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L’appello di Walter Massa e dei Vignaioli per il Ronco della Chiesa

1 Maggio 2026 Jessica Bordoni
L’appello di Walter Massa e dei Vignaioli per il Ronco della Chiesa
I filari di Borgo del Tiglio minacciati dalla frana

A cinque mesi dall’alluvione che ha colpito Brazzano di Cormòns (Gorizia), danneggiando lo storico vigneto e l’azienda Borgo del Tiglio, un comitato di oltre 50 produttori ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Fedriga. È l’ultima di una serie di mobilitazioni da parte di tutta la filiera. Il commento del titolare Nicola Manferrari

Una lettera aperta, che ha come primo firmatario il piemontese Walter Massa, seguito da oltre 50 viticoltori di tutta Italia. Dalla famiglia valdostana Grosjean al siciliano Nino Barraco, passando per il pavese Andrea Picchioni, il langarolo Roberto Voerzio, la toscana Cinzia Merli, il molisano Claudio Cipressi, le sorelle umbre Teresa Severini e Chiara Lungarotti… L’elenco conta molti altri nomi di primo piano del panorama nazionale, che hanno voluto lanciare un appello corale al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. A cui chiedono un confronto sulla gestione della messa in sicurezza delle aree collinari di Brazzano, frazione di Cormòns (Gorizia), dopo l’alluvione dello scorso 17 novembre. Tra le zone interessate c’è anche l’azienda Borgo del Tiglio di Nicola Manferrari e il suo vigneto storico Ronco della Chiesa.

L’evento estremo e l’appello durante il Vinitaly

La caduta straordinaria di 300 mm di pioggia in poche ore ha provocato il distaccamento di una porzione del versante del Monte Quarin, creando una voragine e una colata di 25 mila metri cubi di fango che hanno danneggiato e distrutto diverse abitazioni, edifici e terreni, tra cui l’appezzamento, i locali di produzione e i magazzini di Borgo del Tiglio. Il bilancio umano è ancora più grave con due persone morte e svariati feriti, tra cui lo stesso enologo aziendale. La lettera aperta – che porta la data del 17 aprile, a distanza di cinque mesi esatti dall’evento estremo –  è il risultato di un confronto tra i produttori firmatari, che a Vinitaly hanno deciso di costituirsi nel gruppo dei Vignaioli per il Ronco della Chiesa.

La situazione riguarda tutto il territorio nazionale

Come si legge nel testo, il loro obiettivo è duplice: “Aiutare Nicola e il Friuli, ma anche creare un precedente virtuoso, fare letteratura sotto la sua guida, coinvolgendo i ministeri competenti, le amministrazioni locali e gli uffici preposti alla tutela e alla sicurezza del territorio”. Questo perché analizzando le loro realtà aziendali, i produttori hanno riscontrato “profonde analogie geologiche con la collina di Brazzano: la fragilità dei nostri territori collinari è oggi, ovunque, sempre più a rischio”. Il riferimento è al sistema collinare italiano nel suo complesso, “dagli infiniti ettari di prati e boschi a quelli antropizzati – ma non devastati – dal lavoro dell’uomo tramite vigneti, oliveti e boschi cedui”.

I produttori firmatari hanno riscontrato nelle proprie aziende profonde analogie geologiche con la collina di Brazzano © Borgo del Tiglio

La volontà di collaborare con le istituzioni

Da parte dei vignaioli emerge quindi la volontà di farsi carico di un impegno concreto. “Sentiamo il dovere di affrontare questo argomento portando la nostra esperienza, certi che, proprio grazie all’intervento umano, il territorio risulti meglio regimato, drenato e controllato. La produzione di vino, olio, frutta, formaggi e castagne, così come la ricerca di tartufi e l’attività venatoria, rappresentano presidi che rafforzano l’intero ecosistema. Alla luce di ciò, confortato e spronato dai colleghi che sottoscrivono questa posizione, mi rivolgo a lei, massima autorità della Regione colpita, per offrire la nostra disponibilità a collaborare nell’affrontare il caso Ronco della Chiesa”, continua Walter Massa sentendo l’urgenza di ricorrere alla prima persona.

Il timore che un vigneto simbolo del Collio venga distrutto

“Il Ronco della Chiesa non deve diventare la Redipuglia dei vignaioli” si prosegue poco più avanti, in carattere stampatello, richiamando il più grande cimitero di guerra d’Italia. Il rischio, per i sottoscrittori della lettera, è che questo emblema dell’identità vinicola del Collio e, più in generale della rinascita dell’enologia friulana nel secondo dopo guerra, si trasformi in un simbolo di perdita anziché in un patrimonio da recuperare. Cresce infatti il timore che lo storico appezzamento (è inserito anche nel nostro Censimento delle Vecchie Vigne) e la memoria che porta con sé possano venire compromessi. O peggio ancora distrutti, dagli interventi tecnici e dai tempi lunghi della burocrazia e delle istituzioni.

L’invito alla cautela e il valore sociale 

“Scrivo animato dal rispetto per l’amico Nicola e dalla preoccupazione per il futuro del suo storico vigneto”, prosegue Walter Massa. “Così come l’ambiente circostante, l’intera collina danneggiata dovrà essere messa in sicurezza con la stessa delicatezza che usano gli archeologi quando portano alla luce reperti preziosi. Che differenza c’è, d’altronde, tra un potenziale patrimonio archeologico e un vigneto messo a dimora negli anni Quaranta che da trent’anni produce uno dei bianchi più iconici al mondo? Mentre un’ipotesi archeologica è una possibilità, il vigneto è una certezza: produce un valore etico, estetico, culturale e, da oggi, profondamente sociale”.

