tour organizzati nei distretti viticoli. Un racconto del vino, sotto il claim “Taste the Island. Live the Story”, che sta spostando sempre di più lo sguardo sul territorio in cui nasce.
Enoturismo, un asset irrinunciabile
«La comunicazione del vino ha bisogno di ritrovare autenticità», è la voce di Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia. «Parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare di viaggio. Un viaggio che va oltre la degustazione e diventa esperienza culturale, incontro con i territori, con le comunità e con le identità profonde dell’isola». Perché, prosegue Cambria, «oggi l’enoturismo è una leva strategica fondamentale: non solo un’opportunità economica per le aziende, ma uno strumento potente che mette in connessione il paesaggio, la gastronomia, l’arte e il patrimonio umano della Sicilia».


Non solo visite e degustazioni
Oltre alle parole, i numeri. Il report di Ceseo – Università Lumsa Roma certifica che nel 2025 il 61,4% delle Cantine siciliane ha registrato un aumento dei visitatori e il 74,7% indica una prevalenza di stranieri, provenienti da Europa e Usa. Visite guidate e degustazioni si confermano leve commerciali: per il 58,3% delle aziende il turismo del vino rappresenta oltre il 10% del fatturato. Sei su dieci dichiarano di avere già progettato nuove esperienze per il 2026, per costruire proposte più articolate e premium. «I dati parlano di un comparto caratterizzato da una forte attrattività e da un’offerta strutturata, ma evidenziano con altrettanta chiarezza alcune fragilità su cui lavorare», sottolinea Dario Stefàno, presidente Ceseo – Università Lumsa. «La sfida che emerge non riguarda soltanto l’attrattività delle Cantine, ma la capacità di trasformare una domanda internazionale già presente in valore economico stabile e diffuso sul territorio».
La 2025 è l’annata “della normalità ritrovata”
E la qualità nel bicchiere? Il report sulla vendemmia 2025 di Assovini, curato dalle enologhe Lorenza Scianna (Tasca d’Almerita), Maria Carella (Tenute Nicosia) e Serena Cancemi (Cantina Settesoli), definisce la scorsa come «l’annata del ritorno alla normalità e della qualità ritrovata capace di esaltare le singole identità territoriali e i caratteri varietali». Dopo un 2023 segnato dalla peronospora e un 2024 penalizzato dall’estrema siccità, l’andamento climatico del 2025 ha regalato una stagione distensiva e regolare, priva di picchi termici asfissianti e coi livelli di precipitazioni in grado di garantire riserve idriche adeguate.
L’andamento nel Centro-sud e sull’Etna
Nella Sicilia Centro Meridionale, tra i distretti di Agrigento e Caltanissetta, l’incremento produttivo è stato del +20% rispetto al 2024. Qui la maturazione progressiva ha favorito l’allineamento delle curve tecnologiche e fenoliche del Nero d’Avola, che ha preservato acidità vibranti e profili aromatici nitidi. L’Etna ha messo a segno un +14% toccando la quota record di 67.000 ettolitri rivendicabili per la Doc, coi bianchi da Carricante in aumento sulla produzione di rossi da Nerello Mascalese e Cappuccio. Nonostante le differenze microclimatiche tra i versanti, l’areale ha beneficiato di un’estate radiosa che ha portato vini di spiccata eleganza, caratterizzati da pH bassi, profili sensoriali verticali e acidità sostenute, premesse ideali per la longevità.
Focus sulla Sicilia occidentale
Il 2025 si annuncia spiccatamente “varietale” anche nella Sicilia occidentale, dal Palermitano al Trapanese. Le altitudini dell’entroterra hanno valorizzato la maturazione fenolica del Syrah e l’energia del Perricone. I vitigni a bacca bianca beneficiano di una precisione aromatica di rara nitidezza: il Grillo si distingue per la spiccata verticalità e le note tioliche, mentre il Catarratto firma una delle sue versioni più felici e strutturate degli ultimi anni.
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