Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

La enogioventù: Lucia Monti e i vini ischitani di Cantine Tommasone

La enogioventù: Lucia Monti e i vini ischitani di Cantine Tommasone

Enologa e fra le pochissime produttrici donne a Ischia, Lucia Monti è l’anima di Cantine Tommasone, 17 ettari vitati in 14 appezzamenti dislocati sull’isola. Fedele alla tradizione, dà spazio soprattutto alle uve autoctone, come la Biancolella e il Piedirosso. La sua storia.

Per raccontare il legame tra Ischia e il vino bisogna andare indietro almeno fino all’VIII secolo a.C., epoca della datazione della celebre coppa di Nestore. Il prezioso reperto archeologico fu rinvenuto nel 1955 all’interno della necropoli di San Montano a Lacco Ameno, uno dei comuni in cui è suddivisa l’isola. Proprio qui hanno sede le Cantine Tommasone, capitanate da Lucia Monti, giovane enologa e unica produttrice donna ischitana.

Quattro generazioni di famiglia

«In realtà io sono nata in Germania, a Colonia, dove ho vissuto fino agli anni dell’università, per poi decidere di trasferirmi a Ischia e dedicarmi all’azienda di famiglia», racconta. Tutto comincia con il bisnonno paterno Pietro, che nel 1870 inizia a coltivare le vigne e avvia la vendita di vino sfuso. Suo figlio Tommaso, detto Tommasone, prosegue lungo il solco tracciato dal genitore, ampliando l’attività. Arriviamo così al padre di Lucia, Antonio, che però sceglie un’altra via. Nel 1980 si trasferisce a Colonia dove nel 1987 apre l’Osteria Centovini, che in poco tempo diventa uno dei ristoranti più affermati della zona. «Il legame con la terra di origine, però, non è mai venuto meno. Alla fine degli anni Novanta, dopo la morte del nonno, papà decide di ristrutturare gli antichi locali della cantina e reimpiantare le vigne di proprietà».

La folgorazione in Friuli

A quel tempo Lucia è una giovane liceale. Nel 2003, su invito del padre Antonio fa un’esperienza di poco meno di un anno in Italia, presso l’azienda friulana La Tunella di Massimo Zorzettig, amico e fornitore del ristorante. «Papà voleva che mi avvicinassi ad una realtà vinicola importante e capissi dall’interno le dinamiche lavorative. Per me è stato un tirocinio fondamentale. Sono rimasta così folgorata che, tornata in Germania, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Viticoltura ed enologia». Terminati gli studi nel 2008, a febbraio dell’anno successivo Lucia è pronta per la nuova avventura ischitana avviata ufficialmente qualche anno prima dal padre.

Perché Tommasone

Le prime bottiglie con la scritta Tommasone in etichetta risalgono al 2004. «Al posto del nostro cognome, papà ha scelto il nomignolo del nonno, che è stato una figura fondamentale per tutti noi e ci ha trasmesso moltissimi segreti e insegnamenti su questo lavoro», prosegue Lucia. «Quando sono entrata in azienda, è cominciata un’avventura difficile ma bellissima. Sono già passati più di 10 anni ma per me è ancora tutto nuovo, entusiasmante. Da sette anni accanto a me c’è mio marito Giuseppe Andreoli, che si occupa dell’amministrazione mentre io seguo la parte agronomica ed enologica, oltre a supervisionare il reparto commerciale».

Una viticoltura eroica

I vigneti Tommasone – tra terreni di proprietà, in gestione e in affitto – si estendono per 17 ettari. «Non un corpo unico ma 14 piccoli appezzamenti che vanno dal comune di Lacco Ameno a nord-ovest, a quello di Forio, nella parte occidentale dell’isola. Il punto più meridionale, Sant’Angelo, ospita Tenuta Monte Zunta, uno dei nostri vigneti più prestigiosi a 450 metri di altezza». Fare vino a Ischia significa radici, tradizione, ma anche fatica e custodia del territorio. L’isola poggia su terreni vulcanici e le pendenze rocciose sono a picco sul mare: la meccanizzazione è minima e la viticoltura è eroica.

