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Diversità e longevità del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Diversità e longevità del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Dieci espressioni del bianco protagonista del Rinascimento enologico delle Marche. Capace di esaltare il terroir e di mostrare una straordinaria capacità evolutiva. La degustazione alla 56^ edizione di Vinitaly.

Attore protagonista del Rinascimento enologico delle Marche, il Verdicchio è anche interprete della ricchezza e della diversità territoriale nelle sue sfumature stilistiche e con la sua capacità di evolvere e durare nel tempo.
Non esiste “un” Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma un vino dalle diverse lingue, da Morro d’Alba a Poggio San Marcello fino a Cupramontana, che parla dei suoi luoghi di provenienza – i “castelli” appunto, cioè le piccole centri fortificati medievali che oggi sono i comuni della Vallesina attorno alla storica città di Jesi – e che vuole esprimere sempre più intimamente i suoi terroir.

Verso una nuova classificazione territoriale

Un movimento crescente di produttori ha scelto di percorrere la strada della qualità – un sentiero che passa anche attraverso la riclassificazione in atto nella Denominazione – ed è impegnato nella identificazione e valorizzazione delle sue sfaccettature. Il discorso, ancora agli albori, potrebbe portare a una nuova classificazione del Verdicchio – figlio di un territorio incastrato tra Appennini e Costa Adriatica, secondo un principio di distanza dal mare. Alcuni di questi produttori, assieme allo scrittore ed esperto di vino italiano Ian D’Agata, hanno offerto assaggi di questa policromia espressiva e delle potenzialità prospettiche del bianco marchigiano durante la 56^ edizione di Vinitaly nella masterclass “Castelli di Jesi Verdicchio: Il vino bianco più longevo d’Italia ha terroir distinti e specifici”.

La degustazione

San Michele, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2020Vallerosa Bonci

Espressione della zona più fredda e alta della denominazione, quella di Cupramontana, San Michele di Villarosa Bonci prende il nome dell’omonima contrada. Le uve crescono in una vigna a corpo unico a 400 metri d’altezza, su suoli argilloso-calcarei e in un microclima caratterizzato dalle forti escursioni termiche giorno/notte che regala uve particolarmente adatte anche al Metodo Classico. Vino che non tocca legno, San Michele è un cru dai sentori di pesca, agrumi, anice e mandorla e dal palato dalla vibrante acidità, pulito e armonico.

Balciana, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2020Sartarelli

Storico produttore del territorio, Cantina di Poggio San Marcello (Ancona) è nota per aver saputo reinterpretare il Verdicchio come nessuno aveva mai fatto prima, grazie al Balciana. Il vino è frutto di una vendemmia tardiva e di una parcella specifica su uno scosceso versante collinare a circa 350 metri di altitudine, che affonda le radici in terreni di medio impasto calcareo e che permette lo sviluppo di muffa nobile sulle uve lasciate in surmaturazione. «Balciana è un sigle vineyard, una versione estrema e originale, figlia del terroir, con uve raccolte alla metà di novembre, due mesi dopo il periodo classico di vendemmia, e con un potenziale evolutivo oltre i 15 anni», dice Tommaso Sartarelli, enologo della cantina ed esponente della terza generazione di famiglia.
Il vino affina 10 mesi in acciaio e 12 in bottiglia. Ha un profilo olfattivo complesso di frutta gialla matura, arancia amara, echi tropicali e melliflui, note salmastre, affumicate, speziate ed eteree che ricordano la lacca. In bocca è ampio, rotondo, lunghissimo.

Ambrosia, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2018Vignamato

Vignamato – 5 ettari e poco più di 150 mila bottiglie prodotte – è una piccola azienda famigliare che fa vino da quattro generazioni a San Paolo, nell’area Classica dei Castelli di Jesi.
«La Riserva Ambrosia è una selezione di uve del nostro vigneto più vecchio, impiantato nel 1975 da nostro nonno Amato, a 230 metri sul livello del mare in Contrada Battinebbia», spiega Maurizio Ceci, oggi al timone dell’azienda coi figli Alessandra, Andrea e Francesco e la moglie Serenella. Il vino fa 24 mesi di affinamento sulle fecce in cemento e 12 in bottiglia. Al naso le note di frutta gialla matura e agrume candito sono accompagnate da ricordi di miele, erbe aromatiche e rintocchi minerali. Profondo, equilibrato e persistente.

Vigneto dal Balluccio, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2017Tenuta dell’Ugolino

Oggi produttore Fivi, Tenuta dell’Ugolino è una piccola azienda agricola che produce da 20 anni nei suoi 8 ettari nelle colline di Castelplanio, al centro della zona di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi.
«Il nome richiama la passione del nonno, un dj ante litteram che amava suonare e danzare, e poi divenne l’appellativo affibbiato alla famiglia», spiega il proprietario Andrea Petrini. «La vigna, dedicata all’esclusiva produzione di questo vino, si trova nel comune di Castelplanio in una zona più bassa della media della denominazione (a circa 150 metri, nda) è esposta a sud ovest ma gode di un microclima molto fresco favorito dalla presenza di un vicino corso d’acqua”». La freschezza caratterizza il sorso di questo vino, un cru prodotto in appena 11 mila bottiglie, che ha note di frutta e fiori gialli, richiami di frutta a guscio ed erbe aromatiche.

