Il Vermentino dei Colli di Luni ha un grande futuro, ma un presente su cui riflettere

Il Vermentino dei Colli di Luni ha un grande futuro, ma un presente su cui riflettere

Siamo stati a Castelnuovo Magra per la presentazione delle annate debuttanti di Vermentino dei Colli di Luni: vini davvero ottimi ma riconducibili ad almeno tre stili diversi. La nostra selezione di otto etichette.

Vermentino, un nome liquido che contiene i barbagli del mare che lo rende così sapido; un vitigno di moda che corre però i rischi insiti e noti (vedi alla voce Pinot grigio o Chardonnay) del successo varietale e non territoriale. La problematica è emersa anche sabato 25 giugno, all’ombra del castello dei vescovi di Luni nel borgo di Castelnuovo Magra, durante la manifestazione Benvenuto Vermentino, anche nelle parole del presidente del Consorzio dei Colli di Luni, Andrea Marcesini. È necessario smarcarsi (ma non troppo) dal nome di vitigno e puntare sul territorio. La Doc Colli di Luni rappresenta quasi la metà dell’intera produzione ligure, ma tradotto in numeri resta una goccia nel mare, meno di quanto imbottiglia una sola grande azienda vinicola toscana.

Vermentino Colli di Luni
La Torre del Palazzo dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra

In cerca di un’identità, ovvero di uno stile comune

Purtroppo, è più facile a dirsi che a farsi. Innanzitutto, per creare un’identità di territorio, o meglio di denominazione, è necessario che i vini abbiano uno stile comune, con alcuni caratteri fortemente riconoscibili. Dopo 27 assaggi possiamo invece dire che, pur trovandoci di fronte a una qualità media alta o anche altissima, prevale nettamente l’identità aziendale. Non basta riscontrare freschezza e sapidità iodata, note floreali (biancospino, glicine) e agrumate diffuse. Questo approccio, di per sé intrigante, può funzionare finché ci si limita al mercato domestico, di modo che i ristoratori o gli appassionati possano scegliere tra l’uno e l’altro stile.
Non appena desideri varcare i confini locali, per non dire se si cerca visibilità all’estero, è fondamentale puntellare la propria identità territoriale con espressioni forti e riconoscibili, specialmente quando il vitigno è già diffuso in diverse zone di una certa fama, come in questo caso (Gallura e Sardegna in genere, Liguria di Ponente e altre Denominazioni nel Levante, Toscana, persino Corsica e Provenza…). Vi sono casi di regioni vinicole in cui questa identità comune è stata trovata e un appassionato di Londra o di Milano sa quale stile di vino aspettarsi nel calice, come ad esempio Gavi, Soave, San Gimignano, Castelli di Jesi solo per citare alcuni esempi.

La cucina della Lunigiana merita luoghi di pellegrinaggio

In secondo luogo, un grande territorio del vino non può prescindere dall’offerta turistica. Con tutto il rispetto, e l’affetto di chi scrive per questi luoghi del cuore, ristorazione e accoglienza non sono ancora al livello necessario: se togliamo le piacevoli tavole sul mare, che servono un pubblico diverso da quello dei wine-lover, i classici come la Locanda Tamerici, o vecchie glorie come la Locanda dell’Angelo, sui colli, quelli veri appunto, tra vigne e magnifici borghi (oltre a Castelnuovo possiamo citare Fosdinovo, Giucano, il minuscolo ma suggestivo Nicola – già caro al maestro Soldati che ce lo fece scoprire decenni fa) la ristorazione langue.
Persino la leggendaria Armanda, quella delle foglie di lattuga ripiene in brodo che mandarono in visibilio Carlo Petrini, è momentaneamente chiusa. Non importa che si tratti di trattorie, anzi, la cucina della Lunigiana è tanto gustosa e ricca da poter offrire a prezzi accessibili delizie per il palato, perfettamente in sintonia con il vino dei Colli di Luni; ma oggi è davvero difficile trovarle, talvolta sostituite da ristoranti un po’ leccati che possono attirare i locali (ed è comprensibile: le specialità di cui sopra se le gustano in casa) ma poco eccitanti per i “ghiottoni erranti”.

Sognando alberghi diffusi e resort da sogno

Anche relativamente all’accoglienza questo verdeggiante e panoramico territorio può fare di più. Alcuni alberghi e agriturismi si trovano in pianura e non sfruttano il potenziale panoramico del territorio, poco si trova appunto nei borghi medievali che sono e resteranno il patrimonio storico e unico della zona. Certo, sono meno accessibili specialmente per chi sogna la giornata al mare, ma per chi si reca sui Colli di Luni (o almeno dovrebbe farlo) per il vino, forse non vi è nulla di più suggestivo di un albergo diffuso in una rocca antica o – in alternativa di fascia lusso – di un resort con piscina panoramica sulla foce del Magra guardando Ameglia, il promontorio di Montemarcello e immaginando l’infinito al di là di quello…
Inoltre, per sviluppare l’enoturismo è fondamentale che almeno un congruo numero di Cantine (oggi ne contiamo due o tre) possano offrire esperienze interessanti per i visitatori, dalla degustazione in vigna o in locali suggestivi, possibilmente – lo ribadiamo – in vigna, ad altre iniziative che possono variare dalla cultura (musica, letteratura, cinema) allo sport (trekking, meditazione, yoga…). Insomma, curare e promuovere l’accoglienza turistica con un’offerta adeguata e magari con altri incentivi per chi – diversamente da noi – non si muove solo per il vino, sarà fondamentale, perché, e lo diciamo sempre con infinito affetto, la Lunigiana non sono le Cinque Terre, che beneficiano di milioni di passanti che cascano nelle vigne anche non volendo.

