Frutto di un’annata mediamente calda. A seconda che provenga dalle terre rosse del nord o da quelle bianche della zona centrale, propende per mineralità e sottigliezza piuttosto che ricchezza e struttura. Il successo all’estero e il progetto Ambrosia
«Abbiamo un vitigno antico, ma vini contemporanei e moderni». Con una dichiarazione che è un manifesto Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio tutela del Gavi, ha aperto l’annuale incontro con la stampa per presentare l’ultimo millesimo in commercio, il 2025, della piccola e storica denominazione bianchista piemontese. È completamente cambiato il mondo del vino, da quando Mario Soldati, celebre scrittore, giornalista e regista del quale quest’anno cade il centoventesimo anniversario della nascita, nel suo celebre Vino al Vino definì quello di La Scolca, di proprietà del cugino Vittorio, come “sorprendente e unico”, in grado di rivaleggiare con i bianchi francesi. La sorpresa non manca ancora adesso quando ci si accosta a questo vino, nel constatare come riesca a ben interpretare, meglio di altre tipologie probabilmente, lo spirito del tempo che predilige bianchi di ottima bevibilità, ma allo stesso con le carte in regola per essere longevi.
Mercato estero: Uk primo partner
A scorrere numeri e mercati attuali, non c’è alcun dubbio nel constatare la quasi completa vocazionalità all’export del Gavi. Nell’elencare con precisione Paesi di destinazione e percentuali, Sara Repetto, brand ambassador per il consorzio, ha non solo confermato la centralità del Regno Unito, che copre il 60,9% delle esportazioni dei circa 12 milioni di bottiglie che varcano la frontiera, ma anche sottolineato alcuni trend interessanti: il mercato americano, ad esempio, nonostante i dazi, cresce e vale il 12,9%, mentre nel Vecchio Continente, quello tedesco, oggi al 5,6%, è in discesa rispetto a un passato più glorioso.

La sorpresa della Cina
Il Canada, nonostante rappresenti solo l’1,6%, negli ultimi è esploso facendo segnare un +43%. «Altra novità dell’anno è la Cina», ha continuato Repetto. «Per decenni i cinesi hanno bevuto soprattutto vini rossi strutturati e magari con un certo residuo zuccherino. Nel 2025, invece, più di 100.000 bottiglie di Gavi sono state esportate verso questo Paese, nonostante sia presente una importante contrazione nei consumi del vino».
La leva dell’enoturismo
L’Italia? Assorbe circa 2 milioni di bottiglie, più o meno il 9% della produzione complessiva e di questo il solo Piemonte fa la parte del leone con poco più del 42%. Per ritrovare la centralità del mercato domestico bisogna ritornare quasi alla metà del secolo scorso, quando lo sbocco principale del Gavi era la vicinissima Liguria. Poi le cose sono cambiate e dopo una costante contrazione, dal 2023 sembra che qualcosa si stia muovendo anche all’interno dei confini nazionali. «L’Italia sta diventando importante soprattutto per motivi enoturistici», sostiene la brand ambassador. «I produttori stanno investendo in ospitalità: i wine lover cercano nel nostro territorio esperienze e autenticità». Peculiarità che certamente non mancano in un vino che più di altri, probabilmente, sta vivendo il cambiamento climatico in atto con diverse frecce al proprio arco, grazie a una dotazione di strumenti scientifici ora a disposizione.
I numeri del Gavi
Sono proprio questi ultimi, infatti, quelli che oggi consentono di avere dati molto puntuali sull’annata ora in commercio e che, da qualche anno a questa parte, donano soprattutto uno strumento fondamentale anche a tutta la base produttiva della denominazione, composta da 1.600 ettari, più di 190 produttori e un’unica uva a bacca bianca intorno al quale si concentra l’attenzione di tutti, ovvero il Cortese.
Il progetto Ambrosia
«È facile parlare di cambiamento climatico, ma lo vogliamo misurare, perché se vogliamo affrontare questa sfida abbiamo bisogno di dati», ha spiegato Davide Ferrarese, agrotecnico a capo di VignaVeritas e del progetto Ambrosia (il nome deriva dal Mosaico di Ambrosia presente a Libarna, l’antica città romana situata nelle terre del Gavi), finanziato dal Consorzio e condotto in collaborazione con l’Università di Torino. Attraverso cinque stazioni meteo posizionate in altrettante zone, ora si riesce, infatti, a mappare il territorio del Gavi da nord a sud, incrociando i dati meteo con le puntuali rilevazioni sul campo.
L’andamento stagionale
Come definire, quindi, l’annata 2025 a Gavi? Certamente intermedia, sotto molti aspetti, tra la calda 2023 e la più piovosa 2024. «Abbiano assistito a uno degli inverni più freddi rispetto agli ultimi tre anni, ma con un giugno caldo e asciutto», ha spiegato Ferrarese. «La fioritura è stata veloce e anticipata, ma il mese di luglio e l’inizio di agosto hanno riportato la fenologia del Cortese in linea con le annate precedenti». A luglio le temperature medie sono state inferiori rispetto ai precedenti 25 anni e così l’anticipo è rientrato.
2025, un millesimo di ottimo equilibrio
Un’annata medio-calda, insomma, che ha restituito nel bicchiere vini nel complesso di ottimo equilibrio, ma soprattutto in grado di mostrare, in molti casi, l’appartenenza alle terre rosse del nord o a quelle bianche della zona centrale in modo evidente. È un dato non secondario, quest’ultimo, perché la maggior propensione alla mineralità e sottigliezza piuttosto che alla ricchezza e alla struttura, al netto delle varie eccezioni, che ci sono sempre, mostra una consapevolezza diffusa nel voler rispettare e trasmettere l’essenza del terroir nel quale ci si trova ad operare. Una bella dimostrazione di maturità.
La nostra selezione
