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Marchesi Frescobaldi: i nostri assaggi delle nuove annate

Marchesi Frescobaldi: i nostri assaggi delle nuove annate

Il Merlot in Val di Pesa, lo Chardonnay a Pomino, il Syrah in Maremma: nella filosofia di Marchesi Frescobaldi l’esaltazione delle caratteristiche del terroir. Trasmesse anche nel virtual tasting “Cultivating Toscana Diversity”. Le note di degustazione delle annate in commercio.

«Frescobaldi è un animale strano. Con tante teste, che sono le sue diverse aziende, e tanti figli, i vini che produce. Per nessuno di questi ho una preferenza: tutti rappresentano la continua ricerca, alimentata dalla costante insoddisfazione e dalla voglia di mettere nel bicchiere le tante anime delle Toscana». Sono queste le parole con cui Lamberto Frescobaldi, presidente di Marchesi Frescobaldi, ha iniziato il virtual tasting riservato alla stampa Cultivating Toscana Diversity (che è poi il motto aziendale). In assaggio le nuove annate delle Tenute del Gruppo.

Sette tenute, sette mondi diversi

Da Tenuta Perano – scelta come sede del webinar e ultima acquisizione nel 2017 nel cuore del Chianti Classico – a Castello Pomino. Da Castello Nipozzano nel Chianti Rufina a Tenuta CastelGiocondo a Montalcino fino a Tenuta Castiglioni in Val di Pesa, Tenuta Ammiraglia in Maremma e Remole, ad est di Firenze. Sette tenute, sette mondi diversi per ambiente, clima e tradizioni, che conferiscono caratteri distinti ai loro vini. Icone, come Mormoreto, che nel tempo si sono evolute, ed espressioni più recenti e originali come Aurea Gran Rosé.

A ogni terreno il suo vitigno

Il Merlot a Montespertoli, in Val di Pesa, lo Chardonnay e il Pinot nero a Pomino, il Syrah in Maremma: da tempo l’idea di Frescobaldi è superare il dibattito tra vitigni autoctoni e alloctoni ed esaltare il terroir. «Quest’anno le gelate primaverili ci hanno lanciato un nuovo messaggio chiaro, distruggendo la possibilità di vinificare quel Sangiovese coltivato in zone non adatte, e messo lì per un presunto diritto di nascita. Clima e terreno ti dicono cosa piantare: è ora che la scienza prenda il posto delle ideologie». Idee che si ritrovano in vigna e nel bicchiere.

Marchesi Frescobaldi
Lamberto Frescobaldi

I vini in degustazione

Leonia – Pomino Brut Doc 2016

Nato come Per me già nel 2006, dal 2014 (vendemmia 2011 in bottiglia) ha assunto la Doc Pomino in seguito alla modifica del disciplinare, che venne esteso alla tipologia spumante proprio con questo vino. Base Chardonnay e una piccola percentuale di Pinot nero. Un Metodo Classico in una terra di grandi rossi, figlio dei vitigni impiantati da Leonia degli Albìzi, che sposò Angelo Frescobaldi nel 1863. Fermentato in parte in serbatoi di acciaio e in parte in legno, affina sui lieviti per 32 mesi. Questo 2016, annata con un inverno non troppo rigido e un’estate meno afosa della precedente al Castello di Pomino, pone l’accento su freschezza e aromaticità. Nel bicchiere un perlage impeccabile, una bollicina «nata per essere bevuta a tavola». Al naso una nota floreale sfuma nella pasticceria e quindi in sentori di miele e albicocca essiccata. Il sorso è cremoso e bilanciato dalla spalla acida. Il finale lungo.

Aurea Gran Rosé – Toscana Rosato Igt 2019

Battezzato con l’annata 2017, il vino è l’emblema di Tenuta Ammiraglia, nel territorio del Morellino. Connubio tra Syrah, cui il clima caldo e asciutto della Maremma regala sapidità e profumo, e Vermentino. Nasce a 150 metri da vigneti con esposizione a sud, che “vedono il mare” su un suolo argilloso e ricco di scheletro. Un rosé che aspira al rango di vino da invecchiamento. Pressatura soffice, fermentazione in tonneau di rovere francese di media tostatura (per il 20% nuovi). Solo all’assemblaggio un tocco di vin de reserve di Syrah vinificato in bianco, affinato in barrique per 20 mesi, che aggiunge struttura e piacevolezza. Aurea 2019, di un rosa tenue caratteristico, ha profumi eleganti di fiori e frutta fresca, dal pompelmo alla pesca. Al palato è sapido ma con note burrose che conferiscono morbidezza al sorso.

