La prima verticale di Ornellaia Bianco

La prima verticale di Ornellaia Bianco

Axel Heinz, direttore della Tenuta, ci ha accompagnato con molta trasparenza nel percorso evolutivo di Ornellaia Bianco, un vino che ambisce a colmare un vuoto nella piramide qualitativa dell’enologia italiana. Sono pochi, infatti, i bianchi di altissima gamma, e questo è uscito con lo stesso posizionamento del più famoso fratello in rosso.

«Sono passate diciotto vendemmie e c’è ancora spazio per una prima volta». Questa dichiarazione di Axel Heinz, direttore di Ornellaia, dice molto sia dell’uomo sia dell’evento al quale stiamo per assistere. Insomma, scriviamo di Ornellaia, una delle griffe italiane più ambite a livello mondiale, i cui rossi sono nelle wine-list delle stelle più luminose. L’atteggiamento poteva essere ben diverso. Invece, in una sala privé del ristorante Cracco, circondato dai critici più influenti dell’enologia italiana – escluso chi scrive – Axel Heinz, con il suo accento tosco-franco-tedesco sottopone alla nostra attenzione tutti i millesimi sinora prodotti dell’Ornellaia Bianco, per aprire un dialogo sul significato di questo vino e sullo stile che vorrebbe interpretare. Poche annate, sette: la strada è appena cominciata.

Il direttore di Ornellaia Axel Heinz durante la degustazione al ristorante Cracco

Anticipiamo tra l’altro una notizia emersa durante la degustazione riguarda la classificazione di questa etichetta e la strada presa dalla Denominazione: finora Ornellaia Bianco è stato Igt Toscana, ma dal millesimo 2021 si fregerà della nuova Doc Bolgheri Bianco, che è stata recentemente modificata, ammettendo anche Sauvignon (come capita in alcune annate di questo vino), Viognier e Vermentino sino al 100%.

Bolgheri oltre il Vermentino

Il progetto è ambizioso e quella “prima volta” citata da Heinz in realtà non è solo un dettaglio autobiografico, ma vale per il territorio blasonato dove nasce. Bolgheri non è nota per i bianchi di fascia ultra-premium, semmai per un apprezzato e godevole Vermentino, quello sì. Invece, Ornellaia Bianco è un Ornellaia a tutti gli effetti e il suo posizionamento (come prosaicamente il prezzo) sarà identico. Ovviamente non basta un nome, un tocco di legno e qualche mese di affinamento per creare un mito e Heinz lo sa, dato che di miti ne gestisce più d’uno.

La nuova frontiera dei bianchi di prestigio

«A Bolgheri siamo ancora in una fase di scoperta di potenzialità inespresse, che sono molte», sostiene Heinz. Ma si capisce dall’impostazione del vino che il pensiero non è circoscritto alla costa toscana: se parliamo di bianchi, in generale l’Italia sta ancora indagando la frontiera dei Super Whites, che avevamo cominciato ad esplorare a fine anni Ottanta emulando quasi esclusivamente lo Chardonnay di Borgogna (o talvolta inconsapevolmente di Napa). Di fatto, le leggende degli anni Novanta e Duemila sono tutte rosse.

