In Italia In Italia Jessica Bordoni

La eno-gioventù: Eleonora Bianchi e Terre d’Aenòr, c’è del nuovo in Franciacorta

La eno-gioventù: Eleonora Bianchi e Terre d’Aenòr, c’è del nuovo in Franciacorta

L’imprenditrice bresciana guida l’azienda di famiglia fondata nel 2018. Solo uve di proprietà da 46 ettari ed un approccio fermamente biologico (sin dalla prima bottiglia). Una visione dinamica e audace per una collezione di bottiglie promettenti.

Classe 1995, una laurea a pieni voti in Giurisprudenza nel 2020 e una carriera forense sul principio di cominciare. Ma poi, come spesso capita nella vita, un bivio e una decisione da prendere affidandosi al destino. Per la bresciana Eleonora Bianchi è stata quella di mettersi alla guida (oggi è ceo e sales marketing director) della azienda di famiglia che nel frattempo i suoi genitori stavano avviando: Terre d’Aenòr. Un progetto enologico di ampio respiro, che oggi include 46 ettari di vigneti tutti di proprietà dislocati in sette dei 19 comuni della Franciacorta, assicurando un mosaico di terreni e terroir che pochi possono vantare in zona.

Visione biologica unitaria, gestione parcellare

«Le vigne sono articolate in 33 appezzamenti distinti», spiega la giovane produttrice. «Si tratta di una scelta ponderata, che ci permette di dedicare a ciascuna pianta un’attenzione su misura, valorizzando al meglio le specificità pedoclimatiche di ciascun’area per garantire la crescita ottimale delle viti». Ma la differenza è evidente anche nelle operazioni di cantina. «Ogni appezzamento è vinificato separatamente prima di procedere con gli assemblaggi. In questo modo riusciamo a preservare le caratteristiche uniche di ciascun terreno, creando un vino dotato di una buona complessità e personalità che lo rendono riconoscibile nel tempo».
Nata ufficialmente nel 2018 seguendo già i canoni del biologico, Terre d’Aenòr ha abbracciato sin da subito l’impegno nei confronti della sostenibilità e della biodiversità, intendendolo come uno stile di vita e di gestione dell’attività quotidiana.

Dall’avvocatura al progetto vinicolo di famiglia

Intraprendente, combattiva, determinata. Eleonora Bianchi ci racconta che rivoluzionare la sua vita, mettendosi letteralmente in campo, non è stato facile, al contrario. «Ho sempre sognato di diventare avvocato. Nell’aprile 2020 mi sono laureata all’Università degli Studi di Brescia e avevo già pronta una lista di alcuni grandi studi milanesi dove avrei mandato il curriculum. Mio padre, imprenditore del settore oleodinamico, dal 2003 aveva cominciato a investire nell’acquisto di vigneti in Franciacorta e, per molti anni, ha continuato a vendere l’uva. Proprio verso la fine del mio percorso di laurea è maturato il sogno di famiglia: realizzare una nostra Cantina in Franciacorta.  E io sono stata progressivamente ma inesorabilmente conquistata da questo progetto. Giorno dopo giorno, l’immagine di me all’interno dell’azienda vinicola si è radicata, lasciando in secondo piano quella di me dentro un’aula del Tribunale…».
In principio Eleonora pensa di poter gestire entrambe le attività e inizia la pratica forense part-time, trascorrendo metà giornata in uno studio legale e il resto con il team marketing con cui studia l’impostazione della nuova Cantina – incluso il naming del brand Terre d’Aenòr, che deriva dalla radice germanica del nome Eleonora, Aenòr. Immergersi contemporaneamente in entrambi i contesti la aiuta a fare chiarezza, a capire qual è il posto in cui vuole stare, la professione da ricoprire.
«Il profondo senso di appartenenza verso le terre franciacortine e la condivisione familiare di un’impresa hanno avuto la meglio. Così come il desiderio di creare qualcosa di tangibile e profondamente mio. Qualcosa che potesse incarnare l’essenza stessa del mio territorio, con una particolare attenzione derivante da una produzione interamente biologica; e qualcosa che potesse coniugare a 360 gradi le mie svariate passioni, a cominciare dall’arte nelle sue diverse forme, dalla pittura alla moda».

Eleonora Bianchi Terre d’Aenòr
Sono 46 gli ettari di proprietà gestiti a vigneto da Terre d’Aenòr

Una grafica artistica di grande impatto

La scelta del logo, come la grande attenzione alla grafica e agli aspetti visuali del marchio, evidenziano questa attitudine. «Per noi il packaging è un ponte tra l’arte e il vino», precisa Eleonora. «Volevamo comunicasse unicità, modernità ed eleganza. Il design dei nostri label trae ispirazione dalle correnti artistiche che hanno segnato l’avanguardia e l’arte moderna della metà del Novecento, con un particolare tributo alle vibranti e rivoluzionarie opere dell’artista Dadamaino». In particolare il logo vuole indicare un archetipo della figura femminile, mutuato dall’immagine della Venere del Botticelli. Ma simboleggia anche i tre fondatori, Eleonora e i suoi genitori, le tre ogive verticali che danno forma alla silhouette; mentre i tre cerchi concentrici che formano la base richiamano i filari, la terra, le fondamenta di tutto il progetto.