Tenuta Perano – Chianti Classico Riserva Docg 2016

Siamo a Gaiole in Chianti. Tenuta Perano, coi suoi vigneti a 500 metri, è zona tardiva per il Sangiovese ma dove l’uva trova un habitat naturale. Terreni esposti a sud-ovest e ricchi di scheletro. La 2016, la seconda annata di produzione sotto il diretto controllo di Frescobaldi (che poi ha acquistato la tenuta nel 2017), si è rivelata di alto livello qualitativo. La Riserva, con una spruzzata di Merlot (5%), è un pizzico più “accondiscendente” del Rialzi, il “fratello maggiore” prodotto da singolo vigneto, e fa sfoggio di un legno perfettamente integrato (24 i mesi di affinamento in botti di rovere di Slavonia). Viola mammola e rosa canina come da paradigma al naso, con cenni di spezia, humus e sottobosco. In bocca è corposo, elegante. Struttura, una sorprendente vena fresca, una beva di grande facilità e la lunga persistenza ne fanno una delle interpretazioni più originali del lotto in degustazione.

CastelGiocondo – Brunello di Montalcino Dogc 2016

La 2016 si è rivelata annata di grande qualità anche a Montalcino e ha offerto la possibilità di portare il Sangiovese a maturazione in una stagione più fresca. L’esposizione a sud-est, l’altitudine (che tocca i 400 metri), la grande varietà di terreni di CastelGiocondo – galestro, argille e sabbie plioceniche – e le basse rese (sotto i 50 quintali per ettaro) moltiplicano le sfumature di questo Brunello. Fermentazione in acciaio a temperatura controllata con rimontaggi frequenti. L’affinamento dura 36 mesi, per una piccola parte in barrique e il resto in botti di rovere di Slavonia da 80 e 100 ettolitri. Un tuffo in vasca per rispettare il disciplinare dei 5 anni di maturazione e quindi un riposo in bottiglia per almeno 4 mesi. Un bel rubino profondo che all’olfatto dà ancora sensazioni di piccoli frutti rossi, dal lampone al mirtillo, e violetta. Poi arrivano le note terziarie di cannella, pepe e cuoio. Al palato il corpo è pieno, il sorso succulento, l’acidità percepibile e i tannini levigati.

Mormoreto – Toscana Igt 2017

Nipozzano è antichissima roccaforte nel Chianti Rufina dove i vigneti si trovano spalla a spalla a 270 metri di altitudine. L’annata 2017 è stata un’annata notoriamente calda. L’estrazione aromatica e polifenolica di uve molto concentrate ha richiesto fermentazione e macerazione delicate e una malolattica precoce. Consueta la maturazione di due anni in barrique nuove e di secondo passaggio. Insieme con Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot, nel blend di questo celebre Supertuscan dal 2013 il Sangiovese ha sostituito il Merlot: una scelta fatta per ritrovare la freschezza smarrita con gli anni. «Un vino che ha forse perso quel bellissimo rimmel che aveva attorno agli occhi, ma che ora è più netto ed espressivo», per dirla con le parole di Lamberto Frescobaldi. L’impenetrabile veste rubino schiude un bouquet evoluto di crème de cassis e sciroppo di mirtillo, con punte vanigliate. Il vino è caldo, voluminoso, con tannini fitti che esigono tempo.

Giramonte – Toscana Igt 2017

Nella Tenuta Castiglioni, la più storica dei Marchesi di Frescobaldi (proprietà di famiglia già dall’XI secolo) i terreni argillosi tipici sono il sostrato ideale per la maturazione del Merlot. La capacità di trattenere umidità ha sopperito all’assenza di precipitazioni estive in un’annata come la 2017 favorendo la concentrazione di zuccheri e polifenoli negli acini. Cru più raro ed esclusivo, con uve da una parcella di 6,5 ettari, Giramonte è un taglio di Merlot e Sangiovese. La maturazione per 16 mesi in barrique ne fa un vino di grande intensità, ricco e lungo. Abito di un rubino vivido dai riflessi violacei. Al naso è complesso: i profumi sono di amarena, mirto e mora selvatica e si mescolano a sensazioni di nocciola tostata, cacao, caffè. Sullo sfondo una carezza affumicata. Elegante e voluttuoso in bocca anche per la densa ma aggraziata trama tannica.

Benefizio – Pomino Riserva Doc 2018

Alternanza di sole e leggere piogge estive ha permesso allo Chardonnay del Pomino 2018 di arrivare ad eccellente maturazione. L’escursione termica in vigna ha dato una mano alla complessità aromatica. Il mosto ottenuto da pressatura soffice è stato chiarificato dopo decantazione a freddo. Fermentazione alcolica e parziale malolattica in barrique, 50% nuove e 50% di primo passaggio. In botte piccola, per 10 mesi, anche l’affinamento. Dal calice, vestito di giallo paglierino con riflessi dorati, sentori di fiore d’arancio, ginestra e buccia di agrumi, impreziositi da tocchi speziati e note di frutta matura. Al palato è rinfrescante e sul finale emerge un retrogusto di vaniglia. Curiosità sul nome che viene dal “beneficio” tutt’oggi corrisposto al parroco della zona in termini di olio e vino come dazio per i terreni donati alla trisavola di Lamberto, Leonia.

Foto di apertura: la bottaia di Tenuta Perano

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© Riproduzione riservata - 04/05/2021

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