Spazio agli autoctoni

Le vigne, terrazzate, sono delimitate da parracine, caratteristici muri a secco in pietra di tufo verde. «La fedeltà a questi luoghi ci ha imposto di concentrarci soprattutto sulle uve autoctone: Biancolella e Forastera, per i bianchi; Per’e Palummo o Piedirosso, Guarnaccia e Aglianico per i rossi. Gli impianti più vecchi risalgono a 25 anni fa, i più giovani sono dello scorso inverno. Ischia è piccola, ma molto varia a livello pedoclimatico e ogni appezzamento racconta una storia a sé, pur nella comune matrice vulcanica che garantisce una bella fertilità e dotazione di minerali, a cominciare dal potassio».

Ischia Biancolella Doc, il vino portabandiera

La Biancolella, che a Ischia ha trovato una terra di elezione, è la varietà più coltivata da Tommasone (8 ettari) ed è la protagonista assoluta dell’Ischia Biancolella Doc, l’etichetta portabandiera aziendale, prodotta in 50 mila bottiglie (sul totale annuale di 100 mila). Frutto di una fermentazione in acciaio con affinamento sulle fecce nobili, è un bianco dal profilo aromatico intenso, floreale e fruttato, con sentori di pesca gialla e fiori di ginestra. Il sorso è agile ma pieno, sapido e dal tipico finale ammandorlato.

Tenuta dei Preti, Terradei e Pithecusa Bianco

La Biancolella entra anche nel cru Tenuta dei Preti, Ischia Doc. Il vigneto si trova in località Spadara, nel comune di Forio: 1,2 ettari a 150 metri sul livello del mare impiantato nel 2005-2006 a Guyot. La raccolta manuale avviene verso metà ottobre, per ottenere uve leggermente surmature. In questo caso l’affinamento sulle fecce nobili si svolge in tonneau d’acacia per 6 mesi. Giallo dorato, ha un bouquet sinuoso di pesca gialla matura, mango e mandorla. In bocca la mineralità sorregge una materia densa e polposa. Da ricordare anche i due blend Terradei (50% Biancolella, 50% Forestera), dal tocco mediterraneo, e Pithecusa Bianco (50% Biancolella, 50% Fiano), sapido e agile.

Piedirosso superstar tra i rossi

L’uva rossa di riferimento è il Piedirosso, detto anche Per’e Palummo. Lo troviamo nell’Ischia Piedirosso Doc, ma anche nel fuoriclasse aziendale, il Tenuta Monte Zunta, Ischia Doc, cru del borgo meridionale di Sant’Angelo, in località Monte Zunta, a 450 metri di altezza. Il vigneto è stato recuperato nel 2012 ed è accessibile solo a piedi. La lavorazione è 100% manuale. Vinificazione con macerazione di 20 giorni, affinamento in barrique di rovere francese per 18 mesi. Meno di 3 mila bottiglie per un rosso (85% Piedirosso, 15% Cabernet Sauvignon) dal frutto rosso maturo e ricercato, con profonde note balsamiche di liquirizia e cacao. Nel Pithecusa Rosso, Ischia Igt il Piedirosso divide equamente l’uvaggio con l’Aglianico dando vita a un vino elegantissimo ed etereo. E poi c’è il Pignanera, blend di Aglianico (50%), Montepulciano (30%) e Guarnaccia (20%): imponente, morbido e speziato.

Una linea di cosmetici da uve bio

La produzione Tommasone è composta per l’80% da vini Doc e per il 20% Igt. L’85% dei volumi resta in Italia, soprattutto a livello regionale e laziale, ma grazie a piccoli importatori si sono aperti dei canali di vendita in Asia, soprattutto Giappone e Cina. Da ricordare anche Tommasone Cosmetics, progetto avviato nel 2019 da Lucia con la sorella Barbara. Si tratta di una linea di prodotti di bellezza e cura della pelle del viso, realizzata dopo una serie di studi scientifici, con uva biologica certificata e packaging ecosostenibile. Sul sito aziendale, nella sezione Shop, è possibile acquistare sia i vini che i prodotti cosmetici.

Foto di apertura: Lucia Monti è l’unica produttrice donna ischitana

Lucia Monti e Giuseppe Andreoli

Le tipiche parracine di Ischia

I cosmetici Tommasone

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© Riproduzione riservata - 20/06/2021

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