Conosciuto a livello internazionale per aver fondato il movimento di Slow Food, è stato promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Sul vino ha posto l’accento sulla necessità di prendersi cura del proprio territorio e lavorare in armonia gli uni con gli altri, condannando il capolarato e invocando il rispetto e la dignità dei lavoratori
Il 21 maggio ci ha lasciato uno dei personaggi più influenti della cultura gastronomica italiana, e non solo. Stiamo parlando di Carlo Petrini, che è morto a Bra (Cuneo), nella città dov’era nato 76 anni prima. Conosciuto a livello internazionale per aver fondato il movimento di Slow Food, nel 1989 (nato prima come Arcigola), è stato anche il padre, nel 2004, della prima Università di Scienze gastronomiche al mondo a Pollenzo (frazione di Bra), che ha contribuito a dare al cibo e al professionista del cibo una dignità accademica, e di Terra Madre, una rete globale di piccoli produttori agricoli, pescatori, cuochi e scienziati presente in oltre 160 Paesi. Nel 2017 ha fondato, lui ateo, con il vescovo di Verona le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che raccoglie persone di ogni fede o estrazione sociale e promuove principi come la difesa dell’ambiente e la lotta allo spreco, ispirati all’omonima enciclica di Papa Francesco.
Il suo motto:”Buono, pulito e giusto”
Gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto, Carlin (com’era noto ai più) capì per primo che attraverso l’agricoltura, il cibo, la cucina e il vino si può anche fare politica. Il motto “Buono, pulito e giusto” – il titolo di uno dei tanti libri da lui pubblicati e diventato slogan di Slow Food – riassume la sua filosofia, che vede nel cibo un piacere e un diritto di tutti, così come è un diritto che siano retribuiti giustamente coloro che lo producono lavorando la terra. Ma nel suo pensiero, riassunto in queste poche parole, è insito anche il tema della sostenibilità ambientale, della lotta al consumismo e allo spopolamento dei territori agricoli, della fiducia nei giovani e nelle loro capacità rivoluzionarie.
Le parole sul mondo del vino
Anche sul vino Petrini ha espresso a più riprese il suo pensiero su tematiche d’attualità. Per esempio sull’enoturismo, esortando i produttori a prendersi cura del proprio territorio e a lavorare in armonia gli uni con gli altri perseguendo una visione comune. O come la condanna del caporalato, invocando la dignità e il rispetto che meritano tutti i lavoratori della filiera.
Il pensiero critico e criticato
Da personaggio di primo piano qual era, Petrini ha ricevuto negli anni anche a diverse critiche sul suo pensiero e operato. Alcuni lo hanno accusato di posizioni contrarie al progresso tecnico e scientifico (come la sua avversione per gli Ogm), necessario per sfamare la popolazione globale. Il suo modello del “Buono, pulito e giusto” è stato spesso imputato di promuovere un consumo di nicchia (prodotti artigianali e di alta qualità) dai costi elevati, risultando di fatto inaccessibile alle fasce più deboli e le sue posizioni a favore della localizzazione estrema sono state contestate da economisti come irrealistiche su larga scala e inadatte a risolvere i problemi strutturali della produzione e distribuzione alimentare.
Secondo la volontà della famiglia, a cui vanno le condoglianze di Civiltà del bere, l’invito è quello per chiunque volesse ricordare Carlo Petrini di effettuare una donazione alla Fondazione Slow Food Ets, che sarà destinata agli Orti in Africa e alle borse di studio per l’Università di Pollenzo.