Comunicare l’eccellenza

Terzo e ultimo punto: la comunicazione e il marketing. Se si desidera elevare il percepito di una Denominazione, assolti i punti uno (stile) e due (offerta turistica), è necessario investire risorse per confezionarsi un bell’abito e mostrarlo a chi ci interessa conquistare. Un vino d’eccellenza, quale giustamente ambisce ad essere il Vermentino dei Colli di Luni, si merita cura nel materiale informativo (digitale, con sito curato e aggiornato, e un uso contemporaneo dei social network), deve affidarsi a professionisti della comunicazione per coinvolgere la stampa, dovrebbe organizzare eventi di degustazione curati, in luoghi suggestivi. A tal proposito, ringraziamo il sindaco Daniele Montebello – davvero gentile e collaborativo – per averci invitato a questa edizione di Benvenuto Vermentino, ma diversi aspetti dell’evento-degustazione non erano all’altezza della qualità nei calici. Sono dettagli, ma fanno la differenza tra il buono e l’eccellente.

Ci siamo permessi qualche riflessione che vale anche per altre regioni viticole emergenti italiane,  non ce ne vogliano i sempre più bravi produttori di Luni. Le abbiamo scritte con l’affetto sincero di chi spera un luminoso futuro per la Denominazione che potrà tradursi in valori sempre maggiori a beneficio di tutti, anche perché la strada della quantità non paga più, tanto meno in un piccolo ma prezioso territorio come questo.

Due Vermentini dal colore molto diverso tra loro

La degustazione e la nostra selezione di Vermentino dei Colli di Luni

Veniamo ai vini assaggiati, ovvero quelli che potete trovare in vendita ora, generalmente del 2021 con alcune uscite del 2020 o del 2019. Dei 27 assaggi segnaliamo 8 calici che hanno meritato un punteggio dal 94/100 in su, vini equilibrati, identitari, di grande piacevolezza.

Cantine Bondonor – Lunaris 2021

Intrigante attacco d’incenso, seguito da uva spina e nota balsamica, con erbe aromatiche (rosmarino, salvia). Bello il palato: sapido, fresco e balsamico, snello con persistenza.

Francesca Pascale – I Pilastri 2021

Nota di apertura semplice e diretta (mela rossa croccante) seguita da delizioso incedere minerale (cera d’api), brezza marina, balsamico (finocchietto), mentolato, agrumato e floreale (glicine). Anche in bocca è fresco, minerale, sapido, persistente con retrogusto di mela, agrume, pesca.

La Pietra del FocolareVilla Linda 2020

Di spiccata personalità sin dal profumo: balsamico, con tocco d’incenso, agrumato con nota di fresca. Al palato è di buona sostanza, sapido, persistente, fresco con ritorno mela rossa e agrume.

Terenzuola – Fosso di Corsano 2021

Davvero intrigante al naso, con tocco di eucalipto, intensità di erbe aromatiche, tipica mela succosa. Ottimo l’assaggio, morbido e fresco, agrumato con seria concentrazione e notevole persistenza.

Maneterra 2021

Rispetto alla media, di colore paglierino più o meno tendente al verde o al limone giallo, ci troviamo di fronte a un dorato brillante. Il profumo è delicato, fresco con note di mela e iodio. Al palato ha struttura, equilibrio tra acidità e concentrazione del frutto che si esprime con mela e agrumi. Mirabile espressione tra brezze marine e struttura di sostanza.

Linero – del Generale Vermentino Superiore 2021

Tiolico, con note agrumate e di limone maturo, ma senza perdersi nel modello Sauvignon blanc, cui si aggiungono frutto tropicale, melone, e tocco di zenzero. Bel palato, di giusta concentrazione, freschezza, mineralità e persistenza. Tipico e sostanziale.

Lambruschi – Il Maggiore Vermentino Superiore 2021

Un altro esempio di bianco che non teme il colore, infatti è decisamente dorato. Palette di profumi esemplare che si concerta tra il mandarino, l’uva spina e la pietra focaia. Cremoso e saporito, con il sostegno di una bella freschezza sapida, denso e persistente.

Rubiano – Apianis (vino da tavola)

Naso straordinario che spazia dal frutto a polpa bianca (pesca), la mandorla matura, erbe aromatiche e tocco fumé. Al palato è un binomio perfetto tra freschezza e mineralità iodata, con concentrazione di frutto e persistenza.

Foto di apertura: vigna di Vermentino ai piedi di Castelnuovo Magra

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© Riproduzione riservata - 28/06/2022

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