Partire dal Sauvignon blanc

«Nella tradizione di Ornellaia», ricorda, «ci sono anche i bianchi: Poggio alle Gazze fu un successo negli anni Novanta. Poi tra il 2002 e il 2008 ci siamo presi una pausa, per riflettere sul tema». La tenuta non voleva interrompere la sua abitudine con il Sauvignon blanc, ma si voleva – in stile Ornellaia – esplorare un blend complesso, che definisse un vino con un suo stile particolare.
Cosa affiancargli, quindi? Viognier, Vermentino, anche qualche tentativo col Verdicchio e con il Petit Manseng. Le ultime annate sembrano invero cercare un’esaltazione del puro Sauvignon, eventualmente accompagnato dal Viognier, che conferisce ampiezza al palato e la sua tipica nota floreale, ma dipende molto dalle annate: si passa dal 30% di Viognier nel 2013 a zero nel 2015, 2016, 2020, 2021.  Dal punto di vista enologico, Ornellaia Bianco segue un percorso di affinamento molto diverso dal Poggio alle Gazze, con fermentazione e affinamento in barrique, di cui il 30% nuove. la produzione viaggia tra le 5 e le 8 mila bottiglie.
Come si evince da questo generoso sguardo nel laboratorio di Ornellaia, il sogno di un grande vino passa attraverso una complessa alchimia di sfumature. Lo stile è piuttosto chiaro: naso elegante, mai sfacciato, tensione al palato e promessa di lunghi invecchiamenti, corpo tonico e scattante, come un tuffo nel mare che, con la sua sapidità, ci ricorda a ogni sorso dove nasce questo bianco.

La verticale

Ornellaia Bianco

2013
Sauvignon blanc 70%, Viognier 30% (13,5%Vol.)

Si presentano discretamente agrume e albicocca, seguiti da vene speziate. È cremoso, tornano i ricordi di spezie e agrumi, sul medio palato è avvolgente ma chiude con acidità puntuale e persistente. Al retrogusto si presentano frutti della passione e un tocco di burro di arachidi. Ottima la chiusura con colpo di coda agrumato.

2014
Sauvignon blanc 74%, Viognier 13%, Petit Manseng 13% e un goccio di Verdicchio (13%Vol.)

Al naso è inebriante con classe: uva spina, salvia, curcuma, burro di arachidi, con tocco balsamico. In bocca è snello, affilato, sapido, intrigante col suo finale di nocciolina.

2015
Sauvignon blanc 100% (13,5%Vol.)

Intenso, vibrante all’olfatto con uva spina, pompelmo rosa, nota erbacea moderata, accompagnamento boisé. Trionfale l’ingresso al palato, ampio con tocco tannico, calore avvolgente, sensazioni cremose, non privo di un’acidità dritta e progressiva. Finale agrumato con spezie orientali ed erbe mediterranee, alloro e salvia.

2016
Sauvignon blanc 100% (13,5%Vol.)

In questo millesimo il frutto è più tropicale e maturo: mango, passion fruit, con spezie (curcuma) e note dolci di vaniglia, foglie di te, essenza di arancia e salvia. Grande equilibrio al palato: seta, acidità puntiforme e brillante, contraddistinto da larghezza e un finale di nocciolina e scorza d’agrume.

2017
Sauvignon blanc 91%, Viognier 9% (13,5%Vol.)

Domina la nota varietale, con il pompelmo, la salvia, la nota educatamente erbacea e un ricordo di barrique. Interessante spolverata di curcuma. Al palato è pieno, maturo, scolpito da un’acidità squadrata, persistente. Già si intravvede quel tono salmastro minerale che si esprime all’invecchiamento.

2018
Sauvignon blanc 91%, Viognier 9% (14%Vol.)

Annata fresca, meno piovosa ma assimilabile a 2014, ma hanno osato – grazie all’esperienza – attendere sino ad oltre il 10 settembre per la raccolta. Al naso è uno squillo di pompelmo succoso, foglie di te, nota tropicale (mango), ricordi boisé. La bocca è piena, larga, matura, con tocco gentile di spezie, denso con acidità compatta.

2019
Sauvignon blanc 81%, Viognier 19% (13%Vol.)

Ovviamente giovane, dall’intensa nota erbacea, uva spina, salvia e tocco di cardamomo. L’acidità è verticale, il corpo scattante, meno nocciolina e più frutto anche di polpa bianca. Ha una nota balsamica bolgherese, con finale salmastro che ricorda il lentisco.

Foto di apertura: all’evento organizzato al ristorante Cracco sono state degustate tutte le sette annate sinora prodotte dell’Ornellaia Bianco

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© Riproduzione riservata - 14/10/2022

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