I canguri di Chapoutier: eccellenti espressioni di Rodano a testa in giù

I canguri di Chapoutier: eccellenti espressioni di Rodano a testa in giù

Abbiamo assaggiato i vini che Chapoutier, la celebre famiglia di produttori francesi, realizza in Australia, utilizzando il “loro” Syrah – laggiù chiamato Shiraz – e non solo. Su terre rosse antiche, ricche di minerali e popolate dalla fauna locale, si cerca di capire cosa accadrebbe in patria col riscaldamento climatico.

Non sorprende che la famiglia Chapoutier abbia deciso, nell’ormai lontano 1997, di atterrare in Australia e piantarvi delle vigne. Sono molti i produttori del Vecchio mondo che hanno cercato di ampliare i propri orizzonti in quello nuovo, dagli Usa all’Argentina, dalla Nuova Zelanda all’Australia, appunto. Colpiscono, invece, l’obiettivo e il risultato raggiunti sinora dal Domaine Tournon. Lo scopo della famiglia era quello di creare un laboratorio “a testa in giù” per capire cosa sarebbe accaduto in Francia con la drammatizzazione del riscaldamento climatico. Dopodiché, vinificazioni più audaci e microclimi particolari hanno contribuito alla realizzazione di vini speciali, decisamente diversi dagli originali francesi. Il carattere è intensamente australiano ma il tocco francese, nel senso dell’espressione minerale e meno baldanzosa rispetto allo standard locale.

Barriere di difesa da canguri e altri animali

Tra le decisioni tecniche che hanno influenzato lo stile dei vini, certamente vi è quella di utilizzare poco legno e più cemento per gli affinamenti.  Per quanto riguarda i suoli, stiamo parlando di alcuni tra i più vecchi al mondo, quelli di Heathcote e Pyrenees, terroir dell’era cambriana, a 3-400 metri d’altitudine, punteggiati d’eucalipto. «Una curiosità di queste vigne», spiega Paolo Michaut, responsabile dell’area mediterranea per la Maison, «sono le barriere molto alte allestite per difendere dagli attacchi dei canguri che saltano fino a 2,5 metri. Un altro problema è dato dagli uccelli kakatoes dai quali ci si difende con reti».


Le etichette in degustazione hanno evidenziato il loro carattere australiano ma anche il tocco minerale francese, meno baldanzoso di quello locale

I nostri assaggi

Chardonnay Pyrenees Landsborough Vineyard 2018

Riportiamo alcuni degli assaggi più convincenti e cominciamo dallo Chardonnay Pyrenees Landsborough Vineyard 2018 che nasce su quarzo, suoli bianchi dove è necessaria l’irrigazione e dove la Maison usa acqua riciclata derivante da ciclo autonomo. Solamente 5.000 bottiglie, fermentazione con lieviti indigeni in barrique (20% nuove), malolattica svolta e 14% vol. Al naso è intenso con frutto tropicale, mela rossa, nota balsamica e tocco vanigliato. Ha notevole concentrazione, polpa, larghezza e frutto, nota finale leggermente verde, molto balsamica con buona freschezza e sapidità.


Shiraz Pyrenees Shay’s Flat Vineyard 2014

Molto interessante lo Shiraz Pyrenees Shay’s Flat 2014, diraspato al 90% per conservare freschezza, 14,5% vol., da terreni argillosi che danno ricchezza di frutto. Quattro settimane di macerazione, 50% cemento e 50% barrique (20% nuove) e demi-muids da 600 litri. L’espressione del frutto è più scura con mora, cioccolato, eucalipto liquirizia, senza rinunciare al tipico tocco di fragola matura. In bocca esprime ricchezza, finale di liquirizia, e molto calore.


Grenache Pyrenees Landsborough Vineyard 2015

Proseguiamo con il Grenache Pyrenees Landsborough Vineyard 2015. Tutto diraspato, con 3 settimane di macerazione, senza affinamenti in legno (secondo lo stile dello Châteauneuf-du-Pape di casa, a parte una versione, Pio VI). Profumo di confettura di fragola, con tocco scuro di mirtillo, rotondità e dolcezza al palato, con retrogusto di ciliegia sotto spirito. Ha molto calore, larghezza e profondità, molto corpo e finale leggermente amaro.


GST Pyrenees Landsborough Vineyard 2015

Eccellente, sempre da Pyrenees Landsborough Vineyard il GST 2015, che al posto del Mourvedre (la vulgata anglofona cataloga come GSM i blend Grenache, Shiraz, Mourvedre) vede co-protagonista il Touriga nacional, varietà nota per le sue performance nella valle del Douro in Portogallo. Proporzioni: 60% Grenache, 20% Shiraz e 20% Touriga. Diraspato, con 5 settimane di macerazione (solo 4, però, per il Touriga che fatica a polimerizzare). Quindi, il Grenache sta 12 mesi in cemento, mentre Touriga e Shiraz 12 mesi in barrique e 20% nuovo. È molto balsamico, con frutti rossi e neri, precisione e ampiezza. In bocca il tocco è tostato, intrigante. All’ingresso morbido con tannino setoso, elegante, profondo e minerale.


Laughton & Chapoutier, Shiraz La Pléïade Heathcote 2010

Ricordiamo infine un assaggio molto particolare: dalla joint-venture Laughton & Chapoutier nel terroir di Heathcote nasce il Shiraz La Pléïade annata 2010: 15% vol., uve diraspate, vinificazione in cemento con lieviti indigeni, 5 settimane di macerazione. Per i nerd del vino, come noi, segnaliamo anche il valore di pH 3,47: «Un potere acido che limita l’uso della SO2», spiega Michaut. L’affinamento avviene in barrique di rovere francese per 18 mesi, 20% nuovo, senza chiarifiche né filtrazioni. Nasce da viti a piede franco. È molto intenso, comprese le note di eucalipto, ricco di mora, composta di fragola, tabacco. Al palato è estremamente morbido, largo, corposo, caldo con buona freschezza e notevole persistenza, potente ed elegante, con finale minerale ed ematico.

Foto di apertura: la famiglia Chapoutier ha ampliato i propri orizzonti nel 1997 fondando Domaine Tournon nello Stato di Victoria (Australia)

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© Riproduzione riservata - 21/06/2021

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