In Russia e Australia l’armata francese avanza

In Russia e Australia l’armata francese avanza

Tra i primi mercati mondiali, dopo aver analizzato nei giorni scorsi le dinamiche 2012 di Usa, Inghilterra, Germania, Canada, Cina e Giappone, mancano ancora all’appello Russia e Australia.

Nei primi nove mesi del 2012 la quota import italiana si attesta su 21,3% e quella francese su 25%, mentre nel 2011 la situazione era ribaltata: 24,5% per il nostro Paese e 22,7% per i cugini d'Oltralpe (fonte: elaborazione su dati Customs Committee of Russia)

RUSSIA: L’ITALIA PERDE IL PRIMATO – La Russia si è rivelata “agrodolce” nel 2012 per il vino italiano. I primi nove mesi evidenziano infatti la perdita della leadership acquisita dal vino nazionale nel biennio 2010-11, a scapito della Francia. A fronte di una grande spinta dell’import complessivo russo (+32%), il prodotto italiano segna infatti un +14,8%, che contrasta col vistoso +45,3% messo a segno in parallelo dalla Francia. Risultato: la quota italiana 2012 scivola al 21,3%, contro il 24,5% dei primi 9 mesi 2011, mentre quella francese sale al 25%, contro il 22,7% del gennaio-settembre 2011. Il terzo fornitore del mercato, la Spagna, va in controtendenza e registra un -9,2%, abbattendo la propria percentuale all’11,3%, dopo il 16,4% del 2011. Gli altri non mostrano fenomeni rilevanti. Va detto, comunque, che grossi nodi burocratici, nei primi mesi dell’anno hanno recato pesanti distorsioni di traffico su questo mercato. Per questo motivo, non è escluso che la chiusura del 2012 e l’anno in corso portino a correzioni dei trend appena citati.

AUSTRALIA “COLONIZZATA” DALLA NUOVA ZELANDA – L’Australia, infine, mostra un tasso espansivo interessante dell’import complessivo (+28,3%). Il mercato è caratterizzato dalla presenza schiacciante della Nuova Zelanda. Con un trend espansivo inferiore alla media (+18,8%), essa mostra tuttavia un appannamento, che la fa scendere al 49,9% dell’import totale, dopo il 53,8% del 2011. L’aggressività del vino francese, manco a dirlo, si evidenzia anche qui, con un vistoso +45,7% e una fetta del 37,6%, in crescita di 4 punti sull’anno precedente. L’Italia conferma il ruolo di terzo fornitore, a grande distanza dai primi due. Essa mostra una crescita del +24,1% e una quota del 6%, entrambe in discesa rispetto a quelle del biennio precedente. Tutti gli altri fornitori seguono a grande distanza, con percentuali assolutamente marginali.

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© Riproduzione riservata - 18/04/2013

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