Le considerazioni di Nicola Manferrari

È lo stesso titolare Nicola Manferrari, raggiunto telefonicamente, a confermarci la gravità della situazione: «Il danno arrecato all’azienda dagli interventi delle autorità, anche se non preventivabile al momento, potrebbe essere di molto superiore al danno “naturale”. La Protezione Civile ha previsto una zona rossa che ci ha di fatto bloccati. Un’annata di vino bianco e due di vino rosso sono in parte incustodite e in parte hanno un destino incerto, non potendo noi disporre dei locali per la loro lavorazione e imbottigliamento. Anche l’annata 2026 è pregiudicata, dal momento che non possiamo avere notizie circa il nostro futuro da parte delle autorità. Il nostro vigneto storico Ronco della Chiesa ha già subito un danno irreversibile e ci sono interlocuzioni per evitare interventi molto invasivi che ci porterebbero ad abbandonarlo».

Le incertezze sui ristori economici

Sotto le macerie giacciono beni di grande valore tra cui la cantina delle bottiglie storiche di Borgo del Tiglio: «Circa 10.000 bottiglie, accantonate a partire dal 1981. Molte potrebbero essere ancora intere, ma il caldo dell’estate sarebbe fatale», precisa il titolare. Si parla di aiuti economici, ma non è ancora chiara l’entità né quando saranno erogati. «Scade a giorni un bando dello Stato di cui è incerta la percentuale di contributo. È in lavorazione un bando regionale che prevede ristori nella misura del 50% della spesa ammessa. Per quanto attiene ai danni indiretti, quelli arrecati dalle autorità, ci sono mezze promesse ma non se ne capisce né il funzionamento né l’entità reale di incidenza. Questa incertezza ci blocca ulteriormente. Un’azienda per decidere deve sapere del proprio destino, per spendere deve poter programmare il proprio budget».  

L’invito al dialogo dal Consorzio Collio

La lettera aperta del gruppo Vignaioli per il Ronco della Chiesa è l’ultima di una serie di iniziative lanciate negli scorsi mesi dal mondo del vino. Tra queste un’altra lettera aperta alle istituzioni friulane, quella promossa a marzo da un altro vignaiolo controcorrente come Joško Sirk e firmata dal Consorzio Collio e da decine di Cantine e ristoranti della zona, che stanno dimostrano un prezioso aiuto sul campo alla famiglia Manferrari. Il tono e le misure auspicate vanno nella medesima direzione del gruppo capitanato da Massa, sottolineando come “la ricostruzione non debba essere solo tecnica, ma anche etica e culturale. Mettere in sicurezza non può significare cancellare la memoria. Proteggere non può voler dire impoverire l’anima di un luogo. Questa lettera è un gesto di sostegno, ma anche un invito: a dialogare, a trovare soluzioni condivise, a dimostrare che il Collio non è solo un luogo geografico, ma una comunità capace di riconoscere il valore profondo delle proprie radici”.

Solidarietà e battaglia esistenziale

Anche l’Aspi, nella persona del presidente Giuseppe Vaccarini, lo scorso marzo ha indirizzato una mail al presidente regionale Massimiliano Fedriga, mentre nel dicembre 2025 si sono mossi i sommelier dell’Ais Friuli Venezia Giulia, appellandosi alle autorità regionali e agli organismi tecnici. «Intorno alla nostra vicenda s’è formata una grande solidarietà locale, nazionale e internazionale: tutta la filiera del vino s’è mobilitata», commenta Nicola Manferrari  «Al di là della vicinanza dettata dal rispetto e dalla stima per il mio lavoro di 45 anni, cosa che è per me fondamentale per reggere questa battaglia, credo esista il timore che una certa modalità operativa diventi prassi generalizzata. La lettera di Massa esprime questo. È una battaglia esistenziale che mette in gioco le rispettive identità. Il Ronco della Chiesa è un caso riuscito di valorizzazione del terroir».

Occorre un cambio di paradigma culturale

Negli anni s’è imposta internazionalmente la liaison vigna-vino. «Tutti i vignaioli importanti a casa propria hanno uno o più vigne chiave, sulle quali costruiscono il proprio successo. Che un singolo funzionario pubblico, senza sapere né conoscere la portata delle conseguenze dei propri atti, senza confrontarsi con gli interessati e le comunità, possa decidere d’arbitrio di cancellare un tale patrimonio generato in decenni di lavoro, secoli di tradizione, milioni di anni di storia geologica ha spaventato molti». Per il titolare del Borgo del Tiglio: «Serve imporre una cultura nuova, capace di sostituire un approccio analitico con uno olistico, un pensiero riduzionista con uno complesso, la specializzazione con l’interdisciplinarità, l’approccio verticistico con quello orizzontale, una strategia di resistenza con una di resilienza, la competizione con la solidarietà, alle ricette preconfezionate da tabelle ministeriali l’osservazione e l’ascolto, insomma, capace di incorporare in se stessa le ragioni della vita che precisamente si fonda sulla complessità e sull’imprevedibilità».
 

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