Interventi mirati in vigna e solforosa ridotta al minimo in cantina

Il parco vigne, certosinamente selezionate e poi acquistate dal padre di Eleonora a partire dai primi anni Duemila, include impianti più vecchi e altri più recenti. La conversione al biologico è iniziata già nel 2014, quando ancora il perimetro dell’attività era quello del conferimento delle uve, e si è conclusa nel 2017.
«Siamo orgogliosi di poter dire che già le prime bottiglie di Terre d’Aenòr uscite sul mercato con la vendemmia 2018, erano certificate bio. Per continuare e incrementare questo percorso green abbiamo deciso di affidarci ad un fuoriclasse come Ermes Vianelli, enologo con oltre 40 anni di esperienze sul territorio, con cui condividiamo un approccio poco interventista, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi e con un’aggiunta di solforosa in dosaggi molto bassi, sotto i 55 mg/l contro i 150 ammessi dal disciplinare. Partiamo da uve allo stato ottimale, le trasferiamo dalla terra alla bottiglia con meno interventi possibili e restituiamo un vino con una personalità autentica, figlia unicamente delle peculiari caratteristiche dei nostri terreni. A noi piace chiamarla sensibilità. Quella che anima noi e chi è alla ricerca di un prodotto sano, equilibrato, genuino».

Eleonora Bianchi mostra con orgoglio il packaging del Franciacorta Rosé Extra Brut Millesimato

La panoramica delle bollicine aziendali

Eleonora Bianchi è consapevole di essere una degli ultimi arrivati in un distretto vitivinicolo affermato come la Franciacorta, con una storia di primo piano nel panorama della spumantistica italiana. Ma è anche ambiziosa e intenzionata a tracciare nuove strade, andando oltre lo status quo per offrire «un’interpretazione moderna e innovativa della tradizione franciacortina». Per farlo, ad oggi si avvale di sei etichette, sei diverse espressioni che spaziano dal Brut al Satèn Ricciolina, passando per l’Extra Brut, il Pas Dosé e il Rosé Extra Brut in versione Millesimato, per chiudere con il Demi-sec. La collezione si completa con due vini fermi Curtefranca: Norì, un bianco 100% Chardonnay limpido e armonico, e Spadone, un taglio bordolese di bella struttura.
Ma concentriamoci sulle bollicine, cuore della collezione aziendale. L’overview non può che partire dal Brut, il biglietto da visita di Terre d’Aenor, una cuvée 90% Chardonnay e 10% Pinot noir che resta oltre 22 mesi sui lieviti. Profilo olfattivo aggraziato, giocato su note di fieno, frutta gialla e spezie dolci. In bocca equilibrio e freschezza, con una chiusura che richiama i sentori della panificazione.

Alla prova dei Millesimati, del Satèn e del Demi-Sec

Eleonora ha scelto di giocarsi subito la carta dei millesimi, declinati secondo i diversi dosaggi e tutti con permanenza sui lieviti intorno ai 30 mesi e oggi sul mercato con l’annata 2019. L’Extra Brut Millesimato, 85% Chardonnay e 15% Pinot nero, colpisce per il suo naso deciso e polifonico: dalla scorza d’arancia al mango, dalla cannella al caramello. Il sorso è ricco, seducente e cremoso. Buona prova anche per la versione Rosé Extra Brut Millesimato, che rivela le potenzialità del Pinot nero (80% dell’uvaggio) con una bocca voluminosa, ma sempre agile e dotata di una vibrante freschezza, tratto che ritroviamo in tutte le etichette.
Per i puristi la referenza di riferimento non può che essere il Pas Dosé Millesimato, che gioca su un naso di camomilla, zest di cedro, ma anche arachidi, burro salato e richiami minerali. Bella corrispondenza in bocca, con una piacevole tendenza salina e uno spessore che lascia presagiore la possibilità di una lunga evoluzione. Nel Satèn Ricciolina (qui la sosta sur lies si attesta intorno ai 24 mesi e l’annata di riferimento è la 2020) la delicatezza aromatica si esprime in note floreali e balsamiche, che ritornano al palato con sfumature di fiori bianchi e un tocco gessoso. Chiude il cerchio il Franciacorta Demi-Sec 2018, con la sua dolcezza cremosa che riporta alla crema pasticcera e al lime, senza però mai perdere l’impronta salina che è un altro marchio di fabbrica della Cantina.

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© Riproduzione riservata - 13/06/2024

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