Ergo Sum, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2017Mirizzi di Montecappone

L’azienda Mirizzi nasce nel 2015, dall’idea di Gianluca Mirizzi, da vent’anni alla guida anche di Montecappone. L’areale è Cupramontana, anche se i sei ettari di proprietà si trovano a Roberto, sulla riva destra del fiume Esino, ad un’altitudine di 300 metri. Il suolo è composto da formazioni marnose arenacee del Miocene, cosiddetto Membro delle arenarie di Borello.
«Il vino Ergo Sum è un cru dall’unica parcella esposta a nord, nella quale produciamo anche un Metodo Classico», spiega Mirizzi. «Il vino ha un lungo affinamento che prevede un anno di sosta in un’anfora di cemento ovoidale, chiamata Nomblot, altri 5 in bottiglia». La nota minerale, gessosa, incornicia l’identità floreale e fruttata del suo respiro. Ricco, ampio, ma anche fresco il sorso (nonostante l’annata calda e secca) con un ritorno retronasale di albicocca matura e una bella lunghezza.

Salmariano, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2017Marotti Campi

Marotti Campi si trova sulla collina di Sant’Amico a Morro d’Alba, uno dei castelli di Jesi più affacciato sulla costa adriatica. La zona è direttamente esposta alle brezze marine, il cui influsso si percepisce nei vini, ma è anche caratterizzata da terreni freschi, con stratificazioni di sabbie e argille. La Riserva Salmariano è la versione più solenne del Verdicchio aziendale: nasce da vigne di 50 anni ed esce dopo 24 mesi dalla vendemmia col 20% della massa che affina in tonneau usati. Al naso svela ricordi iodati e una raffinata parte floreale (ginestra) che accompagna tocchi di spezia dolce. In bocca ha sapidità, grande freschezza ma anche densità e trama tattile. E un finale lungo e salino.

Rincrocca, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2017La Staffa

Il Rincrocca di La Staffa è ottenuto da una selezione di uve Verdicchio provenienti dal vigneto di contrada Castellaretta, poco meno di due ettari impiantati nel 1972 a 450 metri sul livello del mare.
«Ci troviamo a Staffolo, uno dei castelli più legati alla storia del Verdicchio», spiega Riccardo Baldi, che dal 2010 ha preso il posto del padre nella conduzione dell’azienda che produce vino artigianale. «La zona è caratterizzata dalla ricca presenza di calcare attivo e dona una tipica componente salina». Fermentazione spontanea, affinamento in cemento per un anno sulle fecce fini e altri 24 mesi in bottiglia. Svela sentori di fiori di sambuco e frutti bianchi, ma anche una parte resinosa e agrumata, resina e lime. Freschezza e grande sapidità regalano tridimensionalità e pulizia all’assaggio.

Villa Bucci, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2017Villa Bucci

La famiglia Bucci coltiva in regime biologico circa 30 ettari di vigneto ad Ostra Venere, piccola località in provincia di Ancona. Villa Bucci, tenuto a battesimo nel 1983, è l’archetipo del Verdicchio Castelli di Jesi, un vino che ha sondato nuove vette di complessità e per longevità della tipologia scrivendo la storia del territorio. «Ho ricercato la diversità, perché un vino non è solo quello che c’è nella bottiglia ma come riesce a raccontare ciò che rappresenta», ha commentato Ampelio Bucci. «La Valle del Misa ha suoli con caratteristiche peculiari rispetto al resto della denominazione. Grandi concentrazioni di calcare che danno sapidità ai vini».
Il vino è un blend di diverse parcelle, che variano per altitudine ed esposizioni ma tutte con viti di oltre 50 anni, finalizzato a ottenere l’espressione più fine ed equilibrata del territorio. La resa è di soli 60-70 q/ha e l’affinamento si svolge in botti di Slavonia di oltre 80 anni per 14 mesi, poi 1 anno in bottiglia. Il risultato è capace di rapire i sensi con il suo corredo aromatico floreale e spiccatamente minerale, nonché con il suo gusto pieno, avvolgente, sapido e le sue componenti in perfetto equilibrio.

Misco, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2016Tenuta di Tavignano

Sulle colline di Tavignano, Ondine de la Feld Aymerich porta avanti il progetto degli zii Stefano Aymerich di Laconi e Beatrice Lucangeli «che negli anni Settanta hanno scommesso sul Verdicchio quando Chardonnay e Sauvignon stavano monopolizzando gli impianti della zona», dice lei stessa. Misco viene da una vigna di 4 ettari sulle pendici del fiume Musone (detto “Miscus” in epoca romana) nella cui vallata si incuneano le brezze di Bora tra l’Adriatico e gli Appennini. Ha note di frutta matura, ricordi di ananas e scorza di limone candita, mandorla e fiori di acacia e anche rimandi speziati. L’assaggio è pieno, sapido e fresco e compiuto nonostante l’annata fredda e piovosa che ha portato una tardiva maturazione delle uve.

San Paolo, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg 2016Pievalta

Sconfinamento in terra marchigiana della franciacortina Barone Pizzini, che l’ha fondata nel 2002, Pievalta ha sposato il credo biodinamico dal 2005 (la prima della denominazione). La Riserva San Paolo è fatta con le uve del vigneto sul Monte Follonica, nel comune omonimo di Jesi ed è prodotta solo nelle migliori annate. L’espressione 2016 ha ancora la vecchia impronta stilistica che prevedeva solo l’uso di acciaio per fermentazione e affinamento (a partire dall’annata 2019 infatti il vino affina e fermenta parzialmente in legno e in cemento). Un vino vibrante nonostante l’età, con nitidi sentori di polpa bianca e agrumi, gelsomino ed erbe aromatiche. L’assaggio teso, pulitissimo ma anche dotato di materia nonostante l’annata fredda.

Foto di apertura: un momento della degustazione sul Verdicchio organizzata a Vinitaly dallo scrittore Ian D’Agata

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© Riproduzione riservata - 09/05/2024

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