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Fonterutoli festeggia i 40 anni del Concerto

Fonterutoli festeggia i 40 anni del Concerto

Prodotto a partire dal 1981, questo intenso blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon fu tra i primi dieci SuperTuscan. Una verticale ne ripercorre la storia, l’equilibrio “sinfonico” e il grandioso potere evolutivo.

Mazzei, Vespucci, Machiavelli, i cognomi sono accostati in un faldone del Cinquecento denominato “processi” e conservato al Castello di Fonterutoli. Ad aprire il suo studio, che fu prima del padre Cavaliere, è Filippo Mazzei, insieme al fratello Francesco oggi alla guida dell’azienda di famiglia. L’occasione, nel borgo di Castellina in Chianti che sormonta la Cantina, è stata il 40° anniversario del Concerto, un “vino da tavola” e uno dei primi dieci vini che hanno dato vita al fenomeno dei SuperTuscan in un decennio per molti non a torto considerato di svolta per la viticoltura Toscana. Siamo nel 1981 e quella prima annata fu un vero e proprio esperimento per la famiglia Mazzei. Ne furono prodotte solo 15 barrique, le prime tra l’altro a Fonterutoli, custodite per 18 mesi nelle cantine storiche.

L’evoluzione del Concerto

Il blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon parve così equilibrato da sembrare un accordo di strumenti sinfonici, tanto che la Marchesa Carla Mazzei senza alcun indugio lo volle chiamare Concerto. Verrà così prodotto fino al 1995. Nel 1994 arriverà in cantina l’enologo Carlo Ferrini e farà di una terribile annata prima calda poi piovosa, un piccolo capolavoro ancora oggi classico.
L’interruzione dell’etichetta non porta all’oblio e con la 2011 la produzione riparte. La maturità dell’azienda è diversa, la consapevolezza in vigna e in cantina sono diverse. Il Concerto non è più una selezione, ma viene da un singolo vigneto piantato per quel vino. Un bellissimo anfiteatro, ripido, un misto di alberese e galestro, piantato appunto a Sangiovese e Cabernet, esposto a sud, sud-ovest. Da principio i due vini tenuti separati venivano invecchiati per 15 mesi il toscano e 16 il francese. Dal 2011 si è passati a 18 mesi sempre di barrique al 70% nuove, e dal 2020 però si è corretto ancora il tiro lasciando sostare il Sangiovese in tonneau e il Cabernet Sauvignon in barrique prima di un finissage in cemento per tre mesi iniziato dall’annata 2019, tra l’altro la migliore delle vendemmie più recenti.

Lo storico studio della famiglia Mazzei con i libri antichi

Le annate dal 2019 al 2013 alla prova del calice

Un po’ l’andamento climatico regolare, vuoi l’età delle vigne, le uve nel 2019 sono state raccolte a partire dal 28 settembre, dando vita così a un’annata classica, con la proverbiale succosa freschezza di questo vino per via dell’altitudine spiccata del vigneto del Concerto a circa 500 metri, ma tannini estremamente eleganti. Anche il 2021 mostra qualità, ma la potenza ha bisogno di affinarsi in bottiglia. Mentre il 2020 emerge con un carattere scuro e solido, con qualche nota terrosa di troppo.
Il millesimo 2016 era stato protagonista in formato Magnum della serata precedente alla degustazione per accogliere la stampa estera invitata a casa di Agnese Mazzei, nel cuore dell’Oltrarno fiorentino. Una cena suggestiva a lume di candela, con servizio in guanti bianchi, ma anche la semplicità di un’accoglienza calorosa e familiare. Un grande vino ancora giovanissimo ma già completo e complesso, preceduto da un 2015 potente, con belle note evolutive di cuoio e tabacco, frutti neri e tanta potenza estrattiva. Il 2013 ha diviso la critica con certa parte ferma sul carattere ossuto dell’annata e del vino e lo scrivente, in buona compagnia, convinto dell’eleganza e freschezza di un vino certo più teso e ossuto appunto che grasso e fruttato.

Fonterutoli concerto
La verticale di Concerto

Indietro nel tempo fino alla vendemmia 1981

Il ritorno del Concerto nel 2011 bisogna ammettere non fu facile. L’annata calda e piovosa insieme ci restituisce oggi una bottiglia sovramatura e ruvida. Da qui in dietro, però, è un susseguirsi di emozioni. Si è già accennato al soprendente 1994.
Il 1990, ottima annata in tutta Europa poteva forse dire qualcosa in più, ma resta un grande classico: selvaggina, cuoio, tabacco, frutta secca, tannini condensati e lunga acidità con finale bordolese di scatola di sigari. Si capisce che Sangiovese e Cabernet Sauvignon dialogano a un livello superiore e il 1986 si trasforma in vino da meditazione tanto è complesso: pot pourri, radice di liquirizia, tocco balsamico di eucalipto, pieno e concentrato in bocca, con peso, lunghezza ed equilibrio. Un vino ancora da bere e da conservare, che non fa solo sfoggio di resistenza. Non viene da dire: senti come si è conservato! Il primo pensiero è per come è grande in sé, indipendentemente dall’annata.
Della durata si può forse commentare con il 1981, senza dubbio evoluto, ma ancora vivo, con tannini risolti, un’acidità che doveva essere molto austera quando uscì, un corpo tutto sommato esile, ma una bella complessità tra nocciolo di ciliegia, caramella al caffè e mineralità argillosa nel finale.

Foto di apertura: il Concerto di Fonterutoli è tornato in produzione nel 2011

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© Riproduzione riservata - 04/12/2023

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